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Il governo dei professori affossa ancora il merito

Si fa presto a parlare di “governo dei tecnici”, espressione che dovrebbe avere una accezione positiva. Quello in carica, in realtà, è un governo politico a tutti gli effetti e, checché ne dica la Santa Alleanza composta da Pd, Pdl e Terzo Polo, politica è anche la maggioranza che lo sostiene.

In quattro mesi, l’esecutivo guidato dal professor Mario Monti, e tutto composto da presunti geni, si è distinto per avere aumentato in maniera esponenziale le imposte e avere diminuito drasticamente le pensioni dei poveri cristi. Il prossimo obiettivo, ormai a portata di mano, è quello di abbattere l’articolo 18, indebolendo ulteriormente la già precaria situazione dei lavoratori dipendenti.

E la trasparenza, la lotta alla corruzione, l’occupazione, il merito? Non c’è traccia di tutto ciò nelle azioni del governo dei professori.

I ministri non fanno che sciacquarsi la bocca parlando di “meritocrazia”. La realtà è che – esattamente come quelli che li hanno preceduti – non hanno fatto e non faranno nulla perché baronaggio, clientelismo e nepotismo siano – non dico eliminati – ma almeno scalfiti. Emblematico è quanto raccontato dal senatore del Pd Ignazio Marino, uno tra i pochi a spendersi veramente perché il nostro sistema universitario sia modificato e raggiunga gli standard degli altri paesi.

“Il decreto legge su semplificazioni e sviluppo, in discussione al Senato, cancella i principi di trasparenza e merito nell’assegnazione dei fondi pubblici per i giovani ricercatori – afferma il parlamentare. – Purtroppo, nonostante l’appello rivolto anche dalla professoressa Rita Levi Montalcini, il ministro Profumo ha fatto orecchie da mercante. Oggi in commissione affari costituzionali è stato sancito il ritorno al passato, con il potere decisionale, e discrezionale, in mano ai burocrati del ministero e ai baroni delle università che sceglieranno a chi destinare i fondi sulla base delle parentele e delle amicizie e non con i criteri oggettivi e trasparenti basati sul merito fissati dalle legge del 2007 – aggiunge Ignazio Marino. – E’ davvero un segnale negativo da parte di questo governo che, da un lato afferma la volontà di modernizzare il paese, ma dall’altro agisce cancellando norme che avvicinano l’Italia al mondo internazionale e ristabiliscono regole di un passato che speravamo sepolto”.

Come spiegheranno, i parlamentari della schiacciante maggioranza, questo ennesimo schiaffo alle attese dei cittadini? E’ sempre l’Europa a chiederci che baronaggio, clientelismo, nepotismo e residui feudali vari continuino a caratterizzare il nostro paese?

E meno male che li chiamano “tecnici”; meno male che dovevano modernizzare il paese; meno male che dovevano rappresentare una rottura radicale coi governi di Berlusconi e di centrosinistra. I risultati raggiunti fin qui dall’esecutivo Monti, oltre ai suoi reali obiettivi, sono talmente angoscianti da fare addirittura rimpiangere quelli dei predecessori. Ma non bisogna abbattersi. Loro agiscono tecnicamente e con sobrietà. Silenzio, facciamoli lavorare.

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