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Invasione da cimici verdi e cimici asiatiche nelle case. Ecco come risolvere il problema

Allarme cimici asiatiche dal nord Italia fino a Roma. Questi insetti distruggono orti e frutteti e sono una vera e propria calamità, che si spostano dal nord al sud per “svernare”, come sottolineato dalla Coldiretti. Nel quartiere Prati della Capitale interi appartamenti sono infestati ed eliminarle è molto difficile, richiede disinfestazioni immediate.

Simona De Santis sul Corriere della sera scrive che le cimici marmorate asiatiche sono arrivate i Emilia Romagna circa 5 anni fa, sono lunghe tra i 12 e i 17 millimetri e si riconoscono dal colore grigio-marrone:

“Dalla Coldiretti spiegano i motivi che spingono l’insetto a cercare riparo negli appartamenti: «É molto difficile la lotta contro questo insetto, assai prolifico, che da adulto è in grado di volare per lunghe distanze alla ricerca del cibo – precisa Coldiretti – e sverna come adulto in edifici o in cassette e anfratti riparati per poi raggiungere in primavera le piante per deporre le uova».

Frutteti e orti, dalla Lombardia al Piemonte, stanno pagando un prezzo altissimo. E l’invasione delle cimici non piace nemmeno ai residenti di Prati che lamentano di aver scritto al Comune per chiedere una disinfestazione immediata. Senza risultato. «L’Ama ha risposto il 6 ottobre affermando che la problematica non è di sua competenza, mentre l’ufficio Gestione specie sinantropiche del Comune ha risposto l’undici ottobre che la questione sarebbe stata esaminata ma occorreva un mese per un riscontro». I cittadini hanno contattato anche «il Dipartimento Ambiente che non ha risposto». Infine, «il Servizio Giardini ha inviato dei tecnici per un sopralluogo senza programmare la disinfestazione: aspettiamo che il problema diventi endemico?»”.

La cimice asiatica Halyomorpha halys è una specie invasiva originaria dell’Asia orientale (Cina, Giappone, Corea). Questo insetto, come altre specie invasive, è probabilmente introdotto in nuovi ambienti attraverso gli spostamenti delle persone e il traffico di merci. Fuori dal suo areale originario è stato rinvenuto per la prima volta alla fine degli anni novanta negli Stati Uniti dove, in breve tempo, è divenuto il fitofago chiave in numerosi agroecosistemi causando ingenti danni economici, soprattutto su colture arboree come melo, pero e pesco. In Europa le prime segnalazioni risalgono al 2007 in Svizzera, ma per alcuni anni la densità di popolazione è rimasta molto bassa. Il primo rinvenimento in Italia, in Provincia di Modena, risale al settembre 2012. In seguito la specie si è espansa nelle aree frutticole delle provincie di Modena, Reggio Emilia e Bologna, con importanti focolai anche in Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia; al momento in queste aree sono stati segnalati gravi danni principalmente su pero.
Quest’anno, durante il mese di marzo, sono stati ritrovati alcuni individui di cimice asiatica in Alto Adige (Val Venosta e Bressanone).

MORFOLOGIA
Gli adulti sono lunghi circa 1,5 – 1,7 cm e hanno la caratteristica forma a scudo. Il colore è tipicamente marmorizzato. Le antenne hanno striature bianche e nere, così come l’orlo dell’addome. Può essere confusa con un’altra cimice piuttosto comune nei nostri ambienti (Rhaphigaster nebulosa), anche se presentano alcuni caratteri distintivi, evidenziati nelle figure sotto riportate.
BIOLOGIA
H. halys sverna come adulto aggregandosi anche in migliaia di individui in luoghi naturali riparati o presso abitazioni, magazzini e capannoni; per questo motivo è considerato anche un infestante degli ambienti domestici. In primavera gli adulti si spostano sulla vegetazione, dove si nutrono e si accoppiano. All’inizio dell’estate cominciano a deporre le uova (fino a 400 per femmina) a gruppi sulla pagina inferiore delle foglie. Nei nostri climi compie in media due generazioni all’anno. Sia gli stadi giovanili che gli adulti si nutrono di linfa attraverso l’apparato pungente-succhiante. La cimice asiatica è polifaga, si può nutrire sia su piante coltivate ed ornamentali, sia selvatiche.

