Giornata mondiale del diabete: un italiano su 4 non sa di avere la malattia

Il diabete, una delle cosiddette malattie del benessere, negli ultimi 30 anni è raddoppiato in Italia. Sono infatti 5 milioni gli italiani (l’8% della popolazione) colpiti da questo male, che molto spesso non da dei sintomi precisi, rendendolo irriconoscibile senza i necessari test del caso.

Per queste ragioni, oggi 14 novembre, l’ONU ha organizzato un evento di enorme importanza in fatto di prevenzione: la giornata mondiale del diabete, una serie di incontri fra malati, malati che non sanno di esserlo, medici diabetologi e personalità del settore sanitario, per sensibilizzare gli italiani al problema.
Gli incontri avverranno nelle piazze delle principali città italiane e punteranno in primo luogo ad aiutare le persone in una diagnosi. La giornata mondiale del diabete è stata istituita per la prima volta nel 1991, ma in Italia esiste soltanto dal 2002.

Sembra che circa il 25% dei malati di diabete ignori di esserlo. I test di screening sempre più efficienti consentono una diagnosi meno problematica rispetto al passato e questo ha contribuito all’aumento dei malati di diabete. Nonostante l’efficienza delle moderne tecniche però, il dato che un italiano su 4 ignori la sua condizione è preoccupante.

In occasione di questa giornata verranno eseguiti i test gratuitamente. I cittadini che interverranno potranno fornire un quadro clinico delle loro condizioni di salute, scrivendo nei test abitudini, stili di vita ed eventuali risultati delle analisi più recenti.
Verrà poi eseguito un controllo sul cosiddetto piede diabetico. Tutti i soggetti che verranno considerati a rischio sulla base di questi screening iniziali, saranno condotti ad eseguire le analisi del sangue.

Oggi l’esame del sangue consente con quasi assoluta certezza di diagnosticare il diabete. Sono due i test indicati per riconoscere la malattia: il controllo della glicemia e il test dell’emoglobina glicata.
La glicemia viene di norma controllata a digiuno e non dovrebbe mai superare il valore di 115. Nel caso in cui l’esame riporti un valore compreso fra 100 e 120, saranno necessari test più accurati, come una curva glicemica o il test dell’emoglobina glicata che consente di monitorare attraverso un altro prelievo del sangue l’andamento della glicemia nel sangue per gli ultimi tre mesi.
diabete
Come facilmente intuibile, questo test è più attendibile del semplice esame della glicemia.

Esistono due tipi di diabete: il diabete di primo tipo e quello di secondo tipo. Il diabete di secondo tipo è conseguenza di uno stile di vita errato, dell’abbondanza di zuccheri, carboidrati e di una scarsa attitudine all’attività fisica.
Il dottor Enzo Bonora, presidente del SID, lo definisce “una malattia trasmissibile”, in quanto trasmissibili sono i geni che lo determinano, così come lo stile di vita malato che vi sta alla base.

“Si tratta di un virus che si sta diffondendo lentamente, per il quale esiste un solo vaccino, la conoscenza della malattia.”

Con queste parole il dottor Bonora ha introdotto la giornata mondiale del diabete. Il diabete di secondo tipo colpisce con più frequenza gli over 65 – oltre il 65% dei diabetici ha superato i 65 anni – e più raramente gli under 35.

I sintomi della malattia sono spesso subdoli, perché non danno nell’occhio. Il diabete di secondo tipo fa il suo esordio con minzione frequente e uno stimolo alla sete costante. L’urina può avere un colorito bianco e un forte odore di acetone.
Talvolta si tende a trascurare questi campanelli d’allarme per molto tempo, prima di arrivare ad una diagnosi.

Il discorso è diverso per il diabete di primo tipo, o diabete giovanile. Questa forma di diabete colpisce essenzialmente gli under 35 ed ha una sintomatologia più aggressiva: l’esordio è spesso violento, al punto da richiedere il ricovero ospedaliero. Non ci sono correlazioni con l’alimentazione o l’attività fisica, ma una volta diagnosticato i soggetti colpiti da diabete di primo tipo dovranno iniziare una terapia insulinica e osservare una dieta ferrea.
Anche il diabete di secondo tipo può degenerare e divenire “insulinico.”

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