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Il discorso di Mujica, presidente povero dell’Uruguay: video

imagesJosè Pepe Mujica è un personaggio più unico che raro in questo mondo. E’ presidente dell’Uruguay, ma vive con 485 dollari di stipendio, donando i restanti 7500 in beneficenza. In sostanza Mujica vive con 900 euro al mese e solo due guardie del corpo dinanzi alla sua proprietà. Una bella differenza col nostro italico presidente Giorgio Napolitano, che intasca 20.000 euro al mese più tanti altri benefici. Preferisco stendere un velo pietoso sui politici nostrani e sui loro privilegi, vitalizi e stipendi d’oro. Ritornando a Mujica, un eroe dei tempi moderni, c’è da dire che il suo stile di vita è estremamente semplice: vive in una fattoria usando l’acqua del pozzo in compagnia della moglie e del suo cane.

In un’intervista alla Bbc ha spiegato che i valori della vita non sono da ricercare nel potere o nel denaro, ma nella felicità e nella libertà: “Mi chiamano il presidente più povero, ma io non mi sento povero. I poveri sono coloro che lavorano solo per cercare di mantenere uno stile di vita costoso, e vogliono sempre di più. E’ una questione di libertà. Se non si dispone di molti beni allora non c’è bisogno di lavorare per tutta la vita come uno schiavo per sostenerli, e si ha più tempo per se stessi”. Concetti semplici, semplicissimi, forse anche troppo in una società consumistica, che va a mille all’ora e che ha come unico obiettivo la ricerca spietata, senza se e senza ma, del potere e della ricchezza.

Il pensiero del presidente uruguayano è estremamente chiaro: un politico dovrebbe vivere come i suoi concittadini, per capirne meglio le problematiche. Vallo a spiegare ai nostri politici…Nel corso della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile Rio+20, tenutasi il 21 giugno 2012, Mujica ha tenuto un discorso bellissimo, ha espresso concetti semplici con parole di pietra che restano impresse nel cuore e nella mente: “Nessun bene vale come la vita, questo è elementare. Ma se la vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare un plus e la società di consumo è il motore, perché in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia, appare il fantasma del ristagno per ognuno di noi.

Ma questo iper consumo è lo stesso che sta aggredendo il pianeta. I vecchi pensatori, Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara, dicevano: povero non è colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più. Queste cose che dico sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana, dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché è questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!”

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