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Influenza molto aggressiva, 262 virus e 80mila italiani a letto con la febbre

La campagna vaccinale prenderà il via a metà ottobre, ed è già stata pubblicata la Determina dell’Agenzia italiana del farmaco relativa alla composizione del vaccino fabbricato per la nuova stagione, che ha subito leggeri cambiamenti rispetto alla versione del 2016. Comesarà l’influenza quest’anno? Secondo gli esperti, quella di quest’anno dovrebbe essere molto simile alla precedente, con un’intensità definita “media”.

Nella stagione 2016-2017, stando ai dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), l’influenza ha messo a letto 5,5 milioni circa di persone, con un’incidenza di 93 casi per 1000 abitanti (durante la pandemia del 2009-2010 furono 99 casi per 1000). Insomma, un’influenza che non dovrebbe generare psicosi di alcun tipo ma che comunque non va sottovalutata.

Vaccini autunnali. L’AIFA fa sapere di aver autorizzato l’aggiornamento della composizione dei vaccini influenzati per la stagione 2017-2018 che segion le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Comitato per i Medicinali per Uso umano (CHMP) dell’EMA. Ovviamente, come ogni anno, i soggetti più a rischio devono prestare la massima attenzione, tra cui in primis i bambini, gli anziani e i soggetti affetti da altre patologie. Insomma, con l’ingresso ufficiale dell’autunno il discorso influenza acquisisce un’attualità crescente e, in attesa del picco (il cui periodo è ancora da identificare), è bene capire con quali modalità e quali mezzi andranno affrontati gli immancabili malanni di stagione.

L’influenza che verrà, i virus ‘cugini’ che ci sono già e che hanno rialzato la testa nell’ultima settimana, aumentando il numero di italiani a letto con febbre e altri sintomi. Per l’Italia è ora di prepararsi ad affrontare l’arrivo del freddo e i suoi malanni. “Ci aspettiamo una stagione influenzale 2017-2018 di intensità media: almeno circa 5 milioni i casi previsti e solo un virus nuovo, una variante dell’A/H1N1, detta Michigan, già inserita nel vaccino – spiega all’AdnKronos Salute il virologo dell’università degli Studi di Milano, Fabrizio Pregliasco – Con l’A/H3N2, sono i virus che hanno portato più casi in Australia” dove l’inverno è stato appena archiviato.

Ora toccherà a noi indossare cappotti e maglioni di lana. E gli esperti guardano all’emisfero australe per avere un’idea dell’impatto che l’influenza potrà avere. “Lì si è osservata una buona diffusione – dice lo specialista, che fa il punto sul tema anche oggi a Milano in un incontro promosso da Assosalute – E’ chiaro che bisogna aspettare di vedere come sta per finire la stagione influenzale. E poi un’altra variabile sarà se avremo o meno un inverno freddo che aumenterà il numero di casi”.

Nel Belpaese l’anno scorso la stagione “si è chiusa con circa 5,4 milioni di casi”. L’incidenza cumulativa osservata è stata pari a 93 casi per 1.000 assistiti. Un’entità definita “media” dagli esperti, se si considerano per esempio l’incidenza della stagione 2004-2005 (116 casi per 1.000 assistiti) e quella del 2009-2010, l’anno della pandemia (99 casi per 1.000 assistiti).

Ma nell’attesa di sapere cosa ci aspetta con l’arrivo della prossima influenza, grazie ai virus cugini gli italiani stanno già ricevendo in questo inizio d’autunno un assaggio dei malanni di stagione. “In questo settembre dal clima ballerino – sottolinea Pregliasco – quello che vediamo è un incremento delle sindromi parainfluenzali, tra i 60 e gli 80mila casi nell’ultima settimana, sostenuto dagli sbalzi termici che facilitano la circolazione di questi virus”.

Tornando all’influenza e alle previsioni 2017-2018, “l’incognita – continua il virologo – resta sempre la quota di casi da virus B, ma anche la disponibilità di vaccini quadrivalenti, o comunque adiuvati per gli anziani”. Il dato di adesione alle vaccinazioni è “importante. Aspettiamo come sempre l’inizio campagna di immunizzazione da metà ottobre. Lo scorso anno c’è stato un accenno positivo all’aumento e speriamo che sia ancora maggiore quest’anno, soprattutto per quanto riguarda le vaccinazioni negli anziani, visto che siamo ancora a livelli bassi”.

