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L’Italia invecchia sempre di più, 12 milioni di anziani: solo in Veneto 90mila badanti

Anziani e senso della vita. In occasione del ‘Meeting Salute’ di Rimini, ampio spazio dedicato agli over 65. Si tratta di una quota crescente della popolazione italiana: sono oltre 12 milioni su circa 60 milioni di cittadini. Molte le patologie età correlate, i problemi psicologici e le implicazioni sociali: per questo serve prevenzione e impegno, sia da parte degli enti pubblici che da quelli privati. “E’ necessario che ciascuno compia scelte di responsabilità” spiega il professor Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria (Aip). “Ciò significa agire su almeno tre piani:

1) dedicare molta cura alla sfera fisica, dall’attività motoria alla prevenzione delle malattie croniche e alla cura delle stesse quando compaiono, senza diventare schiavi della medicina, ma non rinunciando a seguire le indicazioni di medici preparati e responsabili, soprattutto per patologie come il diabete e l’arteriosclerosi;

2) esercitare attività psichica: bisogna restare collegati con il mondo e con le sue evoluzioni;

3) mantenere le dinamiche relazionali e affettive, anche con le attività lavorative quando disponibili e adatte alle condizioni di salute”.

Tutto ciò però rischia di non essere realistico, non diviene cioè patrimonio di chi invecchia, se il tempo che resta da vivere non assume un significato, se diviene solo la gestione stanca di eventi che si susseguono, senza la possibilità di scegliere le modalità più personali per incidere sul trascorrere del tempo. “Se la vita non acquisisce un significato, allora la persona rinuncia all’impegno e a scelte coraggiose. Il mondo diviene piatto, caratterizzato da continue rinunce, in uno scenario dominato da perdite che si susseguono e spesso dalla depressione” spiega ancora il professor Trabucchi.

“La volontà di promuovere questo incontro nasce dall’esperienza dei professionisti dell’associazione ‘Medicina e Persona’ che, in vario modo, operando nella medicina del territorio, in strutture ospedaliere, residenziali, riabilitative e nei servizi sociali, incontrano le esigenze ed i bisogni della popolazione anziana” ha affermato la dottoressa Gemma Migliaro, presidente di ‘Medicina e Persona’. L’analisi della realtà sociale e sanitaria italiana evidenzia  una generalizzata e inadeguata percezione riguardo i molteplici cambiamenti che si manifestano durante il periodo della vita che è la vecchiaia e le conseguenze concrete  che questa mancanza provoca. Si rileva come le strutture sanitarie del nostro paese siano in affanno nell’organizzare e gestire una assistenza adeguata sia per accompagnare gli anziani in buona salute, sia per prendere in carico quelli gravati da numerose comorbidità. Esiste il problema del riconoscimento della  dignità della persona anziana e si ravvisa contemporaneamente la necessità di una ‘preparazione’ alla vecchiaia che preveda  corretti stili di vita ma anche approfondisca e coltivi il significato della vita e del tempo stesso. Gli anziani richiedono un’intensa attività di assistenza con un importante dispendio energetico, emotivo ed economico. Inoltre, una parte della popolazione anziana risulta affetta da malattie degenerative come la malattia di Alzheimer la cui cura diventa ancor più onerosa per le famiglie e le strutture socio sanitarie. La relazione di cura con queste persone rappresenta una sfida in particolare per chi lavora nell’ambito socio-sanitario. “Medicina e Persona, attenta al carattere professionale e relazionale del lavoro in sanità, propone pertanto al Meeting questo evento in cui vengono affrontati e approfonditi alcuni dei complessi aspetti che tale relazione comporta” aggiunge Gemma Migliaro.

