Gentiloni si piega agli scafisti Nessun blocco navale in Libia

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(ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Il blocco navale è «escluso». Sarebbe, spiega Roberta Pinotti, «un atto ostile» nei confronti di Tripoli. Le navi italiane, fermo restando il doveroso diritto all’«autodi- fesa», silimiteranno ad un’attività di «sostegno di natura logistica, tecnica e operativa alle unità libiche». Il ministro della Difesa, insieme al collega Angelino Alfano, ministro degli Esteri, traccia davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato il perimetro della missione nel Golfo della Sirte. «Non ci sarà alcuna ingerenza o lesione della sovranità libica», aggiunge Pi- notti, visto che l’azione italiana sarà modulata in base alle richieste «formulate dalle autorità libiche». Rassicurazioni che forse puntano a tacitare, all’interno della maggioranza, i parlamentari di Mdp, ancora incerti sull’atteggiamento da tenere oggi a Montecitorio e Palazzo Madama, quando le Aule di Camera e Senato saranno chiamate a pronunciarsi sulla missione illustrata ieri dal ministri di Difesa ed Esteri.

Il governo, per bocca della stessa Pinotti, auspica un «ampio sostegno parlamentare» all’operazione militare. La titolare della Difesa, con un occhio ai rapporti di forza nella coalizione di governo, ha fatto il possibile per derubricare la missione. Una prova sta nel fatto che, anche a livello economico, l’impegno «non comporterà alcuna spesa aggiuntiva». Q dispositivo impiegato, infetti, sarà quello attualmente attivo nell’operazione Mare sicuro, da cui erediterà anche le regole di ingaggio, annuncia il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi.

Ieri sulla missione si sono espresse, in modo favorevole, le commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato. Oggi toccherà alle Aule. H voto sarà sulle singole risoluzioni. L’attesa riguarda la possibile convergenza di Forza Italia, che pure presenterà un suo testo, sul documento del Pd. Per tutto il giorno gli stati maggiori dei due partiti sono rimasti in collegamento. A Silvio Berlusconi, sia per continuità con la tradizionale posizione azzurra sulle missioni all’estero, sia per ragioni tattiche (la partita sulla legge elettorale), non dispiace tenere aperto un canale di dialogo con Palazzo Chigi. Così l’iniziale propensione all’astensione si è via via trasformata in una disponibilità a votare a favore, anticipata dal sì in Commissione. Gli ambasciatori forzisti (Valentino Valentini e Mara Carfagna alfe Camera, Paolo Romani e Maurizio Gaspar- ri al Senato) su mandato del Cav hanno tenuto aperte le porte del dialogo con il Pd.

E questo nonostante la resistenza di Renato Brunetta, capogruppo a Montecitorio e capofila dell’ala dura, protagonista di un ruvido scambio di opinioni con Romani. Obiettivo della trattativa: far recepire alla risoluzione pd i punti cari agli azzurri. «Siamo favorevoli all’impiego delle navi, ma ciò deve avvenire in uno spirito di condivisione con l’opposizione, con una verifica sul campo, anche a fine agosto», sull’esito della missione, spiega Gasparri. Punti accettati da Pinotti.
Diversa la strada imboccata dalle altre forze del centrodestra. Per la Lega, la missione in acque libiche è una sorta di «Mare Nostrum 2», per giunta «raffazzonato e confuso». Il Carroccio presenterà una sua risoluzione incentrata sui «respingimenti». Fratelli d’Italia è sulla stessa lunghezza d’onda: «La missione nasce in un clima di confusione e ambiguità». E anche il M5s si opporrà. Intanto il Viminale conferma: a carico delle ong che non hanno firmato il Codice di condotta, «non si prevedono sanzioni in caso di inosservanza». «Non cambierà granché dal punto di vista dei salvataggi in mare», ammette Mario Giro, viceministro degli Esteri.

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