Inter – Bologna Streaming Gratis diretta Live Tv su Rojadirecta e Sky

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INTER – BOLOGNA STREAMING GRATIS SU ROJADIRECTA Come vedere la partita in diretta TV, Inter – Bologna  basta cercare su Google la parola chiave Streaming Gratis ci saranno molti siti che vi spiegheranno come seguire la Diretta Live Tv, anche Smartphone e Tablet. Lo Streaming Gratis si può vedere con molte piattaforme, sia Android che iOS.A questo punto se volete seguire il match non vi rimane che vedere Inter – Bologna in streaming live, magari affidandovi ad uno dei siti internet specializzati per questi eventi. Ad esempio potete recarvi su Rojadirecta o su LiveTV, dove troverete circa mezz’ora prima dell’orario di inizio della gara una pagina apposita con i link per seguire la gara.«Il risultato dipende da ciò che mettiamo in campo Miglioriamo in continuazione e pensiamo positivo Facciamo noi la partita: ai miei chiedo… l’impossibile»

Sarà un’estate calda quella dell’Inter e non solo per le questioni relative al futuro di Roberto Mancini o del mercato che verrà (con la Champions andrà in un modo, senza sarà obbligatoriamente condizionato da alcune cessioni), ma anche per gli impegni che la squadra nerazzurra dovrà affrontare. Direttamente e indirettamente. Già, perché con l’eventuale terzo posto ci sarà da disputare il fondamentale playoff di Champions tra il 16 e il 24 agosto; mentre se sarà Europa League, bisognerà capire da quando inizierà a giocarla l’Inter, dai gironi (con quarto sicuramente, col quinto dipenderà da come finirà la Coppa Italia) o dai turni preliminari. In questo caso, le prime gare ufficiali sarebbero addirittura il 28 luglio. Ma i giocatori nerazzurri avranno anche altri impegni con le rispettive nazionali e ad Appiano c’è già fibrillazione per la questione Olimpiadi.

I Giochi di Rio si svolgeranno ad agosto e la finale del calcio si giocherà sabato 20, ovvero quanto scatterà il campionato di serie A ’16-17. Si capisce, dunque, come tutti i club, non solo l’Inter, non siano entusiasti di concedere i loro giocatori alle selezioni olimpiche. L’Inter, ieri, ha fatto capire il proprio punto di vista con la netta presa di posizione di Mancini, intervenuto sul tema Miranda, ma da quello che filtra il pensiero è simile anche per Icardi. Sono infatti i due big sudamericani quelli che rischiano seriamente di essere convocati rispettivamente da Dunga – stasera in tribuna a San Siro (annunciato anche il ct azzurro Conte) e Martino per Rio 2016 (teoricamente anche Juan Jesus e Telles, ma al momento non ci sono indicazioni in tal senso). Il Brasile non ha mai vinto l’oro nel calcio e il fatto di disputare i Giochi in casa rappresenta un’opportunità unica da non fallire. Per questo Dunga vorrebbe chiamare come fuoriquota il capitano della sua Seleçao. Peccato, però, che il Brasile dal 3 al 26 giugno sarà impegnato negli Stati Uniti nella Copa America del Centenario e ovviamente Miranda farà parte dei 23 convocati. L’Inter, a maggior ragione, su questa cosa non vuole sentirci: Miranda andrà alla Copa America, ma non alle Olimpiadi. I Giochi non fanno parte delle date ufficiali Fifa e dunque l’Inter ha, di fatto, il coltello dalla parte del manico. Un problema, però, potrebbe essere rappresentato dalla volontà di Miranda, sempre che il brasiliano… rimanga nerazzurro: Bayern, Real, Barcellona e Manchester United sono sulle sue tracce e con 20 milioni, chissà cosa succederà.

In un certo senso il discorso mercato vale anche per Icardi, ma l’Inter al momento non pensa di privarsi del proprio capitano (con 40 milioni, però…). Icardi, a differenza di Miranda, al momento ha poche chance di essere convocato per la Copa America, mentre è quasi certo della chiamata alle Olimpiadi (il ct Martino ha già annunciato che lo vorrebbe schierare in coppia con Dybala). Il centravanti dell’Inter tiene molto alla nazionale, le Olimpiadi sarebbero un’occasione per mettersi in mostra. L’Inter in questo caso vuole attendere di capire come sarà strutturata la sua estate, ma di certo se Icardi dovesse andare ai Giochi, al di là dei preliminari delle varie coppe, perderà quasi sicuramente le prime due giornate di campionato.

