Grasso nega il voto segreto alle opposizioni, primo sì alle unioni civili

Il lodo Renzi – mettiamo in salvo le unioni civili e abbandoniamo alloro destino le adozioni – traballa. Ieri sera, anzi, sembrava archiviato. E questo nonostante il primo voto sul ddl Cirinnà sia andato più che bene. Con il decisivo aiuto del presidente del Senato, Piero Grasso, è stata bocciata, con 195 “no” e 101 “sì”, la richiesta di Gateano Quagliariello e di Roberto Calderoli di non passare ai voti. Contro si è espresso anche il M5S, a favore Ncd. Eppure la strada è in salita. Perché al momento salta la libertà di coscienza concessa ai cattolici su tre emendamenti (anche se la richiesta era di nove). A far fallire quella che sembrava essere la quadratura del cerchio, una soluzione pragmatica sollecitata da Palazzo Chigi per salvare l’esito finale del provvedimento, sacrificando la versione più hard della stepchild adoption, è la guerra dei “canguri”.

La strada indicata dal premier, infatti, è possibile, spiegavano ieri sera nel Pd, a una condizione: che la Lega ritiri gran parte degli emendamenti ancora rimasti. Sono circa 500, ma tra questi ci sono 86 “canguri”. Basta ne passi solo uno e salterebbe l’intera legge. Un rischio, si dice nel Pd, troppo alto da correre. Perciò non resta che rispondere con l’arma op- posta:l’emendamento “canguro” presentato dal renziano Andrea Marcucci, la cui approvazione li farebbe decadere tutti.

Il problema è che, per come si sono messe le cose sia nel Pd, sia nel M5S, dove i dubbi sulla stepchild adoption sono crescenti, quello che doveva essere uno strumento per salvare la legge, rischia di trasformarsi in un boomerang. E di far naufragare la legge. L’approvazione della bomba Marcucci, infatti, spazzerebbe anche gli emendamenti presentati da cattolici, ma anche da laici, sull’articolo 5 e su cui proprio ieri mattina il gruppo del Senato, in una riunione molto tesa, ha concesso libertà di coscienza. A quel punto, è la domanda che ci si fa nel Pd, siamo sicuri che tutti i senatori dem voterebbero l’emendamento cancella tutto, auto-imbavagliandosi? E siamo sicuri che il M5S lo voterebbe?La risposta è scontata: niente affatto. Anche perché potrebbe essere votato a scrutinio segreto, rendendo la situazione ancora più incerta.

Nel primo pomeriggio, poi, il quadro sembrava essere persino più fosco. Non si era certi, infatti, nemmeno della sorte a cui sarebbe andati incontro gli emendamenti Pd suggeriti dal Quirinale per evitare possibili rilievi di costituzionalità (quelli che evitano l’equiparazione tra unioni e matrimonio), nel caso si fosse premuto il grilletto sull’“arma” Marcucci. «Bisogna capire bene gli effetti, l’estensione della distruzione», spiegava un preoccupato Luciano Pizzetti, Pd, sottosegretario alle Riforme.

Gli uffici legislativi hanno poi fatto sapere che le modifiche ispirate dal Colle, e presentate dal senatore dem Giuseppe Lumia, sarebbero sopravvissute. Resta, però, il nodo dell’articolo 5, quello sulle adozioni, a quel punto non più modificabile. Se non alla Camera. Ma così il testo dovrebbe ritornare al Senato, cosa che il premier vuole evitare. La situazione è complicata. Anche perché, come avvertiva il senatore Stefano Esposito, Pd, «bisogna tener conto che i dubbi non sono solo dei cattolici. Uno come Tronti (senatore del Pd, uno dei cosiddetti “marxisti ratzingeriani”) non parla a caso. Nel voto segreto, non c’è nulla di scontato». Motivo per cui «deve essere chiaro che sul voto finale non si discute: ci siamo presi un impegno, bisogna rispettarlo».

Intanto ieri il ddl Cirinnà ha superato il primo scoglio. Un notevole aiuto è arrivato da Grasso, che non ha concesso il voto segreto sulla proposta Quagliariello-Calderoli (sottoscritta da 74 senatori) di impedire il passaggio ai voti del ddl. Se fosse stata approvata, il Senato non avrebbe più potuto occuparsene per sei mesi. Il presidente del Senato ha argomentato la decisione sostenendo che le unioni civili, come declinate ora, si richiamano all’articolo 2 della Costituzione, quello sulle formazioni sociali, e non al 29, sulla famiglia. Immediata la reazione dell’opposizione. Calderoli ha parlato di «scelta marcatamente politica», Quagliariello lo ha accusato di aver «preso una parte specifica», Carlo Giovanardi gli ha dato del «servo sciocco della maggioranza». «La sua offesa», ha replicato l’ex magistrato, «è per me una medaglia».
Si ricomincerà a votare martedì. Da qui ad allora o la Lega ritira gli emendamenti-canguro o il Pd dovrà inventarsi qualcosa per evitare il boomerang. U na soluzioe ci sarebbe: riscrivere l’emendamento Marcucci. Ma, da regolamento, potrebbe farlo solo il governo. Cosa che Renzi vorrebbe evitare.

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