L’impegno dello Stato. L’Italia è dunque un Paese vecchio e per questo deve anche pensare a ridisegnare il Servizio Sanitario Nazionale. “Siamo il paese più vecchio del mondo insieme al Giappone – dichiara allarmato il professor Roberto Bernabei, presidente di ‘Italia Longeva’ – Per spiegare questo problema e i suoi potenziali rischi, in occasione del Meeting Salute di Rimini analizzeremo come prototipo la malattia di Alzheimer. Si tratta di una patologia età correlata, che oggi affligge circa 800 mila soggetti; ma considerando anche i familiari coinvolti, ad essere interessati sono diversi milioni di italiani. Ancora non esistono terapie, quindi deve essere gestita, ma non dall’ospedale, bensì dai servizi a lungo termine. Serve dunque una più efficiente organizzazione, che vada oltre la ricerca scientifica”. Si aggiungono poi ulteriori problemi. I tempi lunghi che si impiegano attualmente per una diagnosi e un’ampia sperequazione tra le varie regioni nella distribuzione di servizio sul territorio. “Si pensi, ad esempio, che l’assistenza domiciliare è prestata al 5 per cento degli abitanti over 65 dell’Emilia-Romagna e solo allo 0,3 per cento degli abitanti del Lazio” spiega Bernabei.

Proprio al Meeting Salute di Rimini verrà lanciato l’Alzheimer Fest: “Sarà un’iniziativa di apertura per chi soffre di questa patologia” afferma Marco Trabucchi. L’evento si terrà a Gavirate, in provincia di Varese, nei pressi del lago, dal 1 al 3 settembre. “L’obiettivo è quello di tirare fuori le persone affette da demenza e le loro famiglie dalla solitudine e dare il segnale che la loro vita non è condizionata solo da questo, ma si possono recuperare ancora spazi di autonomia – prosegue l’esperto – Sarà una festa: non ci saranno solo medici, ma anche tanta gente comune per creare convivialità, tra attività ludiche e culturali”.

L’importanza dei vaccini. Un ulteriore punto di riferimento che deve essere maggiormente valorizzato è il vaccino, fondamentale negli anziani quanto nei soggetti di età infantile. “La vaccinazione in tarda età permette di godere di un’anzianità di qualità, evitando fragilità e disabilità. Questa vaccinazione è spesso negletta, sebbene permetta gratuitamente di conquistare un invecchiamento di successo”, dichiara Bernabei. Il discorso più noto è relativo alla vaccinazione contro l’influenza, che ancora provoca 8 mila morti tra gli anziani non vaccinati; ma ci sono anche altre vaccinazioni parimenti importanti, come quella contro la polmonite pneumococcica, che può essere letale, o contro il fuoco di Sant’Antonio, che non provoca il decesso, ma può avere nefaste conseguenze sulla qualità della vita.

Italia paese più vecchio d’Europa, ma gli anziani aumentano in tutto il pianeta
L’Italia è il paese d’Europa più vecchio: il 21,4% della popolazione ha più di 65 anni, rispetto a una media UE del 18,5%, e il 6,4% ne ha più di 80, contro una media di 5,1% (dati Eurostat).

Nel 2050 l’ISTAT prevede che gli anziani in Italia saranno 21.775.809, il 34,3% della popolazione. Ma è tutto il pianeta ad invecchiare. In tutto il mondo si contano 868 milioni di persone ultrasessantenni, pari al 12% della popolazione, con proiezioni che si spingono verso i 2,4 miliardi per il 2050, quando 21 persone su 100 avranno più di 60 anni. Il risultato sarà che nel mondo ci saranno più ultra sessantenni che ragazzi sotto i 16 anni: cosa che accade per la prima volta nella storia dell’umanità.

