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Inchiesta Consip: Alfredo Romeo è accusato di corruzione per i cantieri pubblici della società

Appalti pubblici per milioni di euro in cambio di tangenti. Soldi, ma anche soggiorni in hotel a cinque stelle. Ieri Alfredo Romeo, 64 anni, l’imprenditore partenopeo che ha costruito un impero sugli appalti pubblici, è finito in manette. L’uomo che dalla sua villa di Posillipo ha gestito per anni cantieri aperti al Quirinale, Palazzo Chigi, nei tribunali, negli aeroporti di Linate e Malpensa, da ieri è a Regina Coeli. L’accusa è corruzione e l’inchiesta è quella che vede al centro la Consip, la società del ministero dell’Economia che gestisce i più grandi appalti pubblici.

Il fascicolo aperto dalla procura di Roma vede coinvolti anche Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, indagato per traffico di influenze e Luca Lotti, ministro dello Sport, oltre al generale dei carabinieri Tullio Del Sette, indagato per rivelazioni del segreto d’ufficio. Avviso di garanzia anche per l’ex governatore della Campania Stefano Caldoro e per l’ex parlamentare di An Italo Bocchino, consulente di Romeo, a cui ieri sono stati perquisiti ufficio e abitazione. Così come all’imprenditore farmaceutico toscano Carlo Russo, di Scan- dicci, amico di Tiziano Renzi.

Il “prototipatore”. A svelare il “sistema Romeo” è stato Marco Gasparri, dirigente di Consip, a cui sono stati sequestrati 100mi- la euro, frutto della corruzione: trail 2014 e il 2016 avrebbe ricevuto da Romeo 5mila euro al mese. Pagato perché gli rivelasse una serie di informazioni indispensabili per vincere le gare d’appalto. Ma ci sono anche una valanga di intercettazioni telefoniche e ambientali, tra cui microspie installate anche nella sede della Consip. Ma rimane fondamentale la deposizione resa davanti al pm di Roma dal manager: «Romeo avendo perso tra il 2012 e il 2014 tutte le gare con Consip, avvertì la necessità di avere un soggetto intraneo alla stessa Consip che fosse a sua disposizione».

Così inizia il suo racconto, l’uomo che Alfredo Romeo chiamava il“prototipatore” indicando la capacità che Gasparri aveva nel confezionare bandi di gara “ad hoc” per favorire un’impresa piuttosto che un’altra. I due si parlavano attraverso “pizzini” per paura di essere intercettati e che poi gettavano nei rifiuti. Ripescati in una discarica sono stati ricostruiti dalla Guardia di finanza: contengono la mappa della corruzione con nomi e cifre. Diversa la figura del “facilitatore”, secondo gli inquirenti, più vicina al ruolo ricoperto nei rapporti con Romeo da Italo Bocchino. Nelle carte dell’inchiesta l’ex parlamentare viene definito “consigliere strategico” da Romeo che gli paga uno stipendio da 15mila euro al mese. Bocchino, avrebbe avuto «la capacità di accedere ad informazioni riservate grazie al suo trascorso di deputato e membro di controllo sui servizi segreti,nonchè con politici e pubblici funzionari in posizione apicale».

L’affare da 2,7 miliardi. Per il “re” degli appalti è il secondo arresto in due anni: travolto dall’indagine napoletana sul Global service venne assolto dopo sei anni di processo. Per gli appalti pubblici ha quasi un’ossessione. «L’apporto criminale di Romeo – sottolinea il gip Gaspare Sturzo nell’ordinanza – come ricostruito in quasi due anni di illeciti e come riferiti da Gasparri fa ritenere come costui non sia in grado di contenere lo stimolo criminale in relazione ad una messe di affari che stabilmente ruota attorno alla corruzione». E nel 2016 il centro al centro del suo interesse è l’appalto cosiddetto Fm4 che la Consip deve assegnare per l’affidamento dei servizi gestionali nelle università, centri di ricerca e svariati uffici della pubblica amministrazione. È questo l’appalto al centro dell’inchiesta che ha portato all’arresto di ieri. Un affare da 2,7 miliardi di euro bandito con una gara nel 2004 e suddivisa in tre lotti, tre dei quali potevano essere aggiudicati alla società di Alfredo Romeo. Valore: 700 milioni di euro.

«Appoggi nell’alta politica». Per questo di scatena una guerra a suon di tangenti. Scrive il gip: «È evidente la lotta imprenditoriale che sembra essere gestita secondo la narrazione da Gaspar- ri-Bocchino-Romeo a suon di tangenti o mediante la ricerca di appoggi all’interno della cosiddetta Alta Politica al fine di indurre i vertici della Consip ad assecondare le mire dell’illecita concorrenza degli imprenditori più avvezzi a questi sistemi».
Le pressioni esercitate sulla Consip da parte dell’imprenditore campano erano frutto di «un’ossessione», un’altra di Romeo «che riteneva di essere vittima di un complotto all’interno di Consip e di essere discriminato, riteneva che i vertici favorissero la società Cofely, una società riconducibile, a suo dire, ad un imprenditore vicino all’onorevole Verdini». Ed è per questo che dopo l’estate, racconta il dirigente della centrale acquisti suoi interrogatori, che «Romeo si sarebbe rivolto «al massimo livello politico. Non mi disse chi erano i politici presso i quali era intervenuto, ma mi disse che si trattava del livello politico più alto».

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