Milano. Nell’altalena dell’attacco nerazzurro è tornato in alto Adem Ljajic. Le sue ultime prestazioni lo hanno riportato al centro della scena. Il serbo cercherà di essere decisivo anche contro il Bologna insieme a Icardi e Perisic (ieri spettacolare gol in acrobazia del croato nella partitella di allenamento alla Pinetina). L’assetto molto offensivo potrebbe essere completato dalla presenza di Eder. Mancini sembra essersi affezionato al carattere genio e sregolatezza dell’ex di Roma e Fiorentina. Il tecnico scherza sulla predisposizione di Ljajic ad allenarsi bene solo quando sa di partire titolare. Lo jesino sa come maneggiare questo genere di calciatori e cerca di non disperderne il talento. Sono talenti che fanno arrabbiare, ma al contempo regalano molte soddisfazioni. Il confronto con Balotelli viene naturale: «Spero sempre che Mario possa tornare indietro di qualche anno. Deve scattare qualcosa dentro di lui». Non è in un periodo facile nemmeno Jovetic: il montenegrino dovrebbe saltare anche la partitissima di Roma per tornare dopo la sosta. Ieri è arrivato alla Pinetina per effettuare il lavoro di recupero personalizzato, mentre i compagni lasciavano il centro sportivo dopo la rifinitura della mattina. Il programma per i convocati prevedeva qualche ora a casa e ritorno ad Appiano Gentile per l’inizio del ritiro nel tardo pomeriggio (approccio già seguito da Mancini in questa stagione).

Questa sera, prima del via, festeggiamenti speciali per il 108° compleanno dell’Inter: 108 bambini del settore giovanile entreranno in campo accompagnati da ex glorie nerazzurre come Beccalossi, Suarez, Corso, Berti, Alessandro Bianchi, Boninsegna e Toldo. Sul maxi-schermo saranno proiettate le immagini più belle della storia dell’Inter. Attesi circa 40.000 spettatori con particolare attenzione al riempimento del primo anello, strategia che l’Inter sta seguendo in questa stagione per avvicinare i tifosi al campo, e per motivi commerciali e di riprese tv.

Dopo il black out dei minuti finali con la Lazio, nell’ultima partita prima di Natale, non è stato più lui. Felipe Melo avrebbe dovuto essere il trascinatore dell’Inter sul campo. Voluto fortemente da Mancini, il brasiliano aveva il compito di far cambiare marcia caratterialmente alla squadra. Ma non è stato così. Emblematica, dopo il tracollo con i biancocelesti, la domenica del Bentegodi contro il Verona a inizio febbraio quando l’allenatore lo aveva riproposto titolare, sostituendolo però nell’intervallo per evitargli un’altra espulsione. Ma, nonostante questo brusco cambio di scena rispetto alle positive partite di inizio stagione, Felipe Melo ha continuato a svolgere il suo ruolo fuori dal terreno di gioco. Non è più il perno del centrocampo, ma resta uno dei leader del gruppo. Basta osservare un allenamento per rendersene conto. L’ex Juventus e Fiorentina non tace un secondo, è sempre pronto a scherzare e rimbrottare simpaticamente i compagni. Non molla mai neanche durante i torelli che precedono le partitelle sui campi della Pinetina. Divertente ieri un siparietto con Nagatomo: «Guarda che i giapponesi non possono dire le bugie», ha detto al terzino nipponico che, per non finire in mezzo, assicurava di aver effettuato il passaggio senza far toccare il pallone a un compagno.

Ma la principale vittima del martellamento di Melo è il connazionale Telles, l’altro ex Galatasaray arrivato all’Inter in estate. Il centrocampista non lo lascia in pace un secondo. E l’attività di animatore del numero 88 prosegue anche lontano dalla Pinetina: è sempre lui a tenere alto l’umore del gruppo durante le trasferte. Un gran rompiscatole che oscilla tra il simpaticone della compagnia e il fratellone imbronciato. In ogni caso un elemento importante anche se i minuti in campo sono sempre di meno e a fine stagione potrebbe cambiare aria: è nel mirino dello Shanghai Shenhua.

Roberto Donadoni ha parlato chiaro alla vigilia della sfida con l’Inter, senza giri di parole, affrontando ognuno dei tre temi più rilevanti. Ovvero mancanze, obiettivi e futuro suo e del Bologna. Andiamo per ordine: «Occorre una determinazione più feroce in fase di rifinitura e conclusione. Lì stiamo difettando. Siamo statici, magari aspettiamo l’errore dell’avversario, piuttosto che sfruttare anche le palle sporche. Dobbiamo fare più punti possibili in queste 10 partite, creandoci una mentalità che vada oltre gli obiettivi precostituiti. Senza di essa, chi andrà a giocare in campo internazionale un domani, si troverebbe spaesato. Un contesto a cui il Bologna come squadra può pensare».