DANNI, MONITORAGGIO E CONTROLLO
Gli attacchi più importanti a livello mondiale sono stati segnalati su melo, pero, pesco, nettarine, actini- dia, ma anche su colture erbacee come soia e fagiolo. I danni si verificano in seguito alle punture dell’insetto; nella fase precoce di sviluppo dei frutti i sintomi si manifestano soprattutto come deformazioni, mentre in fase di maturazione i danni consistono in imbrunimene e necrosi dei tessuti. Su uva da vino si sta verificando se la presenza di individui in fase di lavorazione possa compromettere la qualità del vino a causa dell’odore sgradevole tipico delle cimici. L’insetto ha una elevata mobilità ed è in grado di spostarsi rapidamente tra aree selvatiche e coltivate seguendo la disponibilità degli ospiti. La difesa chimica è resa difficile per l’elevata polifagia e mobilità dell’insetto; anche i risultati riportati in letteratura confermano la difficoltà a combattere la cimice asiatica. Il metodo di difesa che al momento fornisce i migliori risultati è la protezione degli impianti con reti anti-insetto. Sono in fase di identificazione “antagonisti naturali” allo scopo di valutarne l’utilizzo per il controllo biologico.
CONSIGLI

È importante che chiunque individui insetti che presentano le caratteristiche sopra descritte, li catturi e li conservi in un contenitore trasparente ben chiuso (es. vasetto di vetro, sacchetto di nylon) e contatti i tecnici della FEM per poter identificare con certezza la specie. Tutte le segnalazioni sono utili per un attento monitoraggio.

Allo studio metodi alternativi alla difesa con mezzi chimici, che non sta dando i risultati sperati. A breve nel Modenese i primi test sperimentali con lanci di insetti antagonisti

In Emilia-Romagna la cimice asiatica (Halyomorpha halys) è stata rinvenuta per la prima volta nel 2012. Due anni dopo in una zona circoscritta del Modenese, tra San Cesario sul Panaro e Castelfranco Emilia, sono stati registrati i primi consistenti danni su pero, attribuibili appunto alla cimice stessa. Purtroppo nelle due ultime annate – biennio 2105-2016 – i danni sono invece risultati più estesi e molto gravi, interessando anche altre colture. Dopo le prime apparizioni nel Modenese l’insetto si sta diffondendo a forte velocità nel resto del territorio regionale, a partire dalle province limitrofe di Bologna, Ferrara, Reggio Emilia, e dall’anno scorso ha fatto la sua comparsa anche nel Ravennate e in provincia di Forlì-Cesena, con popolazioni di diversa consistenza a seconda delle località.

La grande polifagia di H. halys la rende poten zialmente pericolosa per molte colture frutticole ed erbacee, anche se il pesco sembra essere la preferita.
Il danno principale provocato dalla cimice asiatica consiste nelle alterazioni prodotte dalle punture e dalle cospicue deiezioni dell’insetto. L’alterazione istologica più comune è il cono salivare, che consiste in un indurimento del tessuto, una sorta di grumo, che si forma in corrispondenza della puntura.
Sulle pere le punture precoci determinano deformazioni simili a quelle provocate dalle punture degli altri insetti emitteri.
Man mano che il frutto raggiunge le sue dimensioni finali, le punture di H. halys provocano danni meno evidenti, come piccole sube- rificazioni o aree necrotiche che, in alcuni casi, possono anche degenerare nella deliquescenza della polpa.

