Home » Cronaca & Calamità » Il giudice Scarpinato “La vera mafia non è Riina e Provenzano”

Il giudice Scarpinato “La vera mafia non è Riina e Provenzano”

Confesso subito che le commemorazioni non mi piacciono molto, anche se rispetto nella maniera più assoluta chi vi partecipa e lo fa in buona fede. Non mi piacciono – dicevo – perché sono quasi sempre un trionfo della retorica e dell’ipocrisia. Non mi piacciono perché le istituzioni utilizzano questi eventi, in qualche modo, per distrarci dal presente. Non sto sostenendo che parlare del passato e studiare la storia non è giusto ed è inutile. Anzi! Il problema è che quando si parla del passato, si finisce per dimenticare il presente, oppure fare finta che il presente è bello e il peggio è ormai definitivamente alle spalle. Sappiamo che purtroppo non è così: inutile ingannarci. Eppure lo facciamo. Pensiamo agli eventi che ricordano i milioni di morti fatti dal nazismo. Gli ebrei e non solo furono vittime di un regime orrendo, del male assoluto. Ma la violazione dei diritti umani esiste tutt’oggi ed è diffusissima, anche nei nostri “civilissimi” Stati occidentali. Se ne parla? No. Ecco: forse ho reso l’idea.

Vengo al punto principale: il ventennale della morte di Giovanni Falcone. Quante parole gettate al vento che abbiamo letto e sentito in questi giorni. Quanti discorsi vuoti, inutili, prevedibili, insulsi. Quanta retorica sulla mafia e l’antimafia.

Per Roberto Scarpinato, uno che la criminalità organizzata la conosce bene perché la combatte in prima persona, le commemorazioni pubbliche sono utilizzate per disinformare. La storia che ci viene raccontata ha i contorni fiabeschi. Sottolinea una dicotomia tra bene e male che, nella realtà, non esiste. Altrimenti la mafia sarebbe stata spazzata via da un  bel pezzo, così com’è avvenuto col cosiddetto terrorismo di “destra” e di “sinistra”.

Si offre una narrazione delle vicende di mafia che è estremamente semplificata – ha detto a Rainews il Procuratore di Caltanissetta. – Da una parte ci sono Falcone, Borsellino e gli uomini di Stato uccisi per l’affermazione della legalità. Dall’altra parte ci sono i Riina, i Provenzano, ex villici, che vengono rappresentate come icone assolute della mafia. Ma dove li mettiamo i colletti bianchi che sono capi organici della mafia? Parlo di architetti, medici, ingegneri…che sono collusi. Ma ci sono anche uomini dello Stato dei quali è stata accertata con sentenza definitiva la complicità con la mafia. Parlo di presidenti del consiglio, vertici dei servizi segreti, capi della polizia, assessori regionali. Io credo che senza questi colletti bianchi e senza gli uomini di Stato collusi, la mafia dei Riina e dei Provenzano sarebbe stata debellata da un pezzo. Non possiamo distorcere la verità e raccontare ai giovani che la mafia è solo estorsioni e spaccio, bisogna raccontare il fenomeno nella sua complessità – ha aggiunto Scarpinato. – Se noi non li aiutiamo a capire, rischiamo di fargli subire ancora la mafia, che si evolve sempre di più ed è componente del potere”.

Parole durissime, quelle del Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta. Parole talmente nette da passare praticamente inosservate. Evidentemente a larghe fette di potere fa comodo così. Fin troppo facile spiegarne il motivo.

 

Loading...

Altre Storie

Meteo, le previsioni dal 24 al 26 novembre

Ma sarà mercoledì la giornata più intensa di maltempo. E’ arrivato il weekend che le previsioni meteo dei principali siti …

9 comments

  1. salvatore marchese ragona

    Il dott. Scarpinato nel suo bel discorso ha dimenticato di inserire tra i colletti bianchi anche i magistrati e procuratori della repubblica quali veri architetti della mafia. Il dott. Scarpinato non dimentiche che ha firmato,assieme al collega Guido Lo Forte, nel 14 Agosto del 1992 a Palermo( Vigilia di Ferragosto) l’archiviazione del fascicolo di Giovanni Falcone -Appalti e Mafia- Una delle cause della sua uccisione, questo fascicolo , lo voleva Paolo Borsellino, il Procuratore Giammanco l’ha promesso di consegnarglielo il lunedì 20 luglio, purtroppo il 19/07/1992 il giudice Paolo Borsellino fu ucciso. Il dott. Scarpinato ad un giornalista che gli ha posto una domanda sull’archiviazione, rispose che essendo alle prime armi non poteva sottrarsi alla richiesta di un superiore. Non si meravigli della mafia nella magistratura. Non faccia lo gnorri!