Cresce la domanda di assistenza, scarse e inadeguate le risorse per i servizi

Assistere gli anziani nel nostro Paese costerà sempre di più. La Ragioneria Generale dello Stato valuta che, nelle previsioni dello scenario nazionale base, la spesa per l’assistenza di lunga durata passerà dall’ 1,9% del PIL nel 2015 al 3,2% del PIL nel 2060. L’Istat stima che nel 2013 circa 2,5 milioni di anziani fossero afflitti da limitazioni funzionali.
Ad oggi, tuttavia, per la prima volta nella storia del Paese la copertura dei servizi e degli interventi per anziani non autosufficienti presenta tutti segni negativi: diminuiscono gli anziani presi in carico nei servizi; gli utenti ospiti di strutture residenziali fra il 2009 e il 2013 sono diminuiti del 9,1%; quelli che hanno l’indennità di accompagnamento sono scesi dal 12,6% del 2011 al 12,0 del 2013. La spesa per servizi sociali per anziani di regioni e comuni dal 2009 al 2013 è diminuita del 7,9%.
Il Fondo nazionale per le politiche sociali, il principale canale di finanziamento, con i continui tagli, che hanno raggiunto anche livelli del 30-40% annuo, è stato fortemente ridimensionato dalle leggi finanziarie annuali fino a raggiungere nel 2012 valore solo simbolico. Nel 2016 la dotazione del fondo è del 78% in meno di quella che aveva nel 2009. Ciò significa per gli enti locali la scomparsa di una fonte di finanziamento che contribuisce per il 12,1% alla spesa sociale. E’ sicuramente positivo che nel 2015 il Fondo nazionale per le non autosufficienze, dopo aver subito tagli pesantissimi nel biennio 2011-2012, durante i quali è stato quasi azzerato, sia tornato ad avere una dotazione di 400 milioni di euro. Si tratta, infatti, della principale risorsa per enti locali a cui attingere per finanziare interventi sociali e socio-sanitari nella comunità, compresi i servizi di assistenza domiciliare, assegni di cura, servizi di prossimità e teleassistenza, solo per citarne alcuni.
Domiciliarità e Residenzialità le due strade italiane per l’assistenza agli anziani
Il nostro Paese è in ritardo nel maturare un proprio sistema di assistenza a lungo termine rivolto agli anziani soprattutto non autosufficienti. Domiciliarità e Residenzialità sono le due modalità a cui si ricorre, entrambe con gravi limiti e inadeguatezze.
Le famiglie hanno dovuto fare i conti con la crisi e le finanze pubbliche hanno le casse vuote. Non sorprende che, secondo il CENSIS8, siano oltre 561 mila le famiglie che per pagare l’assistenza ad un non autosufficiente hanno dovuto utilizzare tutti i propri risparmi o vendere l’abitazione (anche in nuda proprietà) o indebitarsi.
Alla domiciliarità vi ricorrono 2,5 milioni di anziani, mentre nelle strutture trovano assistenza poco più di 278.000 anziani (dati 2013).

L’Assistenza Domiciliare: servizi a macchia di leopardo
A livello nazionale i comuni che offrono il servizio di assistenza domiciliare integrata nel periodo 2009-13 sono passati dal 41,9% al 41%. Nel Nord ovest l’offerta del servizio aumenta passando da 38,5 a 43,4% dei comuni, nel Nord est c’è una contrazione netta nel numero dei comuni passando dal 73,8% al 54,8%, anche nel centro diminuiscono i comuni dal 51,7% al 43,3%. Nel Meridione i comuni aumentano dal 32,4 al 37,4%, lo stesso nelle isole dal 7,8 al 10,3%.
Per l’indice di copertura territoriale del servizio abbiamo a livello nazionale una diminuzione nel quinquennio dal 50,2 al 47,2. Diminuisce nel Nord ovest dal 37,9 al 36,7, diminuisce più drasticamente nel Nord est dal 73,5 al 58,3, lo stesso nel centro nel Centro dove passa da 68,9 al 63,4, aumenta sensibilmente nel Meridione da 39,1 a 52,3 mentre si dimezza nelle isole dove passa da 24,5 a 13.

Nel quinquennio 2009-13 i comuni che offrono il servizio di assistenza domiciliare (SAD) agli anziani diminuiscono passando a livello nazionale dall’86,3 all’85,7%.
Nelle diverse aree geografiche l’offerta del servizio diminuisce in tutte con l’eccezione del centro e delle Isole. Nel Nord ovest l’offerta diminuisce passando dal 91,3 all’89,9%, nel Nord est dal 94 al 90,8%, nel Meridione 74,9 al 72,2, nel Centro invece aumenta dall’83,2 all’83,7 e nelle Isole dall’82,9 all’84,7%. Riguardo all’indice di copertura territoriale del servizio abbiamo una leggera diminuzione a livello nazionale passando dal 89,2 a 89,1. Nelle aree geografiche diminuisce nelle aree del Nord, del Centro e nelle Isole, aumenta di 6 punti nel Meridione passando dal 75,4 all’81,6.

