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Gavettoni alla candeggina, condannato il figlio di Bossi

Un vero e proprio terremoto giudiziario sta colpendo la Lega Nord, il partito di Umberto Bossi. E’ delle ultime ore la notizia che la procura di Milano, in una indagine congiunta con quelle di Napoli e Reggio Calabria, ha iscritto nel registro degli indagati il tesoriere della Lega Nord Francesco Belsito, ex sottosegretario alla Semplificazione amministrativa – e altre due persone Stefano Bonnet e Paolo Scala – con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato e appropriazione indebita. Accuse che, se venissero confermate, potrebbero praticamente decretare la morte del movimento secessionista travestito da partito. Intanto il Senatur ha un’altra gatta da pelare, meno mediaticamente rimbombante ma altrettanto fastidiosa.

Il figlio Roberto (21), infatti, dovrà risarcire un militante di Rifondazione Comunista vittima di un gavettone alla candeggina: lo ha stabilito il giudice di pace di Gavirate che lo ha condannato al pagamento di una pena pecuniaria e al risarcimento dei danni morali e dei danni biologici, oltre alle spese processuali. In tutto, papà Bossi dovrà scucire 1400 euro. I fatti risalgono al marzo 2010, alla vigilia delle elezioni amministrative, quando il giovane comunista a Laveno Mombello Schiesaro assieme ad altri militanti stava attaccando alcuni manifesti negli spazi elettorali tappezzati da cartelloni leghisti. Una Fiat Ulisse si affiancava ai giovani prima insultandoli e poi lanciando verso di loro gavettoni alla candeggina che colpiscono il 47enne di Rifondazione, provocandogli irritazioni al volto.

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