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Gara assurda tra medici e infermieri a chi inserisce la cannula più grossa nelle vene dei pazienti

Una sfida su WhatsApp tra medici e infermieri a chi infilava nelle vene dei pazienti la cannula più grossa, dunque la più dolorosa. Il catetere venoso centrale,che nei messaggini veniva chiamato “cvc”, valeva più di tutti, dieci punti. La cannula più sottile,quella grigia, portava in dote il punteggio minimo. Al termine della gara, serratissima a leggere la chat incriminata -in cui i protagonisti fornivano aggiornamenti in tempo reale – il tabellone finale col riepilogo della competizione e col nome del vincitore. Tutto questo, durante un’intera giornata lavorativa,pare che sia accaduto al Pronto Soccorso dell’ospedale San Bortolo di Vicenza.Pare,è giusto precisarlo, perché i diretti interessati – due medici e sei infermieri – negano che la gara sia andata oltre i messaggini e smentiscono che qualcuno di loro abbia realmente messo in pratica ciò che scriveva nella chat: la tesi difensiva, dunque,è che sarebbe stato tutto uno scherzo.

A leggere certe frasi però, come «i pazienti non sanno a cosa vanno incontro» (con tanto di faccine in lacrime dalle risate), oppure «Lombosciatalgia. Tre vie in succlavia e vittoria a mani basse», può venire anche il dubbio che possa esserci stato pure qualcosa in più.Ma atteniamoci ai fatti. A portare alla luce l’esistenza di questa demenziale chat degli orrori (dal nome “Gli amici di Maria”) sarebbe stato uno dei suoi componenti,forse resosi conto che la cosa stava sfuggendo un tantino di mano: che si trattasse di finzione o di realtà, i limiti dell’etica professionale, e comunque della decenza in senso lato, erano stati ampiamente oltrepassati.

La chat viene vista dal primario, Vincenzo Riboni, che avvisa il direttore generale dell’azienda sanitaria, Giovanni Pavesi.Parte un’inchiesta interna, gli imputati vengono ascoltati e si arriva in tempi rapidi alla sentenza: due sanzioni e sei archiviazioni.Censura scritta per un medico. Rimprovero scritto per un infermiere.Tutti gli altri vengono prosciolti. L’esistenza di una reale gara a chi infilava le cannule più grosse non può essere dimostrata per “insufficienza di prove”. Oltretutto, nel giorno della sfida – è un altro degli esiti dell’indagine interna – non sarebbero state riscontrate anomalie al Pronto Soccorso.

Rimangono in piedi solo, si fa per dire ovviamente -soprattutto considerando la delicatezza del ruolo ricoperto dai protagonisti della vicenda -le accuse di«sviamento dall’attività istituzionale» e dell’«uso improprio del cellulare», da utilizzare soltanto «in caso di emergenze e non come svago, come per lo scambio di messaggi di dubbio gusto lesivo della dignità dei pazienti». Per alcuni, poi, la partecipazione sarebbe stata solamente “esterna”, perché quel giorno non erano in servizio. I vertici dell’ospedale precisano che la salute delle persone non è mai stata a rischio, e che cose del genere non erano mai accadute prima. «È stato solo un gioco e per fortuna tale è rimasto» precisa il direttore generale dell’Ulss 6. Caso chiuso? Per niente. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, vuole portare tutto in procura. «Solo la procura – dice -potrà chiarire fino in fondo i lati oscuri di questa vicenda. Qualora ci fossero responsabilità accertate, le punizioni dovranno essere esemplari. Per me non finisce qui».

Avevano organizzato una ‘gara” sull’uso delle cannule inserite nelle vene dei pazienti. Una gara sulla pelle dei malati che arriva dopo lo scandalo degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria. Ma stavolta siamo a Vicenza, dove i medici avevano stabilito precisi punteggi assegnati per ogni tipo di tubicino insertito nelle vene dei pazienti: da quello più sottile a quello più doloroso.

 L’indagine interna dell’ospedale di Vicenza ha messo sotto accusa alcuni medici e infermieri in servizio al pronto soccorso. “Il Giornale di Vicenza” scrive che l’indagine ha portato a due sanzioni disciplinari e sei “archiviazioni” nei confronti dei medici considerati protagonisti della “gara”. L’idea di questa macabra competizione sarebbe venuta nel corso di una cena.

Le sfide sarebbero andate avanti fino a quando uno dei partecipanti ha deciso di riportare al primario la situazione. Il quale poi ha informato la dirigenza dando vita all’indagine interna.

Una vera e propria gara tra medici ed infermieri per stabilire chi fosse più bravo nell’inserire le cannule di maggiori dimensioni nelle vene dei pazienti, è questo quanto è venuto fuori da un’indagine effettuata a Vicenza che vede appunto coinvolti operatori sanitari del pronto soccorso dell’Ospedale di Vicenza.

Attualmente sarebbe in corso un’indagine interna all’ospedale di Vicenza e sarebbero coinvolti due medici e sei infermieri coinvolti che alla fine sono stati sanzionati disciplinarmente soltanto in due ovvero coloro i quali erano risultati in servizio. Dunque, stando a quanto emerso, la vicenda si sarebbe chiusa con due sanzioni disciplinari e sei archiviazioni, ma il presidente della regione Veneto ha annunciato che intender portare gli atti in Procura e dunque continuare le indagini. Gli operatori sanitari coinvolti in questo scandalo avrebbero dato vita ad una sfida via WhatsApp sulla pelle dei pazienti, ed avrebbero dato vita ad un gruppo “Gli amici di Maria” stabilendo delle regole ben precise.

Secondo quanto deciso dai medici e dagli infermieri in questione, a vincere sarebbe stato colui il quale avrebbe usato un maggior numero di aghi o cannule, più grosse erano e dunque più dolorose, maggiore sarebbe stato il punteggio ottenuto. Era presente anche un apposito tabellone sul quale gli operatori avrebbero dovuto segnare i punti conquistati che poi veniva anche condiviso in chat con tutti i partecipanti.Alla luce di quanto scoperto, il dg Giovanni Pavesi ha aperto procedimenti disciplinari nei confronti dei due medici e dei sei infermieri coinvolti in questa gara. L’inchiesta interna dell’Ulss, con l’avvocato Laura Tedeschi, capo dell’ufficio legale dell’azienda sanitaria vicentina, si conclude con due sanzioni e sei archiviazioni. «Non credo ai miei occhi nel leggere una notizia che è a dir poco inquietante. Vicenda di cui ho appreso stamane dai giornali», ha così dichiarato il Presidente del Veneto Luca Zaia il quale ha annunciato di aver allertato comunque il segretario generale regionale per la sanità con il solo obiettivo di acquisire al più presto tutti gli atti in possesso dell’usl di Vicenza.

«Ho allertato l’avvocato regionale chiedendo che venga inoltrata una mia segnalazione alla procura assieme a tutti gli atti acquisiti. Solo la procura potrà chiarire fino in fondo i lati oscuri di questa vicenda. Qualora ci fossero responsabilità accertate le punizioni dovranno essere esemplari. Per me non finisce qui. In mattinata manderò personalmente il fascicolo in procura. Su una storia come questa, qualora accertata, non ci possono essere se o ma o sconti per nessuno», ha dichiarato ancora Zaia, il Presidente del Veneto. La vicenda è stata anche commentata dal direttore generale Pavesi, il quale ha dichiarato chhe di certo non è il pronto soccorso il luogo per concedersi battutine mentre c’è chi soffre, chi è in ansia e rischia la vita.

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