Voucher, assegno di cura e buono socio sanitario
A livello nazionale la percentuale dei comuni che offrono il servizio di assistenza domiciliare agli anziani per mezzo di voucher, assegni di cura e buoni socio sanitario nel 2013 sono lo 0,5%, lo stesso del 2009. Nelle aree geografiche la percentuale dei comuni diminuisce nel Nord, è stazionaria nel Centro e nel Meridione a livelli di 0,2 e 0,1, in aumento nelle Isole da 0,2 a 0,3.

L’ indennità di accompagnamento
Nel 2013 l’ISTAT stima che siano 1.511.974 gli anziani a beneficiare della indennità di accompagnamento, il 12,6% del totale anziani e circa il 58,7% delle persone anziane che soffrono di una qualche forma di limitazione funzionale. La spesa complessiva per indennità di accompagnamento era nel 2013 di 13.372 milioni di euro. Di questa cifra il 71,8%, 10.140 milioni, era destinata agli anziani. Tra il 2010 ed il 2013 la spesa complessiva è aumentata del 4,8%, mentre quella per gli anziani è aumentata del 5,4%. Malgrado la spesa sia aumentata il numero di beneficiari dell’indennità è diminuito. Tra il 2010 e il 2013 la percentuale di anziani beneficiari a livello nazionale si riduce dello 0,7% con una riduzione di ben 19.000 beneficiari.

Le badanti: donne e straniere, ma crescono le italiane
Ad oggi non si sa quanti siano le lavoratrici o i lavoratori che svolgono la professione di assistenti familiari. Gli unici dati attendibili sono desumibili dall’Osservatorio dell’INPS sul lavoro domestico. Da questo ricaviamo che nel 2015 i lavoratori domestici erano 886.125, di questi 375.560 (il 42,4%) sono badanti. Dal 2009 al 2015 il loro numero è in progressiva crescita, assoluta e percentuale, passando dal 26% dei lavoratori domestici nel 2009 al 42,4%, con un incremento del 46,1%.
Il 53,1 delle badanti svolge la sua attività nel Nord, nel Centro sono 25,1% nel Sud l’11,5% e il 10.4% nelle Isole. La regione con il maggior numero di badanti è la Lombardia con il 15%, seguita dall’Emilia Romagna con l’11,6% la Toscana con il 10,4% e il Lazio con il 9%.
Tra il 2009 e il 2015 c’è stato un rilevante incremento delle badanti di età compresa fra i 55 e i 65 anni.

Le badanti sono soprattutto donne per il 92,9% e straniere, nel 2015 rappresentavano l’80,9%. Provengono soprattutto dai paese dell’Est Europa (60,7%), seguono i lavoratori dell’America del Sud con il 6,6%, l’Africa del Nord con il 3,3%. Ma dal 2009 al 2015 sono aumentate in modo esponenziale, del 239%, le assistenti famigliari italiane rappresentate oggi dal 19,1%.
La cifra media che gli italiano dichiarano di pagare alle badanti è di 920 euro. Varie fonti stimano che le risorse economiche mobilitate siano non meno di 9 miliardi di euro per circa 1,5 milioni di anziani.
La condizione abitativa: case di proprietà spesso vecchie e senza ascensore
Il secondo rapporto di Abitare e Anziani del 2015 ha sottolineato che sono circa 10 milioni gli anziani che vivono in case di proprietà, l’80,3% della popolazione anziana italiana. Aumenta il numero di anziani che vivono soli in case di proprietà, nel 2011 erano il 34,9% del totale e aumenta il numero di abitazioni di grandi dimensioni abitate da anziani soli (65,9%) A fronte non migliora la qualità abitativa delle abitazioni realizzate nel 35,4% dei casi prima del 1961 e il 19,5% prima del 1946. Si tratta quindi di abitazioni che per il 54,9% hanno più di 50 anni. Il 12,8 % risulta essere in condizioni mediocri o pessime e il 20,8% non prevede un vero e proprio impianto di riscaldamento ma più spesso singoli apparecchi o fonti di calore. Il 76,1% è priva di ascensore. Tutte situazioni in cui l’opzione domiciliare può rivelarsi una trappola perché non sempre è garanzia di qualità e sicurezza.
Le residenze per anziani: diminuiscono i posti letto
Al 31 dicembre 2013 risultano attivi nel nostro Paese 12.261 presidi residenziali pubblici o privati. Per il 75,3% sono distribuiti nel centro nord, nel Sud e nelle Isole i presidi sono rispettivamente il 13,4% e l’11,5%. Le Regioni con il maggior numero di presidi sono: la Lombardia con il 14,3%, l’Emilia Romagna con il 12,7% e il Piemonte con il 10,4%.
Dal 2009 al 2013 i presidi sono diminuiti del 7,2%.
I presidi dispongono complessivamente, per tutte le tipologie di ospiti, di 384.450 posti letto, nel 2009 erano più di 429.000 (meno 10,4%). Agli anziani ne sono riservati il 62,6% con un indice di 22,5 posti letto ogni mille anziani, cifre ben lontane dai principali paesi Ocse per raggiungere i quali bisognerebbe incrementare i posti letto fino a 500mila unità. Ma i posti letto per gli anziani dal 2009 al 2013 si sono ridotti del 23,6%.
Nelle aree del Nord ovest e del Nord est si concentra il 66% delle disponibilità dei posti letto (9,1 posti letto ogni mille residenti), il 15,1% nel Centro, il rimanente 18,8 nel Sud e nelle Isole dove i posti letto in rapporto alla popolazione sono 3 ogni mille abitanti. Le regioni del Nord presentano inoltre la più alta disponibilità di posti letto a carattere socio sanitario con 7,4 posti letto ogni mille abitanti contro un valore inferiore a due nelle regioni del Sud. Sempre al Nord si registra la maggiore concentrazione di posti letto destinata agli anziani con tassi di circa 29 ogni mille residenti di pari età. Nel periodo tra il 2009 e il 2013 che ha visto una riduzione complessiva dei posti letto si registra una riduzione dei posti per anziani di 77.017 unità.
Quasi 280.000 gli anziani ospiti nei presidi assistenziali, il 74,6% sono donne, oltre il 70% i non autosufficienti
Gli anziani ospiti dei presidi nel 2013 sono 278.652, per il 75,7% non autosufficienti. Un anziano autosufficiente ogni 3 non autosufficienti.
II 41,5% è ospite in dei presidi del Nord Ovest con una presenza particolarmente rilevante in Lombardia con il 23,5%.
Nel periodo 2009-2013 si registra una contrazione di anziani nei presidi del 7,4%, l’area geografiche che registra un calo medio di presenze maggiore è il Nord Ovest con l’8,8%.
La maggior parte degli anziani ospiti dei presidi è donna, quasi 208.000 contro poco più di 70mila uomini (74,6% contro il 25.4%).
Oltre due terzi degli anziani assistiti nelle strutture residenziali ha superato gli 80 anni (il 74%),quota che sale al 76% per i non autosufficienti e scende al 68% per gli anziani autosufficienti. Gli anziani tra i 64 e i 74 anni al 2013 sono il 12,5%, quelli fra i 75 e i 79 anni rappresentano il 13,5%, gli anziani fra gli 80 e gli 84 anni sono il 22,4%.
Il 76,7% degli anziani non autosufficienti e il 48,3% degli anziani autosufficienti sono ospiti dei presidi delle aree del Nord, i rimanenti si distribuiscono nelle aree del Centro, del Meridione delle Isole.

Strutture per anziani: proprietà , gestione, livello di assistenza, dipendenti
Nel 36% dei casi le strutture sono di enti non profit, di enti pubblici nel 25% dei casi, di enti privati in circa il 22% dei casi e nel 15% fanno riferimento a enti religiosi. Nell’88% delle residenze sono gli stessi titolari a gestire direttamente il presidio, mentre nei restanti casi le strutture vengono date in gestione. Nel 2013 risultava che il 75,1% dei gestori dei presidi fossero dei privati. Le cooperative sono il 17,9%, società private il 16,1%, fondazioni il 15,2% ed enti ecclesiastici il 13,7%. La gestione pubblica interessa il 23,5% dei presidi. Il 66,7% beneficia di finanziamenti pubblici, nel 2009 la quota era ben più alta: il 78,8%.

