Incidenti, arresti e feriti Trump annulla il comizio

310x0_1457760884618.1«Mandateli via, buttateli fuori!». Nemmeno ieri mattina nella trionfale sosta all’aeroporto di Vandalia in Ohio, in un hangar straboccante di sostenitori, Donald Trump è riuscito a contenere la rabbia di fronte all’incursione di un manipolo di contestatori che gridavano slogan ostili contro di lui. Alle sue spalle un infiltrato aveva appena cercato di gettarsi correndo sul podio. Trump si era spaventato e aveva cercato di accucciarsi in difesa, mentre quattro guardaspalle lo circondavano per proteggerlo.

I contestatori sono stati accompagnati all’uscita dal servizio d’ordine che si è aperto un varco tra una folla rispettosa ma visibilmente irata, che rispondeva con maggior vigore di sempre alle grida lanciate dal palco dal candidato repubblicano.

SCAZZOTTATE AI CANCELLI «Vandali, teppisti», ha definito Trump la moltitudine di dimostranti che la sera di venerdì si era radunata all’ingresso dello stadio di Chicago, nel quale l’imprenditore newyorkese avrebbe dovuto tenere un comizio all’imbrunire. La città del midwest è popolata da tanti degli immigranti clandestini che Trump ha promesso di deportare in massa, dai mussulmani ai quali ha dichiarato guerra in blocco, e da afro americani che non si riconoscono nella piattaforma di sostenitori che circonda il candidato leader dei conservatori: bianchissima, con evidenti infiltrazioni da parte di suprematisti ariani.

Ci sono state delle scazzottate davanti ai cancelli, e la tensione è montata al punto che gli organizzatori hanno deciso di rinviare il comizio. Trump ha definito ieri l’episodio un «attacco premeditato», e ha puntato il dito contro i gruppi della sinistra più attivi sul web, da Move On a Media Matters. Tutti gli altri candidati hanno invece addossato a lui la responsabilità di quanto è accaduto e della crescente tensione che sta circondando la sua campagna elettorale. «A giocare con i fiammiferi si rischia l’incendio», ha detto Hillary Clinton, affiancata nella metafora dal pacifico Jon Kasich, il più pacifista tra i repubblicani, che ha detto: «Trump sta conducendo fin dall’inizio una campagna dai toni incendiari, che danneggia il partito e l’intera nazione».

Troppe sono state in effetti le intemperanze verbali che hanno punteggiato dibattiti televisivi e comizi. Trump ha detto negli ultimi due mesi che se qualcuno dei suoi fan si fosse sentito di prendere a pomodori in faccia i protestatori, lui avrebbe pagato le spese legali. Poi ha lamentato i bei tempi passati, quando un insolente contestatore sarebbe uscito dal comizio a bordo di una barella. Infine ha confessato che aveva lui stesso la voglia di tirare un pugno in faccia ad uno di loro.

GRANDE ATTESA Quest’ultimo episodio si è puntualmente verificato mercoledì sera a Fayetteville in Nord Carolina, quando un anziano sostenitore ha allungato un diretto destro contro la faccia di un giovane di colore che veniva scortato dalla polizia dopo aver lanciato slogan contro il comiziante Trump. Chiamati a commentare quanto era appena accaduto, i quattro candidati repubblicani giovedì scorso si sono rifiutati di prendere nette distanze, e hanno accusato l’amministrazione Obama di aver creato una frattura esplosiva tra la popolazione, che finisce per aprire la porta alla violenza.

L’ombra della campagna incendiaria del 1966, che culminò con gli scontri sanguinosi tra polizia e dimostranti alla convention democratica, comincia ad allungarsi sulla competizione in corso, mentre ci si avvicina alla data cruciale delle primarie di martedì, con 367 delegati in palio. Due tra i maggiori stati nei quali si vota: Ohio e Florida, assegnano l’intero bottino dei delegati al vincitore. Se Trump dovesse affermarsi martedì, la corsa tra i repubblicani potrebbe considerarsi chiusa a suo favore. In Ohio il governatore John Kasich sembra avere la possibilità di sparigliare le carte, ma in Florida Marco Rubio sta arrancando a dieci punti di distanza da Trump. Grande attesa anche tra i democratici, dove Sanders è chiamato a confermare in Illinois e in Ohio la sfida a Clinton tra gli elettori della middle class lavorativa che ha aperto con la vittoria in Michigan lo scorso martedì.

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