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Intramoenia, perchè non è la soluzione giusta

L’attività intramoenia o inframuraria riguarda la possibilità che i medici ospedalieri hanno di poter esercitare la professione all’interno della stessa struttura ospedaliera, al di fuori del normale orario di lavoro. Avete capito bene, la legge italiana consente ai medici dipendenti pubblici di operare da privati all’intero della struttura pubblica.

Ora, non c’è bisogno di avere un master in economia ad Harvard per capire che c’è un grosso problema di conflitto di interesse. Un palese problema di incentivi sbagliati. E’ come mettersi in casa un ladro o affidare le pecore al lupo; non ci si può poi sorprendere se si viene derubati o se il lupo ha ucciso le pecore.

D’altronde basta dare uno sguardo a ciò che accade nel settore privato per capire che la situazione è quantomeno anormale. Un dipendente privato può anche svolgere un’attività per proprio conto, ma a patto che rispetti l’obbligo di fedeltà al datore di lavoro sancito dall’art. 2105 del c.c.:

Il prestatore di lavoro non deve trattare affari, per conto proprio o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore, né divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio.

Il recente orientamento della Cassazione è ancora più stringente: Il dipendente non può esercitare un’attività lavorativa che, seppure non produca un danno attuale al datore di lavoro, potrebbe produrne potenzialmente in futuro (Cass., 1.2.2005, n. 1878).

Nella sanità pubblica, invece, non solo i medici possono svolgere un’attività che li pone in diretta concorrenza con il proprio datore di lavoro, ma addirittura il datore di lavoro (le Regioni) si devono preoccupare di allestire (con i soldi pubblici!) gli spazi dedicati all’attività intramoenia. E’ come se una banca dovesse concedere un suo ufficio ad un suo dipendente affinchè costui potesse svolgere attività di consulenza finanziaria per conto proprio. Un’assoluta aberrazione.

Ufficialmente l’attività intramoenia dovrebbe contribuire a risolvere il problema delle lunghissime liste di attese, garantire ai medici di poter esercitare la propria professione, e dare la possibilità ai pazienti di scegliersi il medico da cui farsi curare con il quale instaurare un rapporto di fiducia stabile e duraturo.

Ma quale interesse può avere un medico affinchè si risolva il problema delle chilometriche liste di attesa? Lo stipendio da dipendente pubblico è fisso, mentre quello da libero professionista è variabile e dipende dal numero di pazienti-clienti. Non va dimenticato poi che se le liste d’attesa fossero corte non vi sarebbero richieste di attività intramoenia. Da queste brevi considerazioni è evidente come non solo l’attività intramoenia non aiuti a risolvere il problema delle interminabili liste di attesa, ma come lo possa addirittura aggravare. Di ciò sembrava essere consapevole l’ex Ministro della Sanità Ferruccio Fazio che qualche mese fa aveva affermato:

Vogliamo evitare che ci siano liste d’attesa lunghissime per ottenere prestazioni sanitarie nell’attività istituzionale dell’orario di lavoro e invece abbreviate nell’attività intramoenia, come purtroppo accade.

L’attività intramoenia consente la creazione di un rapporto di fiducia tra il medico ed il paziente. Si, è vero, ma solo con chi paga! Chi non paga, perchè non ne ha la possibilà o semplicemente perchè ritiene che sia suo sacrosanto diritto avere una determinata prestazione dal Servizio Sanitario Nazionale, avrà le stesse cure, le stesse attenzioni di coloro che pagano?

Qualcuno potrebbe obiettare che l’attività intramoenia è complementare a quella ordinaria, in quanto si esercita al di fuori del normale orario di lavoro. La situazione non è però così semplice. Pensate, per esempio, ad un tizio che decida di farsi operare in regime intramoenia e tale intervento richieda un periodo di ricovero di 15 giorni. Il medico specialista si troverà necessariamente a seguire contemporaneamente pazienti in regime ordinario e pazienti-clienti in regime intramoenia. Il problema è quindi reale: esiste un’oggettiva difficoltà a tenere separata l’attività di libero professionista da quella istituzionale.

L’Italia è pervasa di situazioni di questo genere. Nel Bel Paese puoi diventare Presidente del Consiglio anche se sei il proprietario di un impero economico e mediatico, puoi essere il controllore di te stesso, la mattina puoi trovarti in parlamento a fare le leggi ed il pomeriggio in un’aula di tribunale a difendere un soggetto a cui quelle leggi devono essere applicate. Situazioni che in un paese civile, o almeno che si ritenga tale, non dovrebbero assolutamente esistere.

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  1. “Nella sanità pubblica, invece, non solo i medici possono svolgere un’attività che li pone in diretta concorrenza con il proprio datore di lavolo, ma addirittura il datore di lavoro (le Regioni) si devono preoccupare di allestire (con i soldi pubblici!) gli spazi dedicati all’attività intramoenia. E’ come se una banca dovesse concedere un suo ufficio ad un suo dipendente affinchè costui potesse svolgere attività di consulenza finanziaria per conto proprio. Un’assoluta aberrazione”. Siamo il Paese vegogna per il genere umano

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