Il momtornggw è fondarnrntak

halys per una corretta tempistica ed esecuzione degli interventi sono fondamentali le informazioni raccolte attraverso i controlli visivi osservando porzioni di piante, ispezionando foglie, frutti e parti legnose per individuare adulti, forme giovanili e ovature di H. halys. È opportuno monitorare almeno cinque piante, scelte casualmente, osservandole per un paio di minuti. Queste osservazioni sono estensibili oltre al frutteto anche alle siepi circostanti, considerando che le aree più interessate dalla presenza della cimice sono i bordi dei frutteti e che gli insetti preferiscono posizionarsi sulla parte alta delle piante. per il monitoraggio, oltre ai controlli visivi, si possono utilizzare le trappole a feromoni di aggregazione, da poco in commercio in Italia, che permettono, a prezzo di qualche danno alle piante limitrofe, di individuare il momento dell’arrivo dell’insetto nel frutteto. Purtroppo per il momento non è stato possibile, basandosi sulle informazioni raccolte dalle trappole a feromoni, stabilire per i nostri ambienti una soglia d’intervento che possa guidare la difesa fitosanitaria, delle principali colture attaccate dalla cimice. In attesa che le sperimentazioni in corso forniscano elementi utili, la strategia di difesa va impostata in base alla localizzazione delle aree rifugio dalle quali provengono le cimici e alle caratteristiche aziendali.
Può essere opportuno, in un primo momento, concentrare l’utilizzo di una parte dei prodotti fitosanitari nelle aree di bordo adiacenti alle fonti di inoculo.

Scarseggiano i prodotti registrati per la difesa
La lotta chimica, per quanto di fondamentale importanza, non è comunque risolutiva e, per la scarsità di formulati registrati, deve necessariamente sfruttare l’efficacia collaterale dei prodotti impiegati sugli altri target. I trattamenti eseguiti per il controllo della cimice, quindi, vanno integrati in una strategia complessiva, senza tralasciare le tecniche più innovative, come ad esempio la “confusione sessuale”, e mantenendo un approccio di difesa sostenibile sia dal punto di vista economico sia ambientale. Un eccessivo appesantimento della difesa, infatti, potrebbe creare il problema di altri fi- tofagi secondari. Per questo motivo, nella scelta dei prodotti da impiegare, occorre prestare attenzione all’equilibrio complessivo del frutteto, privilegiando quelli più selettivi. Inoltre i prodotti disponibili per la difesa (essenzialmente fosforganici, piretroidi e neonicotinoidi) svolgono esclusivamente un’attività di contatto e hanno scarsa persistenza, ciò che rende indispensabile scegliere accuratamente il momento di intervento. Ad esempio, i trattamenti eseguiti sulle cimici svernanti non appena arrivano sui bordi dei frutteti sono particolarmente efficaci in quanto possono impedire la diffusione degli insetti verso le file più interne.

La scarsa persistenza dei prodotti rende invece inutili e inefficaci i trattamenti preventivi, messi in atto prima della comparsa dell’insetto, e quelli “estintivi”, effettuati dopo la raccolta. Nel primo caso le cimici devono ancora comparire, nel secondo se ne sono già andate verso altre colture appetibili o verso i luoghi di svernamento.
Per contrastare la cimice asiatica particolarmente efficaci sono risultate le coperture dei frutteti con reti anti-insetto. Queste possono essere montate a blocchi, cioè coprenti più file, o montate su ogni singola fila. Dove sono presenti le coperture antigrandine si possono eseguire degli adattamenti delimitando i bordi con le reti. Una tecnica che comporta onerosi costi di investimento, per cui è prevista la concessione di specifici contributi (vedi box).
In futuro prospettive interessanti possono venire dall’applicazione della lotta biologica classica con utilizzo di parassitoidi indigeni oofagi. Tuttavia questa tecnica deve essere ancora adeguatamente sperimentata e valutata in pieno campo. Per questo partirà, nel Modenese, una sperimentazione in tre aziende coltivate a pero.

