mujica pepe josèPrendiamo l’Italia. E’ quel paese in cui se ti azzardi a dire che presidente della repubblica, ministri, parlamentari, governatori e consiglieri regionali dovrebbero guadagnare molto meno, specie adesso che è in atto una crisi economica e finanziaria devastante, ti urlano del qualunquista, demagogo, populista, antipolitico o grillino. Nella nostra Repubblica, appena festeggiata a colpi di parate, banchetti e retorica, una discussione seria e non ideologica sul  taglio dei privilegi della casta è pura utopia. O i politici negano di essere dei privilegiati (qualcuno afferma addirittura che a fare il parlamentare si guadagna troppo poco!); oppure, nella “migliore” ipotesi, dicono che i tagli saranno fatti (“saranno”, chissà in quale futuro, visto che sentiamo queste parole da anni). Il risultato non cambia: la casta non arretra di un centimetro. Eppure altrove funziona diversamente. In Francia il neo Presidente Hollande si è tagliato lo stipendio del 30%, idem i suoi ministri. I leader politici italiani lo hanno applaudito. Valli a capire… Ma forse la spiegazione c’è: schizofrenia.


In Uruguay il Presidente Josè Mujica è riuscito ad andare ben oltre Hollande. Eletto nel marzo 2010 col Movimento di Partecipazione Popolare, l’ex fioraio – che ama farsi chiamare Pepe – è finito in prigione quattro volte per l’opposizione al regime di Jorge Pacheco Areco. In galera ha trascorso 15 anni della sua vita, lui che oggi ne ha 78 e che ha definitivamente ottenuto la libertà nel 1985, con l’amnistia generale.

Mujica avrebbe diritto a percepire uno stipendio di circa 9mila euro al mese. Ma ha rinunciato al 90% dell’indennità, che così va al fondo sociale che aiuta i più poveri, le cooperative e le Ong. Al Presidente dell’Uruguay restano in tasca 800 euro al mese. A chi gli chiede se non sono pochi, Pepe risponde che i soldi gli bastano e ricorda che ci sono persone, tra il suo popolo, che vivono con molto meno. La moglie del Presidente è senatrice, ma anche lei dona gran parte dell’indennità ai più poveri. Esattamente come in Italia – no? – dove i politici, mai sazi, rubano anche dalle casse del partito e ottengono viaggi e appartamenti a loro “insaputa”.

Josè Mujica, per il fisco del suo paese, possiede soltanto un’automobile (una vecchia Volkswagen). Non ha un conto in banca, abita in una modesta casa di periferia e non ha uomini di scorta. Mai in giacca e cravatta, preferisce vivere come uno del popolo, come ha sempre fatto. Insomma, un perfetto populista, direbbe il Bersani di turno. Un populista, demagogo, antipolitico, qualunquista. Magari da applaudire, in perfetta coerenza con la schizofrenia politica italica.

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