Fascista, demagogo, buffone, ignorante, giacobino, antipolitico, dittatore, razzista, reazionario, giullare, gabibbo, anarchico. Sono solo alcuni degli epiteti che Beppe Grillo ha incassato, in questi anni, da politici e giornalisti del mainstream. Il comico genovese è esploso come fenomeno politico dopo avere dato vita a un blog che, in poco tempo, è diventato il più famoso in Italia e tra i più cliccati in assoluto nel pianeta. Poi sono arrivati i Vday e si è giunti alla nascita del Movimento 5 Stelle. Un’organizzazione che, pur senza un euro, è riuscita a fare eleggere propri esponenti nei consigli comunali e regionali. Ora l’obiettivo è il Parlamento.

I sondaggi più improntati all’ottimismo dicono che il Movimento 5 Stelle otterrà il 7,5% dei voti; le proiezioni più pessimistiche lo danno intorno al 5%. In entrambi i casi, con l’attuale legge elettorale, l’ingresso alla Camera e al Senato sarebbe spalancato.

I partiti cosiddetti tradizionali sono terrorizzati dal fenomeno Beppe Grillo. Un consenso, quello che raccoglie, in continua crescita e che, complice il web, ha obbligato i media mainstream a toccare l’argomento. Ieri sera ben due trasmissioni, Servizio Pubblico e Piazzapulita, hanno dato ampio spazio al Movimento fondato dal blogger. Gli ospiti in studio dei due programmi hanno fatto a gara nell’urlare l’insulto più pesante al comico genovese.

Non più l’Idv, né tanto meno la Lega Nord o Nichi Vendola che anzi, di Grillo, è ormai un acerrimo nemico. La vera opposizione alla maggioranza bulgara che sostiene il governo è il Movimento 5 Stelle. Organizzazione di cui Grillo è l’ideatore, il simbolo, il leader, nonostante abbia più volte affermato che non si candiderà mai. Ma come spiegare l’odio sterminato che politici e giornalisti, con rare eccezioni, nutrono nei confronti del comico genovese? Perché centrodestra e centrosinistra non fanno più nemmeno finta di scannarsi fra loro e lo hanno elevato a nemico numero uno? Perché le critiche che Grillo riceve sui giornali e in tv sono molto più feroci di quelle riservate a qualunque altro politico?

Le ragioni sono le più disparate. Queste le dieci che ritengo più valide:

- Grillo si è sempre scagliato contro il finanziamento ai giornali. Soldi, quelli che i media ricevono dallo Stato, senza i quali molti potrebbero chiudere. Soldi che spesso vanno a quotidiani inesistenti, alimentando così delle truffe. Soldi che non riceve il Fatto Quotidiano, ovvero il giornale che nei confronti nel Movimento 5 Stelle ha avuto la linea editoriale meno ideologica e più obiettiva: una coincidenza? E ancora: il comico genovese ha sempre considerato i giornalisti come servi delle banche, delle industrie, dei partiti e delle istituzioni. Vero è che Grillo generalizza, ma vero è anche che sul suo blog ha dato spesso spazio a quei giornalisti – decine e decine – che il potere, invece, lo criticano. E’ sufficiente andare sul suo sito per rendersene conto. Insomma, Grillo parla per iperboli, ma sa benissimo che i giornalisti non sono tutti uguali (capitolo a parte meriterebbero le critiche a Rai e Mediaset).

-    Grillo ha sempre sostenuto la propria contrarietà al finanziamento pubblico ai partiti. Finanziamento, ipocritamente chiamato “rimborso elettorale”, che è frutto del raggiro del referendum del 1993 e che vale quattro volte le somme spese per ragioni di mera propaganda politica. Gli enormi scandali di questi giorni, anzi di questi anni, confermano che la posizione del blogger è più che motivata. Non a caso, su questo tema, la quasi totalità degli italiani la pensa come lui. Il Movimento 5 Stelle, che pure ai rimborsi avrebbe diritto, vi ha rinunciato.


- Grillo ha sostenuto la necessità di una politica pulita, fatta da gente competente e onesta. Niente spazio, dunque, ai condannati. Condannati e indagati, anche per mafia, di cui i partiti sono strapieni. Il Movimento 5 Stelle non ha mai presentato condannati alle elezioni. Per molti, dunque, è un cattivo esempio.

- Grillo ha il merito di avere smascherato la finta contrapposizione fra destra e sinistra in Italia. Per il blogger Pdl e Pd (alias Pd – l) sono la stessa identica cosa. Forse esagera nel dire che sono due fotocopie. Ma il dato di fatto è che questi partiti, con l’Udc, formano la maggioranza più coesa e omogenea della storia repubblicana. Quattro anni fa questa poteva sembrare fantascienza. Eppure il comico genovese l’aveva previsto.

- Checché se ne dica, Grillo è uno che “si è fatto da sé”. Non ci sono dubbi che è popolare perché è capace. Pur rinunciando alla tv (caso più unico che raro) riesce ad avere redditi milionari. Non ruba niente: guadagna tanto perché riempie i teatri e vende i suoi prodotti multimediali. Non chiede un euro allo Stato. Per certi aspetti, è un esempio di meritocrazia. E in Italia, si sa, il merito è una bestemmia, mentre nepotismo, familismo, clientelismo e assistenzialismo sono la norma. Nelle imprese, nella pubblica amministrazione, nei giornali, come in politica.

- Grillo è stato tra i primi a capire le straordinarie potenzialità del web (anche se in passato distruggeva i computer negli spettacoli). Chi, tra i politici e giornalisti, è capace come lui di comunicare sulla Rete? Chi riesce ad avere tutto questo seguito senza nemmeno bisogno dei comodi salottini tv?

- Col suo blog Grillo dà notizie (Parmalat, Genova 2001, morti sul lavoro, inquinamento, banche, debito pubblico, euro, ecc. ecc.) che il mainstream censura, oppure presenta in base al punto di vista dei poteri forti, in maniera dunque edulcorata. La sua informazione scomoda dà parecchio fastidio. Non dimentichiamoci, poi, che il blog ha dato spesso spazio a scienziati, professori universitari, artisti e scrittori di fama mondiale. Insomma, è una bugia enorme affermare che il sito contiene un ammasso di informazioni superficiali, non veritiere e non verificabili.

- Grillo non rappresenta l’antipolitica. L’antipolitica, semmai, sono quei politici che rubano, che occupano poltrone senza merito e senza limiti, che fanno raccomandazioni, che hanno privilegi immondi, che si fanno le leggi su misura, che non rispettano i referendum e vogliono tenere la gente lontana dalla politica.

- Il Movimento 5 Stelle un programma ce l’ha e chi dice il contrario o è in mala fede, oppure è incapace di trovarlo. Per vostra informazione: è facilmente rintracciabile sul web (cercate su Google: “programma Movimento 5 Stelle” e magicamente vi apparirà). Qual è, piuttosto, il programma dei partiti? La tragica crisi etica ed economica del nostro paese la dice lunga sui loro obiettivi e le loro capacità.

- Il Movimento 5 Stelle non si alleerà con nessun altro partito. Perché se fosse disponibile a coalizzarsi con qualcuno – vedreste – da D’Alema ad Alfano, da Casini a Di Pietro – farebbero la fila per stringere un patto elettorale. Sbaglio, o ci sono partiti che, invece, si sono alleati anche con gruppi dichiaratamente neofascisti o secessionisti? Il Movimento 5 Stelle, al confronto, è un convento di frati francescani. Altro che anarchici o addirittura dispostici.

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