Quanto ai camici bianchi e alla tendenza a ‘snobbare’ l’iniezione scudo, conclude Pregliasco, “ci sono state prese di posizione delle società scientifiche per rilanciare le vaccinazioni negli operatori sanitari, in particolare per influenza. Vedremo i risultati”.

Cos’è l’influenza

L’influenza è un’infezione respiratoria virale, molto contagiosa perché si trasmette facilmente attraverso goccioline di muco, saliva ed in genere per via aerea anche semplicemente parlando vicino ad un’altra persona. Si distingue dalle altre infezioni respiratorie molto più gravi, come la polmonite, per l’andamento tipicamente stagionale (in Italia da dicembre a marzo) più che per i sintomi che la caratterizzano che possono essere molto variabili, dal semplice raffreddore al mal di testa, dall’infiammazione della gola alla bronchite.

Come arriva
L’influenza ha un breve periodo d’incubazione variabile di 1-4 giorni (in media 2 giorni), durante il quale il virus può già essere contagioso. In particolare il periodo di contagiosità comincia qualche giorno prima della comparsa dei sintomi e si prolunga per circa 3-5 giorni. Questo significa che il virus può essere trasmesso da persone apparentemente sane, che non manifestano ancora i sintomi della malattia.
Il virus influenzale, che resiste molto bene nell’ambiente esterno in situazioni di bassa temperatura ed umidità, si diffonde facilmente negli ambienti chiusi affollati.

Come si manifesta ,

• febbre (con puntate sino a 39,5°C), generalmente accompagnata da
brividi
• malessere generale
• dolori ossei, articolari e muscolari
• mancanza di appetito
• mal di testa, sintomi respiratori (come tosse, mal di gola, congestione
nasale), congiuntivite

Possono comparire sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea), specialmente nei bambini. Nei lattanti, in genere, la febbre non si manifesta ma si osservano più frequentemente vomito e diarrea. Anche negli anziani (oltre i 75 anni di età) generalmente la febbre rimane bassa, l’insorgenza dei disturbi è graduale e comporta soprattutto debolezza, dolori osteo-articolari e a volte stato confusionale.
Di solito l’influenza dura da 3 a 6 giorni. Nei bambini più piccoli, nelle persone con più di 65 anni o che hanno alcune malattie croniche o nelle donne in gravidanza, possono però insorgere complicanze anche severe.
La diagnosi
La diagnosi di influenza si basa sui sintomi clinici, ma la certezza diagnostica si ha solo con l’isolamento del virus influenzale con i test di laboratorio (effettuato solo nell’ambito di studi scientifici perché di scarsa utilità ai fini della terapia).
I virus dell’influenza, artisti di trasformismo

I virus responsabili dell’influenza hanno una forte tendenza a mutare: la loro molecola cambia aspetto grazie a proteine ‘trasformiste’ poste sulla superficie, così da sfuggire alla barriera costituita dal sistema immunitario di chi, l’inverno scorso, aveva già preso la malattia. Questo significa che le difese che l’organismo ha messo a punto contro il virus dell’influenza che circolava un anno, non sono più efficaci per il virus dell’anno successivo.
Per questi motivi la composizione del vaccino anti-influenzale deve essere aggiornata tutti gli anni e la sorveglianza è fondamentale per preparare il vaccino per la stagione successiva in base ai tipi di virus che hanno avuto maggior diffusione nella stagione invernale precedente. L’aggiornamento annuale del vaccino consente di ottenere la concordanza fra i ceppi dei virus vaccinali ed i ceppi dei virus circolanti.

