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Giulio Regeni, catturato dalla polizia pensavano fosse una spia

L’ipotesi che si era fatta strada già dalle prime ore, dopo il ritrovamento del cadavere, sembra essere sempre più la credibile: Giulio Regeni sarebbe stato ucciso da «agenti» di una non meglio identificata sezione di intelligence egiziana perchè creduto una spia. La tesi viene rilanciata dal New York Times: tre funzionari della sicurezza hanno dichiarato al giornale che il giovane italiano sarebbe stato arrestato da agenti di una non precisata agenzia di intelligence. L’ammissione, sebbene in forma anonima, è la prima che proviene da fonti interne al regime e sembra confermare anche la versione comunicata nei giorni scorsi da un «supertestimone» agli investigatori italiani. Tutte le autorità egiziane, a cominciare dal ministro dell’Interno, hanno negato finora con forza che il ricercatore possa essere stato preso in custodia da agenti di una qualche agenzia di polizia o dei servizi segreti. Non solo.

Il ministro degli Esteri egiziano Samh Shoukry ha tenuto a sottolineare che nei colloqui con Roma «non viene sollevata una simile illazione o accusa», in riferimento ad un coinvolgimento di forze di sicurezza egiziane nella morte di Regeni. Il ministro poi ha lanciato un avvertimento: l’Egitto ha un numero «molto alto» di «emigrati in Italia» che, da vittime, «affrontano quotidianamente un’attività criminale». Se si facessero illazioni sul fatto che «quell’attività criminale è in qualche modo connessa al govenro italiano sarebbe molto difficile condurre relazioni internazionali».
Intanto, però, le stesse autorità governative sembrano creare ostacoli alla dichiarata disponibilità a collaborare e a fare chiarezza, come è stato richiesto in modo ufficiale dal governo italiano, dal premier in primis.

La procura di Giza che indaga sulla morte di Regeni ha bloccato la diffusione dei risultati dell’autopsia eseguita dai medici egiziani sul corpo del ricercatore friulano. Lo ha riferito il sito del quotidiano al-Masry al-Youm. Secondo il giornale, i pm che hanno ricevuto il rapporto sull’autopsia hanno deciso di non rendere pubblici i risultati per garantire la riservatezza delle indagini sulla morte di Regeni. Dall’autopsia eseguita in Italia, ricordiamo, è emerso che il giovane ricercatore ha subito molte fratture, oltre a quella fatale di una vertebra cervicale, e torture.
Per tornare alle indagini, nuovi elementi si aggiungono alla testimonianza del superteste, che ha detto di aver visto poliziotti in borghese fermare Regeni, portandolo via con loro, e di aver riconosciuto uno di loro, poiché giorni prima aveva chiesto i documenti ad alcuni inquilini del palazzo di Dokki dove il ragazzo abitava.

Diversi testimoni, infatti, sostengono che il 25 gennaio, alle sette di sera, due poliziotti in borghese perquisivano i passanti nella strada che Giulio percorreva per raggiungere la metropolitana Behooth. Un testimone in particolare avrebbe visto gli agenti fermare Giulio e controllare documenti e borsa, poi l’hanno portato via. Il testimone ha aggiunto che uno degli agenti era stato già nel quartiere altre volte, e aveva chiesto informazioni su Regeni. Le tre fonti dell’intelligence contattate separatamente dal quotidiano Usa hanno affermato che Giulio era stato portato via perché era stato impertinente con gli agenti. «Era stato maleducato e si era comportato come un duro», ha tentato di spiegare una delle fonti anonime.

Tutti e tre hanno aggiunto, in interviste separate, che il ricercatore aveva attirato su di sé sospetti perché sul suo telefono c’erano contatti di persone legate alla Fratellanza Musulmana e al Movimento di sinistra 6 Aprile. «Hanno pensato che fosse una spia», ha detto uno dei funzionari. «Dopotutto, chi viene in Egitto a studiare i movimenti sindacali?».
Reazioni politiche in Italia. Dopo le ultime rivelazioni il Movimento Cinque Stelle chiede la rottura diplomatica con l’Egitto. Lara Comi, europarlamentare di Forza Italia, chiede che il governo italiano acceleri «la sua moral suasion sul governo egiziano».

LA MORTE Giulio Regeni, 28 anni, dottorando dell’Università di Cambridge, era scomparso il 25 gennaio al Cairo, dove lavorava alla sia tesi, poco prima di incontrarsi con un amico ed è stato trovato morto a lato di una strada nella periferia della città il 3 febbraio, con segni di tortura sul corpo e di un violento colpo sulla testa che lo ha ucciso.
DOTTORATO Per via del suo dottorato, Regeni aveva contatti con i sindacati egiziani – che tra le altre cose ebbero un ruolo importante nella rivoluzione del 2011 che portò alla destituzione dell’allora presidente egiziano Hosni Mubarak – e con attivisti anti-governativi.
L’ARRESTO Un testimone avrebbe visto gli agenti fermare Giulio: uno di loro ha controllato la sua borsa, l’altro il passaporto, poi l’hanno portato via. Gli agenti erano stato già nel quartiere altre volte, e avevano chiesto informazioni su Regeni.

Dopo le rivelazioni del Nyt il Movimento 5 Stelle è insorto: il portavoce Manlio Di Stefano ha chiesto un Commissione d’inchiesta Onu per accertare fatti e responsabili, intimando al governo di interrompere immediatamente ogni relazione diplomatica con l’Egitto. Mentre Alessandro Di Battista ha definito «vergognoso che notizie su Regeni ci arrivino da media stranieri. Italia da zerbino europeo a tappeto arabo», ha twittato. Al Cairo intanto il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry ha sottolineato che nei colloqui con Roma «non viene sollevata una simile illazione o accusa», ovvero il coinvolgimento di forze di sicurezza egiziane nella morte di Regeni.

Il ministro poi ha avvertito: l’Egitto ha un numero «molto alto» di «emigrati in Italia» che, da vittime, «affrontano quotidianamente un’attività criminale». «Se facessi illazioni che quell’attività criminale è in qualche modo connessa al governo italiano, sarebbe molto difficile condurre relazioni internazionali». Proseguono infine le indagini. La perizia medico-legale egiziana sulla morte di Regeni è stata consegnata alla Procura di Giza, che ha deciso di non renderla pubblica, almeno per il momento, a causa del carattere di «segretezza delle indagini sul caso». Eppure in serata sono arrivate le indiscrezioni della Reuters, che cita una fonte medico-legale non essendo in possesso del documento. In Italia, il pm Sergio Colaiocco, titolare dell’inchiesta, ha ascoltato la sorella di Giulio, Irene, e un’amica, entrambe nella qualità di persone informate sui fatti. Il Ros e lo Sco avrebbero inoltre acquisito materiale informatico.

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