    • il signor Salvatore, presumo berlusconiano e cuffariano di ferro, se la prende con Scarpinato, con chi solleva il dito per indicare il problema anzichè con gli artefici del problema. Siamo sicuri che il signor salvatore sarà tra quelli che partecipano alle commemorazioni, con l’animo c’è da crederci che il Procuratore Scarpinato ha indicato.

  2. Tutte cose vere. Però occorre inserire nell’elenco anche quei Magistrati e quei Procuratori che sono corrotti e/o collusi con i poteri forti, che uccidono e danneggiano chi passa sotto le loro grinfie ed è alla ricerca della Giustizia. Anche questi casi sono mafia, ed invece che con la lupara, uccidono con la prepotenza e l’abuso d’ufficio e del loro potere. Di questo vogliamo parlarne, una buona volta? Sono fatti reali e che accadono ogni giorno….

    • dopo il signor Salvatore anche il signor Maurizio, presumo anch’esso berlusconiano e cuffariano di ferro, se la prende con Scarpinato e con la magistratura. Per costoro il problema sono i giudici e non i mafiosi e la corte che li circonda. Ecco uno spaccato dell’Italia che preferisce convivere con la mafia.

      • No, io non sono Berlusconiano e non faccio parte di nessuna cricca. Ritengo solo che la mafia non sia solo quella con coppola e lupara, ma esiste una mafia dei colletti bianchi, di certa parte della magistratura, e all’interno delle Istituzioni. Negare questa realtà, negare la corruzione in certi ambienti e le infiltrazioni mafiose all’interno dello Stato, non rende giustizia a Falcone e Borsellino che proprio su questo indagavano quando sono stati uccisi

  3. Piccolo Scrivano Malandrino

    Caro Gianfranco, è innegabile che Falcone e Borsellino avevano spie e nemici all’interno della magistratura. Questo non assolve i politici attuali e del passato.
    Da quando la mafia fu decisiva per lo sbarco americano in Sicilia(1943), è arrivata a livelli di potenza mai visti nei secoli: nell’Italia del dopoguerra ha fatto tutto quello che voleva, con tanti amici. A proposito di mafia e di americani: chiedere a Sindona, Ambrosoli, Enrico Mattei, ecc.ecc.
    Il bravo Ingroia ha scoperchiato lo schifo della trattativa Stato-mafia arrivando a disturbare Napolitano….ed è stato spedito in Guatemala.
    Il ministro Pisanu aspettò dopo le elezioni a fare arrestare Provenzano.
    Ma quante delicatezze…..

  4. De Novellis Ciro

    Imprenditori e faccendieri che attendono come iene per spartirsi la preda fuori dagli uffici comunali, regionali, aziendali ecc, hanno già dato il loro voto e quello delle famiglie dei loro dipendenti, e di tutti quelli che attendono il risanamento di abusi edili, misfatti, multe non pagate ecc. . Sono questi i mafiosi che organizzano crimini per non perdere gli appalti e tutto il resto. Reina e provenzano, come ha detto il pentito, sono due pecorai che gestiscono semplicemente il potere dei voti, VOTI. ciascuno un voto e la mafia siamo noi.

  5. Salvatore Petrotto

    http://www.linksicilia.it/2014/09/rifiuti-su-facebook-il-sindaco-di-palma-di-montechiaro-attacca-frontalmente-il-gruppo-catanzaro/#.VCKck6WfOJM.gmail

    Su facebook, nella pagina di Pasquale Amato, Sindaco di Palma di Montechiaro, leggiamo un post che ci lascia di stucco.

    Il tema è quello della raccolta dei rifiuti ad Agrigento.