I virus antinfluenzali

I tre tipi di virus influenzali oggi conosciuti appartengono al genere Orthomixovirus: il tipo A e B, responsabili della classica influenza, e il C che generalmente non dà sintomi o solo un comune raffreddore. I virus A circolano sia nell’uomo che in altre specie animali e si dividono in 24 sottotipi fino ad oggi conosciuti. I virus B sono presenti solo nell’uomo e non esistono sottotipi.
I virus influenzali A e B vanno incontro a frequenti e permanenti cambiamenti del loro assetto genetico, determinando la comparsa di sottotipi nuovi dal punto di vista antigenico. Le mutazioni del virus influenzale possono avvenire in due modi:
1. Deriva antigenica (antigenic drift). È una graduale modifica della sequenza degli aminoacidi che compongono le proteine in grado di scatenare la risposta immunitaria. Questo fenomeno – che riguarda sia i virus A che i B, ma che negli A avviene in modo più marcato e frequente – è responsabile delle epidemie stagionali.
2. Spostamento antigenico (antigenic shift). È un fenomeno che riguarda solo i virus influenzali di tipo A e consiste nella comparsa nell’uomo di un nuovo ceppo virale con una proteina di superficie appartenente a un sottotipo diverso da quelli comunemente circolanti nell’uomo. Questi fenomeni sono dovuti o a riassortimenti tra virus umani e animali (aviari o suini) oppure alla trasmissione diretta di virus non-umani all’uomo (l’esempio più recente è quello verificatosi ad Hong Kong nel 1997). Quindi la fonte dei nuovi sottotipi sono sempre virus animali. Poiché la popolazione non ha mai incontrato prima questi virus, in determinate circostanze questi cambiamenti di maggiore entità possono provocare una infezione improvvisa e invasiva in tutti i gruppi di età, su scala mondiale, che prende il nome di “pandemia”. È comunque importante sottolineare che la comparsa di un ceppo di proteine di superficie radicalmente nuove, quindi di un virus influenzale completamente diverso da quelli precedenti, non è di per sé responsabile di pandemia. Occorre, infatti, che il nuovo virus sia capace di trasmettersi da uomo a uomo in modo efficace. Ad esempio, i virus di sottotipo H5N1 isolati da varie persone ad Hong Kong nel 1997 non possedevano, fortunatamente, questa caratteristica.

Nelle settimane in cui dagli scienziati di tutto il mondo arrivano inviti a mantenere alta la guardia rispetto al pericolo di una epidemia globale di influenza, pur non avendo un azione diretta nei confronti di un “super virus”, è certo che nell’eventualità di una pandemia (influenza su scala globale dovuta a un virus mutato trasmesso dagli animali all’uomo), l’infezione contemporanea da virus normale e da virus di origine animale renderebbe l’infezione molto più pericolosa per l’uomo. Diventa quindi importante vaccinarsi, soprattutto se si è a rischio, per evitare la sovrapposizione dei due virus.

Normalmente l’influenza è una malattia semplice, ma in alcune persone, soprattutto le più deboli come quelle anziane, si possono sovrapporre altri disturbi, definiti complicanze. Le complicanze dell’influenza vanno dalle polmoniti batteriche, alla disidratazione, al peggioramento di malattie preesistenti (ad esempio malattie croniche dell’apparato cardiovascolare o respiratorio), alle sinusiti e alle otiti (queste ultime soprattutto nei bambini).
Le complicanze respiratorie sono le più frequenti, soprattutto le polmoniti a sovrapposizione batterica. Nella polmonite batterica, dopo che il paziente con influenza è migliorato, si assiste alla ricomparsa della febbre preceduta da brivido e le condizioni generali vanno rapidamente peggiorando. Oltre alle polmoniti batteriche, complicanze possono essere anche le polmoniti virali, di solito ad elevata mortalità. La letteratura conferma l’importanza della vaccinazione antinfluenzale nel diminuire sia l’ospedalizzazione che la mortalità per polmonite.Vi sono poi le complicanze cardiache. Infatti, a seguito dell’influenza, possono comparire alterazioni del ritmo cardiaco, dei toni cardiaci, segni di insufficienza cardiaca. Soprattutto negli anziani, si può avere improvvisamente arresto cardiaco e morte. È difficile dire se tutto ciò sia dovuto ad una vera e propria miocardite, cioè un’infezione del cuore; è certo che in alcuni casi di miocardite, ad esempio durante l’epidemia di Asiatica, è stato isolato il virus influenzale dal miocardio.

Altre complicanze

Una complicanza particolarmente grave può essere l’encefalite, affezione neurologica più frequente nei bambini. Un’altra complicanza dell’influenza, che si manifesta quasi esclusivamente nel bambino, è la sindrome di Reye. Essa può comparire nei bambini o ragazzi da 6 mesi a 18 anni, in terapia prolungata con aspirina, ed è caratterizzata da encefalopatia acuta con alterazione dello stato di coscienza, degenerazione grassa del fegato, in assenza di qualsiasi altra spiegazione. I diabetici, invece, possono andare incontro ad un aggravamento della malattia, con sviluppo di chetoacidosi. Questa complicazione può associarsi ad ipopotassiemia e portare a gravissime conseguenze. Una particolare attenzione anche va rivolta alle donne in gravidanza, che possono andare incontro a complicazioni a carico del sistema cardio-respiratorio, con conseguenti danni al feto da ipossia cioè carenza di ossigeno.

Prevenire è meglio che

Efficacia e sicurezza del vaccino
I virus influenzali vanno incontro a frequenti e permanenti cambiamenti della loro struttura, determinando così la comparsa di nuovi ceppi che sono i responsabili delle epidemie influenzali che si susseguono ogni anno.
Le caratteristiche del tutto nuove di questi virus fanno si che la popolazione umana non abbia sviluppata alcuna protezione immunitaria (acquisita naturalmente o con la vaccinazione) nei loro confronti.
Le informazioni sulle modifiche cui vanno incontro i virus influenzali sono raccolte da un sistema di sorveglianza e i dati ottenuti da queste informazioni vengono utilizzate per la “composizione” del nuovo vaccino stagionale che fonda la sua efficacia sulla maggiore concordanza possibile fra i virus circolanti e i virus vaccinali.
Quest’anno i vaccini antinfluenzali disponibili sono costituiti dagli antigeni virali (vaccino a subunità) o da frammenti del virus (vaccino split): queste caratteristiche rendono minima la possibilità di contrarre l’infezione.
II vaccino è efficace e sicuro
Chi deve vaccinarsi
La vaccinazione è raccomandata:
• persone di età pari o superiore a 65 anni
• bambini di età superiore ai 6 mesi e adulti affetti da patologie croniche
• bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale
• bambini pretermine (nati prima della 37A settimana di gestazione) e di basso peso alla nascita (inferiore ai 2500 g), dopo il compimento del 6°
mese
• donne che saranno nel secondo e terzo trimestre di gravidanza durante la
stagione epidemica persone di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti
• medici e personale sanitario di assistenza
• contatti familiari di persone ad alto rischio
• addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo
• personale che, per motivi occupazionali, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani

Chi non deve vaccinarsi

La vaccinazione è invece sconsigliata a
• lattanti al di sotto dei sei mesi
• persone allergici alle proteine delle uova o ad altri componenti del vaccino, a meno di una attenta valutazione dei benefici in confronto ai possibili rischi
• persone che hanno sviluppato severe reazioni a vaccino antinfluenzale nel passato
• persone che hanno manifestato sindrome di Guillain Barrè (neuropatia generalizzata simmetrica) entro 6 settimane dalla somministrazione di vaccino antinfluenzale.

Come si cura

Se nonostante tutte le precauzioni, l’influenza arriva, ci sono alcuni farmaci che possono essere utilizzati per alleviare la sintomatologia o curare eventuali complicanze.
La terapia di base dell’influenza è essenzialmente sintomatica.
È consigliabile riposo nella fase acuta della malattia e per 24-48 ore dopo la scomparsa della febbre. Nei casi di influenza non complicati, con febbre elevata, cefalea, dolori articolari possono essere indicati i farmaci antipiretici, analgesici, antinfiammatori (i più comuni sono paracetamolo e acido acetilsalicilico) e decongestionanti nasali per favorire la respirazione.
Gli antibiotici possono essere utilizzati per il
trattamento di complicanze a carico delle
alte o basse vie respiratorie sostenute da
batteri, tenendo nella dovuta considerazione i
fattori di resistenza antimicrobica.

Raccomandazioni
È importante tenere sempre presente che:
• il trattamento con gli antivirali è in realtà un metodo per evitare l’insorgenza di complicanze legate all’influenza ma necessita dell’apporto di altri farmaci
• il loro utilizzo a scopo profilattico non deve mai essere considerato sostitutivo della vaccinazione antinfluenzale
• come tutti i farmaci anche gli antivirali hanno delle controindicazioni d’uso e possono essere responsabili dell’insorgenza di reazioni avverse: questi farmaci vanno quindi assunti sempre su consiglio del proprio medico curante.

Il fai da te:
i rimedi della nonna e l’alimentazione
Mani pulite
La persistenza dei virus influenzali sulla superficie degli oggetti e la loro trasmissione tramite contatto hanno portato ad esperimenti per dimostrare l’efficacia deil lavaggio delle mani con la tintura di iodio nel prevenire la trasmissione. Se il lavaggio delle mani con tintura di iodio, per ovvi motivi, non è attuabile nella pratica quotidiana, sicuramente l’atto semplice di lavarsi le mani con il sapone costituisce un rimedio utile per ridurre la diffusione delle infezioni respiratorie, come la sindrome influenzale. Visto che quest’ultimo metodo è anche piuttosto economico, rappresenta sicuramente l’intervento preventivo di prima scelta.

I vapori o sulfumigi

Per quanto riguarda l’inalazione del vapore ci sono prove di efficacia contrastanti. Per esempio sono stati condotti alcuni test che hanno coinvolto l’uso di un umidificatore nell’ambiente, ma non hanno portato a prove conclusive. È tuttavia risaputo che i virus che causano il raffreddore non sopravvivono a una temperatura superiore ai 32°C e quindi il vapore a questa temperatura è un rimedio che può risultare efficace, tanto più se associato al mentolo, che per le sue proprietà vasodilatatrici facilita la respirazione. Ben vengano, quindi, i classici sulfumigi della nonna.

Sauna

Gli amanti dei regimi di vita nordici sono più difesi: uno studio finnico sembrerebbe indicare che l’uso della sauna riduce l’incidenza delle infezioni delle vie respiratorie. È probabile che ciò sia dovuto all’ostacolo della trasmissione dei virus respiratori in condizioni di alte temperature ed umidità.

Che cos’è l’influenza?
L’influenza è una malattia provocata da virus (virus influenzali) che infettano le vie aeree (naso, gola, polmoni). Spesso vengono impropriamente etichettate come “influenza” diverse affezioni delle prime vie respiratorie, sia di natura batterica che virale, che possono presentarsi con sintomi molto simili. Nello stesso periodo dell’anno in cui la circolazione dei virus influenzali è massima (in Italia solitamente da dicembre a marzo) possono contemporaneamente circolare molti altri virus che provocano affezioni del tutto indistinguibili, dal punto di vista clinico, dall’influenza (Adenovirus, Rhinovirus, virus sinciziale respiratorio etc.)
Quali sono i sintomi dell’influenza?
I sintomi dell’influenza sono comuni a molte altre malattie: febbre, mal di testa, malessere generale, tosse, raffreddore, dolori muscolari ed articolari. Soprattutto nei bambini si possono manifestare anche sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea).
Come si trasmette?
Per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con la tosse, lo starnuto o anche semplicemente parlando. Il periodo di contagiosità comincia un po’ prima che si manifestino i primi sintomi e si prolunga per 3-5 giorni; solitamente il periodo di contagiosità è un po’più lungo nei bambini che negli adulti. Il periodo di incubazione dell’influenza è molto breve, da 1 a 4 giorni (in media 2). Il virus dell’influenza, che resiste molto bene nell’ambiente esterno in situazioni di bassa temperatura ed umidità, si diffonde facilmente negli ambienti affollati.

Quali sono le complicazioni dell’influenza?
Le complicazioni dell’influenza vanno dalle polmoniti batteriche, alla disidratazione, al peggioramento di malattie preesistenti (ad esempio malattie croniche dell’apparato cardiovascolare o respiratorio), alle sinusiti e alle otiti (queste ultime soprattutto nei bambini).
Come si cura l’influenza?
Nei confronti dell’influenza può essere messa in atto una terapia sintomatica, con farmaci quali antipiretici (che abbassano la febbre), analgesici (che agiscono sul senso di malessere, sulla cefalea e sui dolori articolari e muscolari) ed antinfiammatori.
Il trattamento sintomatico è sufficiente nella maggior parte dei casi di influenza non complicata; in presenza di complicazioni (polmonari o di altro tipo) va naturalmente prescritta e somministrata una terapia specifica sempre dietro indicazione e sotto il controllo del medico curante.

Quando si debbono usare gli antibiotici?
Gli antibiotici sono attivi solo contro le infezioni batteriche e perciò, nell’influenza, patologia di origine virale, non hanno alcun effetto. Costituiscono comunque un presidio molto importante in caso di complicanze batteriche, che possono verificarsi nel corso della malattia, soprattutto in persone predisposte a causa di fattori di rischio o di malattie concomitanti; l’indicazione al loro uso va riservata esclusivamente al medico curante.
Come ci si può proteggere dall’influenza?
La vaccinazione antinfluenzale rappresenta il mezzo più efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. I vaccini antinfluenzali, la cui composizione può variare di anno in anno, a seconda delle caratteristiche dei ceppi di virus influenzali circolanti, hanno un’efficacia, negli adulti sani, variabile dal 70 al 90%, e riducono la mortalità legata all’influenza del 70-80% (Fonte: OMS) in quanto, anche se non sempre riescono a prevenire l’infezione, agiscono riducendo in modo sostanziale la frequenza delle sue complicazioni.
Per chi è utile la vaccinazione antinfluenzale?
La vaccinazione antinfluenzale in sé è un intervento di profilassi che può essere utile per tutti coloro che intendono evitare di contrarre l’infezione e per contribuire a ridurre la circolazione dei virus influenzali.
Per chi è sconsigliata la vaccinazione?
La vaccinazione antinfluenzale è sconsigliata alle persone allergiche alle proteine dell’uovo, anche se queste nel vaccino sono presenti in quantità minima (il vaccino antinfluenzale viene prodotto su uova embrionate di pollo). La vaccinazione antinfluenzale deve essere rinviata in caso di manifestazioni febbrili in atto. Nelle persone con malattie autoimmuni il vaccino antinfluenzale va somministrato solo dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio. La vaccinazione antinfluenzale è sconsigliata anche a coloro che, dopo una precedente somministrazione, abbiano presentato manifestazioni di ipersensibilità immediata (anafilassi), o reazioni di tipo neurologico.
Quali sono gli effetti collaterali della vaccinazione?
La vaccinazione comporta raramente effetti indesiderati, peraltro di scarsa entità, che vanno dal gonfiore-arrossamento nella sede dell’iniezione, al malessere generale, alla febbricola o dolori muscolari di breve durata e intensità.
Bisogna vaccinare tutti i bambini contro l’influenza?
Un bambino in buone condizioni di salute è in grado di reagire autonomamente o con il semplice supporto di terapie sintomatiche nei confronti del virus influenzale. Perciò, la vaccinazione antinfluenzale nei bambini sani non è prioritaria.
Quali bambini bisogna vaccinare?
Ci sono bambini per i quali la vaccinazione, non solo è utile come mezzo di prevenzione collettiva ma è necessaria ai fini di una protezione individuale, in quanto, in caso di malatte, potrebbero più facilmente andare

incontro a complicanze. Sono bambini con:
• malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (inclusa l’asma persistente, la displasia broncopolmonare e la fibrosi cistica), e malattie respiratorie acute recidivanti (otite media acuta e infezioni delle alte vie)
• malattie croniche dell’apparato cardiocircolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite
• malattie metaboliche, compreso il diabete mellito
• malattie renali con insufficienza renale
• malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie
• malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
• sindromi da malassorbimento intestinale
• malattie dell’apparato uropoietico ovvero altre severe condizioni patologiche che aumentino il rischio di complicanze
• patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici
• bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale
• bambini e adulti istituzionalizzati
• bambini pretermine e di basso peso alla nascita al compimento del 6° mese.
Si può allattare con l’influenza?
Sì, in quanto la trasmissione dell’infezione avviene soprattutto per via “aerea”, quindi, per evitare di contagiare il bambino è consigliabile allattare mettendo, per esempio, una mascherina sulla bocca.