Da quando c’è lui, i rossoblù hanno raccolto lo stesso numero di punti dell’Inter, 30 nelle ultime 18 gare. Stasera si chiuderà un cerchio. Il Bologna viene da tre 0-0 di fila. A San Siro vorrebbe ritrovare il gol. In attacco mancherà il febbricitante Mounier, ma senz’altro ci sarà Mattia Destro: «Per qualità fisiche e tecniche – ha detto ancora Donadoni – potrebbe tranquillamente giocare nel Bayern, nel Real o nel Barça. A volte non se ne rende conto e vivacchia. Mi dà fastidio per lui. Deve capirlo e avere quella cattiveria agonistica che gli garantisca 20 gol all’anno e non 12. Se sarà necessario, sono pronto anche a sferrargli qualche cazzotto».

Si diceva del suo futuro, infine. Donadoni ha ribadito:«Non esistono date di scadenza. Non mi sento uno yogurt. Io faccio il mio lavoro con grande rispetto per società e presidente. Se ci sarà qualcosa di diverso, ci si confronterà. A oggi non c’è nessuna necessità di farlo». Il contratto è fino al 2018. Niente contatti con altri. Poi domani è un altro giorno, e ovviamente si vedrà.

Poco più di un anno fa Adriano Galliani si presentò al citofono di casa Destro a Roma. L’a.d. del Milan era in missione per convincere l’allora attaccante della Roma a trasferirsi a Milano. Sull’altra sponda però, non quella che lo aveva allevato. Incroci del calcio: spezzato il cordone con la mamma, ti viene a chiamare il cugino. Semplicemente sono scelte aziendali (non avviene solo nel calcio) che portano i frutti della gavetta a essere sganciati altrove. Questa sera Mattia Destro ritrova l’Inter alla guida di un Bologna bello, fresco e ottimista. Una squadra che va così bene grazie a Roberto Donadoni e anche a quei tre dal passato nerazzurro: Destro, Saphir Taider e Ibrahima Mbaye. Non un caso di miopia calcistica, solo di un destino che li ha voluti riunire in terra emiliana in una stagione nata male con Delio Rossi e rifiorita con l’ex tecnico della Nazionale (del gruppo fa parte anche Lorenzo Crisetig, previsto in tribuna questa sera).

Partiamo da Destro e da un dato che fa sorridere l’Inter: in campionato non ha mai segnato alla squadra che lo ha allevato. E anche il bilancio è povero con un successo in 7 incroci. Se si giocasse in Coppa Italia ci sarebbe da fare le barricate visto che nelle due semifinali del 201213 con la Roma segnò 3 gol. Ma qui è tutta un’altra storia. All’In-
ter faceva coppia con Mario Ba- lotelli. I due vinsero il Viareggio del 2008 ai rigori sull’Empoli. Mattia segnò il primo della serie finale, Mario l’ultimo. Destro non ha mai messo piede in campo con la prima squadra nerazzurra, quasi un amore interrotto nella culla. Questa sera proverà ghignare per un gol che gli manca dal 14 febbraio a Udine (l’ultimo in assoluto segnato dal Bologna stesso che poi ha infilato 3 volte lo 0-0) anche perché in tribuna ci sarà il c.t. della Nazionale Antonio Conte con il team manager Lele Oriali.
MI MANDA MOU Mbaye ha una storia meno articolata e più recente. Arriva all’Inter da Dakar, dove giocava con l’Etoile Lusitana, nell’estate del 2011. L’accademia nata anche grazie ai fondi di Josè Mourinho promette bene con i suoi istruttori. Ibra entra nel settore giovanile nerazzurro nell’annata giusta. Vince la Next Gen (la Cham- pions Primavera) con Andrea Stramaccioni e alza pure il trofeo del campionato Primavera con Daniele Bernazzani visto che Strama venne chiamato da Massimo Moratti in prima squadra. Mbaye viene mandato a Livorno. Il rientro a Milano dura poco, giusto il tempo di trovare il Bologna. L’anno scorso sei mesi in B, quest’anno l’inizio in panchina e la titolarità trovata solo dal 6 febbraio contro la Fiorentina.