Potenziata nel 2017 l’attività di ricerca

Nell’anno in corso continueranno e saranno potenziate le attività di ricerca e sperimentazione a tutti i livelli, coordinate dal Servizio fi- tosanitario regionale, che coinvolgono Centro ricerche produzioni vegetali di Cesena, Università, Consorzi fitosanitari provinciali, centri di ricerca, società produttrici di agrofarmaci. Inoltre continuerà il monitoraggio, su tutto il territorio regionale, per verificare l’effettiva presenza dell’insetto e il suo incremento nel corso della stagione vegetativa. Le risultanze

dei campionamenti e delle trappole a feromoni saranno rese disponibili in tempo reale ai coordinamenti territoriali dei tecnici di produzione integrata, nel cui ambito settimanalmente verrà concordata una comune linea d’intervento.

IN ARRIVO UN BANDO DA 10 MILIONI PER L’INSTALLAZIONE DI RETI ANTI-INSETTO

Un bando da 10 milioni per finanziare l’acquisto da parte degli agricoltori di reti anti-insetto per la protezione degli impianti frutticoli a rischio; una cabina di regia unica regionale per coordinare gli interventi sul territorio con la partecipazione di tutti i soggetti interessati (Servizi fitosanitari, Università, enti di ricerca, Organizzazioni dei produttori, centrali cooperative, ecc.); avvio a breve dei primi test sperimentali di lotta biologica con il lancio massivo di insetti predatori del pericoloso fitofago. Sono i nuovi interventi messi in campo dalla Regione Emilia-Romagna per contrastare l’avanzata della cimice asiatica. Il punto sui primi risultati e sulle prospettive di lotta all’insetto-killer, oramai diffuso in tutto il nord Italia, è stato fatto nell’ambito di un affollatissimo convegno organizzato a Bologna dalla Regione.
Per andare in aiuto ai produttori, quest’ultima sta predisponendo un bando con un plafond di 10 milioni del Psr 20142020 che saranno impiegati per la concessione di contributi all’acquisto e installazione di reti anti-insetto a difesa dei frutteti minacciati dalla cimice. Gli interventi potranno essere effettuati in tutto il territorio regionale, con priorità alle aree e alle colture più a rischio. L’aliquota di sostegno è pari al 50% della spesa ammissibile, che va da un minimo di 5mila a un massimo di 250mila euro. Il bando permetterà il completamento con coperture laterali di impianti di protezione già esistenti, ad esempio le reti antigrandine. Si stima

che in questo modo potranno essere dotati di un sistema di protezione passiva circa 4mila ettari di frutteti. Per l’installazione di reti anti-insetto complete in impianti frutticoli di nuova realizzazione si potrà invece beneficiare del sostegno finanziario dei programmi operativi delle Op nell’ambito dell’Ocm ortofrutta, con contributi che anche in questo caso dovrebbero aggirarsi intorno al 50%. Questi interventi di sostegno si vanno ad aggiungere ai 900mila euro stanziati recentemente dalla Regione per abbattere fino a 1,5 punti il costo dei prestiti di conduzione alle imprese con priorità, appunto, a quelle danneggiate dalla cimice asiatica. Sul fronte della ricerca e dell’assistenza tecnica il Servizio fitosanitario regionale ha delineato le possibili strategie di lotta integrata, cioè a basso impatto ambientale, per le diverse colture a rischio; metodi e tecniche di difesa adattabili ai diversi ambiti territoriali in stretta e costante collaborazione con la rete dei tecnici agricoli. A questo proposito è già stata avviata una campagna di informazione per sensibilizzare gli agricoltori sul tema. In parallelo alle attività sperimentali già avviate, sono in fase di definizione ulteriori protocolli che riguardano la messa a punto di nuovi modelli previsionali sullo sviluppo e la diffusione della cimice, le tecniche di cattura di massa del fitofago e l’avvio della lotta biologica con i primi lanci sperimentali di insetti antagonisti.

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