Si può allattare dopo essere stati vaccinati contro l’influenza?
La vaccinazione antinfluenzale non è controindicata nelle donne che allattano e l’allattamento non interferisce sfavorevolmente sulla risposta immunitaria.
È sicuro il vaccino antinfluenzale in gravidanza?
La Circolare del Ministero della Salute n°1 del 5 agosto 2005 precisa che la vaccinazione è consigliata a tutte le donne che, durante la stagione epidemica, saranno nel secondo e terzo trimestre di gravidanza. Diversi studi hanno infatti messo in evidenza il maggior rischio di serie complicazioni in seguito all’influenza, anche in assenza di condizioni mediche predisponenti, per le donne nel terzo trimestre di gravidanza o nelle prime fasi del puerperio. I vaccini antinfluenzali sono a base di virus uccisi o di sub-unità e non comportano quindi, in nessuna fase della gravidanza, i rischi connessi all’impiego di vaccini a base di virus viventi attenuati. In assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione antinfluenzale, questa può essere differita all’inizio del terzo trimestre di gravidanza, dopo un’attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio da parte del medico.
La vaccinazione è gratuita?
La Circolare del Ministero della Salute individua l’elenco delle categorie a rischio sulla base del quale i servizi territoriali di

prevenzione, in relazione alla disponibilità di risorse riservate agli obiettivi specifici di pianificazione sanitaria regionale, offrono la vaccinazione antinfluenzale:
1. persone di età pari o superiore a 65 anni
2. bambini di età superiore ai 6 mesi e adulti affetti da:
a. malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (inclusa l’asma persistente, la displasia broncopolmonare e la fibrosi cistica)
b. malattie croniche dell’apparato cardiocircolatorio, comprese le cardiopatie congenite e acquisite
c. diabete mellito e altre malattie metaboliche
d. malattie renali con insufficienza renale
e. malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie
f. malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV
g. sindromi da malassorbimento intestinale
h. patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici
3. bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale
4. bambini pretermine (nati prima della 37A settimana di gestazione) e di basso peso alla nascita (inferiore ai 2500 g), dopo il compimento del 6° mese
5. donne che saranno nel secondo e terzo trimestre di gravidanza durante la stagione epidemica
6. persone di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti
7. medici e personale sanitario di assistenza
8. contatti familiari di persone ad alto rischio
9. persone addette a servizi pubblici di primario interesse collettivo:
a. personale degli asili nido, insegnanti scuole dell’infanzia e dell’obbligo

b. addetti poste e telecomunicazioni
c. dipendenti pubblica amministrazione e difesa
d. forze di polizia incluso polizia municipale
e. volontari servizi sanitari di emergenza
f. personale di assistenza case di riposo
10. personale che, per motivi occupazionali, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani:
a. detentori di allevamenti
b. addetti all’attività di allevamento
c. addetti al trasporto di animali vivi
d. macellatori e vaccinatori
e. veterinari pubblici e libero-professionisti
A chi rivolgersi per effettuare la vaccinazione?
La vaccinazione viene effettuata dal proprio medico di famiglia o dal Pediatra di libera scelta (che a tal scopo hanno stipulato apposita convenzione con la Regione o con la ASL) o presso i servizi vaccinali delle ASL.
Quando vaccinarsi?
Si consiglia di praticare la vaccinazione tra metà ottobre e dicembre, ricordando che sono necessari almeno dieci giorni affinché si realizzi una copertura vaccinale ottimale. La vaccinazione, rimane comunque un efficace mezzo protettivo anche se viene effettuata in periodi successivi, e può trovare indicazioni, ad esempio, in persone che effettuino viaggi all’estero in zone in cui l’attività influenzale segue ritmi diversi dai nostri.
I farmaci antivirali possono prevenire l’influenza?
L’uso dei farmaci antivirali non va mai considerato una alternativa alla vaccinazione antinfluenzale, che rimane il mezzo più efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso per prevenire la malattia.

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