IL FRANCO-ALGERINO Taider è un prodotto nerazzurro in versione-beta, ovvero già grandicello. Fu il Bologna a portarlo in Italia e a girarlo all’Inter nell’estate 2013. In tutto 26 presenze, un paio di gol e mai la sensazione di poter incidere il nome nel progetto interista. Prima il prestito al Sassuolo, poi quello attuale biennale al Bologna. Mattia, Ibrahima e Saphir stasera avranno un paio di motivazioni in più. Un Roberto pensa a come arginarli (Mancini), l’altro Roberto (Donadoni) a come esaltarli.

Ci sarà anche Erick Thohir in tribuna per festeggiare i 108 anni dell’Inter, compiuti mercoledì scorso. Ci saranno 108 bambini del Settore Giovanile a sfilare con i giocatori di Inter Forever (tra cui Bec- calossi, Bianchi, Suarez, Carbone, Toldo, Fresi, Corso, Berti e Boninsegna). Il presidente arriverà direttamente da Ginevra, dove anche stamane parteciperà ai lavori del board della Fiba. Si fermerà a Milano sino a martedì.

PROVE DI 4-3-3 Thohir e i 40mila tifosi attesi a San Siro sperano in una vittoria che – almeno per una notte, aspettando gli impegni di Fiorentina e Roma – riporterebbe nel mirino il vitale terzo posto. Per piegare il Bologna ferma-grandi, rispetto al match col Palermo Mancini sembra intenzionato a tornare al più equilibrato 4-3-3, malgrado la diffida di Kondogbia, che con un giallo salterebbe la Roma. Nella breve rifinitura di ieri (50 minuti), il francese è stato provato con Medel e Brozovic, alle spalle del tridente composto da Palacio, Icardi ed Eder. Più probabile però che ad affiancare il capitano siano ancora Peri- sic e Ljajic. «Adem si è allenato bene – ha scherzato il tecnico -. Come sempre quando pensa di giocare…».

JOVETIC DOPO LA SOSTA Le possibilità di scelta non mancheranno, visto che di fatto l’infermeria è vuota da Natale. Merito ai preparatori e allo staff medico, che però non hanno potuto recuperare Jovetic, alle prese con i cronici problemi al polpaccio provocati dal so- leo. «Credo che Stevan tornerà dopo la sosta» ha spiegato Mancio. Tutto ok invece per Murillo (affaticamento) e Manaj (torcicollo). lu.tai

Zero cenni al terzo posto o alla possibilità di vincere per la prima volta quattro gare di fila in casa in campionato. Molti riferimenti al futuro di Mancini e di alcuni giocatori. Strana vigilia ad Appiano Gentile, malgrado stasera contro il Bologna l’Inter si giochi tantissimo in chiave Champions prima della sfida con la Roma. A oltre due mesi dalla fine della stagione, Mancio è quindi costretto a dare risposte perentorie, malgrado le variabili da qui
al 15 maggio saranno infinite. «Se resto indipendentemente da come finirà il campionato? Ho sempre stimoli perché amo il mio lavoro – esordisce il tecnico – E all’Inter gli stimoli non mancano mai. Il futuro di Icardi? Ha un contratto lungo, non credo ci saranno problemi. Eder? L’assenza di gol è casuale, ha sempre fatto ottime gare, ci sarà molto utile. Telles a rischio se arriva Erkin? Telles ha passaporto italiano e grandi possibilità. Poi dipenderà anche dall’accordo tra Inter e Galatasa- ray. Il c.t. del Brasile Dunga sarà in tribuna per Miranda, cui in estate vorrebbe far giocare Coppa America e Olimpiade? E le vacanze quando le fa?».
AH GIÀ, IL BOLOGNA In compenso Mancio si illumina quando si torna all’attualità. «Sono tifoso del Bologna, merita di tornare in alto. Donadoni è un grande, possono crearci problemi. Hanno tanti giovani di talento e si sono sbloccati psicologicamente. Subiscono pochissimo, sarà dura fargli gol. Se in futuro potrei allenare il Bologna? Vediamo. Nonostante qualcuno dica che sono bollito, ho ancora tanti anni davanti». Mancini ride e scherza. Ma si fa più serio quando si tocca il discorso moduli e formazione. «Avanti con quattro giocatori offensivi – spiega -? Ripeto che conta l’atteggiamento, non lo schema. Perisic è arrivato a fine mercato, Bia- biany doveva recuperare dopo il lungo stop. E poi non dimentichiamoci che in questa squadra ci sono giovani come Icardi, Mu- rillo, Biabiany, Perisic, Kondog- bia e Brozovic che devono crescere». Detto da lui, calciatore a 16 anni, viene un po’ da ridere.

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