    PASQUALE AMATO RACCONTA DI UN INCONTRO DI IERI A PALERMO, ANDATO IN SCENA NEI LOCALI DELL’ASSESSORATO AI RIFIUTI, L’ACQUA ED ALL’ENERGIA. DOVE NE SONO SUCCESSE DI COTTE E DI CRUDE. – LE PRECISAZIONI DI AURELIO ANGELINI SULLA DISCARICA DI SICULIANA

    “… a differenza di quanto previsto dalle norme vigenti in materia – scrive Pasquale Amato – con il classico ‘rispetto’ per l’interlocutore pubblico che connota la storia della società Catanzaro Costruzioni, si pretendeva di piegare alle loro ‘costrizioni’ gli impegni dei Comuni a conferire presso la loro discarica.
    Naturalmente i Comuni di Palma di Montechiaro, Licata, Campobello di Licata e Ravanusa presenti non hanno accettato, al contrario di quanto pare fosse successo in mattinata coi Comuni della GESA ATO2 di Agrigento: hanno accettato tutti!, alla presenza di una Regione che dovrebbe far rispettare le norme che essa stessa emana, mah!!!”.

    “La riunione – racconta sempre il Sindaco di Palma di Montechiaro – era ottenuta dall’impresa per una ‘inventata lamentela’ (è una costante e un classico, che dovrebbe essere vergognosa, ma finora si è rivelata essere strumentalmente efficace per gli interessi di questa società) di ‘reiterate e gravi inadempienze’ da parte degli enti interessati, puntualmente smentite se ciò è reso possibile alla controparte documentare, come è accaduto ieri”.
    Il Sindaco di Palma di Montechiaro, in questi ultimi mesi, è stato bersaglio di ben 5 lettere minatorie con minacce di morte. Tutte le Istituzioni ed il mondo politico gli hanno espresso piena solidarietà.

    Pasquale Amato è un personaggio molto conosciuto nell’Agrigentino. Ed è stato protagonista, sette anni fa, di una vicenda giudiziaria nata per una di Giuseppe Catanzaro.

    Amato, che allora rivestiva il ruolo di capo ufficio tecnico comunale di Siculiana, firmava un’ordinanza per imporre alla ditta Catanzaro di far uscire le su ruspe che avevano invaso la discarica di Siculiana, che allora era comunale. Catanzaro, a propria volta, denunciava ripetutamente Pasquale Amato.

    Il processo, durato circa sei anni, si è concluso con la definitiva assoluzione di Pasquale Amato, dell’ormai ex Sindaco di Siculiana, Giuseppe Sinaguglia, e di altri due funzionari comunali. Mentre la discarica di Siculiana, da comunale, è passata sotto le bandiere della ditta Catanzaro e fratelli. Ed è diventata, per via di ampliamenti, una delle più grandi della Sicilia.

    Gli ampliamenti concessi alla ditta Catanzaro dagli uffici della regione siciliana non hanno mai convinto. Come ci spiega Aurelio Angelini, docente presso l’università di Palermo, considerato uno dei massimi esperti in Sicilia in materia di rifiuti.

    “Uno dei principi cardine della legislazione in materia di raccolta e trattamento dei rifiuti – sottolinea Angelini – è che i volumi di una discarica debbano essere commisurati al fabbisogno del territorio, ovvero al fabbisogno dell’Ambito territoriale di riferimento. Ebbene, i volumi concessi ai titolari della discarica di Siculiana non sono commisurati al fabbisogno del territorio, ma sono di gran lunga maggiorati. Poi ci sono altre irregolarità. Ma il dato che salta agli occhi sono proprio legato alla maggiorazione di questi volumi”.

    “Ricordo che la nostra legislazione – aggiunge Angelini – non prevede aurelio angelinidiscariche regionali. Ma, al contrario, impone la prossimità tra produzione e conferimento dei rifiuti, per minimizzare l’impatto ambientale. Le discariche che, impropriamente, si configurano come regionali provocano un’altrettanto impropria movimentazione di mezzi di trasporto dei rifiuti, un aumento dell’inquinamento e un aumento degli incidenti stradali”.

    I nostri complimenti all’assessore regionale all’Energia e i Rifiuti, Salvatore Calleri. Forza, assessore, la sua sì che è antimafia a ventiquattro carati. Come quella del presidente Rosario Crocetta e dei suoi accoliti.”
    Ragazzi, c’è da ridere…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *