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Gli aborti in Italia diminuiscono del 5%. Ma si può parlare di vittoria?

Aborto: tema scottante e che da anni divide la popolazione. Secondo qualcuno, un crimine paragonabile ad un omicidio, secondo altri non si può reputare tale in quanto ad essere interrotta non è una “vita” già formata e in stato d’essere.
Filosofia, etica, religione e scienza: sono questi i fronti sui quali si muove la battaglia. A determinare chi ha la meglio potrebbe però essere la statistica.

E i dati statistici relativi all’aborto nel 2014 indicano che c’è stata una riduzione delle gravidanze interrotte del 5%: 97.535 aborti, circa 5000 in meno rispetto ai 102.760 del 2013.
Si tratta di una piccola vittoria per gli “anti aborto”, che per la prima volta vedono scendere il tasso di mortalità prenatale determinato dai genitori sotto le 100.000 unità.

Se mettiamo a confronto il 2013 e il 2014 la differenza appare minima, ma così non è se proviamo a contestualizzare questi numeri con gli anni passati.
Nel 1982, l’anno che ha fatto registrare il picco delle interruzioni di gravidanza, il numero di aborti è stato di 234.801, sostanzialmente più del doppio.

I dati sono attendibili ed ufficiali, in quanto provengono dal Ministero della salute. Nello specifico emerge che nel 2014, nella fascia fra 15 e 49 anni, hanno abortito circa 7,2 donne ogni 1000. Nel 1982 erano state 17,2.

Fra le donne sotto i 18 anni, il tasso di aborto è del 4,1 ogni 1000 gravidanze. Si tratta per l’esattezza di 3.339 gravidanze interrotte nell’ultimo anno solare, che in percentuale equivale a dire il 3,2% degli aborti delle donne di tutte le età.
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Resta invece costante la percentuale di aborti ripetuti. La percentuale di donne che ripetono l’esperienza è del 26,8%. Un dato abbastanza allarmante se si pensa che l’aborto, in teoria, dovrebbe essere comunque un’estrema soluzione ad una gravidanza indesiderata. Se il numero di gravidanze indesiderate si ripete, evidentemente siamo davanti ad un pessimo utilizzo dei contraccettivi, che oggi garantiscono una sicurezza quasi totale in un rapporto completo.

Ad incrementare la percentuale di aborti delle donne in Italia sono però le immigrate: il 34% degli aborti è richiesto da donne straniere che vivono in Italia. Anche in questo caso, si tratta di un dato che spinge a riflettere.

L’Italia tuttavia si colloca fra le prime posizioni in Europa fra i paesi dove l’aborto è meno frequente. Percentuali minori sono state riportate solamente in Svizzera e in Germania.

Dati statistici interessanti arrivano anche sulle modalità dell’aborto: nel 2014 è aumentato l’aborto farmacologico, con l’utilizzo della pillola Ru486 rispetto all’intervento chirurgico.

Questi numeri vanno però analizzati anche nel contesto delle nascite: nel 1982 c’è stato un numero maggiore di aborti, ma i nuovi nati sono stati 617.000. Nel 2014 il numero di aborti è sensibilmente diminuito, a fronte però di 500.000 gravidanze portate a termine.

Sicuramente il trend mostra una maggior responsabilità nell’utilizzo dei contraccettivi, il metodo più efficace per abbassare il numero di aborto, ma purtroppo l’interruzione forzata della gravidanza da parte dei genitori resta la maggior causa di morte prenatale.

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