L’assistenza sanitaria nei presidi è del tutto assente per il 12,6% dei posti letto, di livello basso nel 18,5%, di livello medio nel 44,7% e di livello alto nel 24,0% dei posti letto.
Nel 2013 il personale impegnato nei presidi ammonta a 362.499 lavoratori di cui 308.125 retribuiti e 54.374 volontari, rispettivamente 85 e 15%. Nel 2009 il totale era di 363.607 di cui 321.194 retribuito e 42.413 volontario: rispettivamente 88,3 e 11,7%. Tra il 2009 e il 2013 il totale del personale è diminuito dello 0,3%, quello retribuito è diminuito del 4,1%, mente il volontario è aumentato del 28,2%. Il rapporto tra personale retribuito e assistiti è praticamente 1 a 1

Strutture per anziani: liste di attesa, rette e carte dei servizi
Circa il 45% dei responsabili di RSA dichiara l’esistenza di liste di attesa. I tempi di attesa per l’accesso, in particolare per quelle rivolte a strutture in grado di ospitare utenti non autosufficienti, possono raggiungere in media dai 90 ai 180 giorni.
I dati sulle rette sono scarsi, non omogenei e non particolarmente aggiornati: la tariffa complessiva “media” nazionale giornaliera delle strutture residenziali sanitarie si collocava nel 2011 a 106,31 euro, ovviamente con ampio range di variabilità fra gli 80 e i 143 euro per i casi a maggiore intensità assistenziale.
L’88%, sono dotate di Carta dei servizi e il 70% di esse dispone di un regolamento interno. Solo il 18% delle RSA riporta informazioni in merito agli organismi rappresentativi, al ruolo degli stessi all’interno della struttura sanitaria, o comunque più in generale in merito alla struttura aziendale.

Strutture per anziani: ancora troppi comportamenti illeciti
Nel periodo 2014 -2016 sono stai effettuati dai Nas 6187 controlli da cui sono risultate: 1.877 non conformità (pari al 28% su 6.187 controlli eseguiti), 1.622 persone segnalate all’Autorità Amministrativa, 68 arresti, 1.397 persone segnalate all’Autorità Giudiziaria, 3.177 sanzioni penali, 2.167 sanzioni amministrative per oltre 1 milione e 200 mila euro, 176 strutture sottoposte a sequestro/chiusura.
Dal Registro delle assistenti familiari alla Banca delle migliori pratiche. Le proposte dell’Auser per rispondere al meglio all’invecchiamento della popolazione
Rendere la città amiche degli anziani, adeguare il patrimonio immobiliare ripensando profondamente le relazioni degli anziani con la casa e il quartiere in cui vivono, garantire risorse adeguate e stabili nel tempo agli enti territoriali per un’assistenza che prende cura complessivamente dell’anziano. L’invecchiamento della popolazione è una sfida che deve essere affrontata subito.

– Estendere e rendere efficaci i servizi di assistenza domiciliare ADI e SAD e superare le troppe disuguaglianze territoriali; istituire una Banca Nazionale (europea) delle migliori pratiche e introdurre un sistema di indicatori omogeneo a livello nazionale per valutare la progressione nel miglioramento delle prestazioni dei servizi.
– Istituire il Fondo Unico per la non autosufficienza finanziato con risorse aggiuntive rispetto a quelle pubbliche, per favorire una dignitosa permanenza degli anziani presso il proprio domicilio evitando il rischio di istituzionalizzazione.
– Far emergere il nero nel lavoro di cura, il costo della regolarizzazione non deve essere troppo elevato per le famiglie, prevedendo misure di detrazione dal reddito e nel contempo dovrà garantire un ritorno economico per le lavoratrici. A garanzia degli anziani assistiti dalle badanti, delle loro famiglie e delle lavoratrici, l’emersione va inoltre accompagnata con un serio lavoro per la qualificazione professionale con la formazione e il riconoscimento contrattuale.
– Istituire il “registro degli assistenti familiari” per facilitare la ricerca di assistenti qualificate, sostenere la crescita professionale e l’inserimento lavorativo.
– Ampliare l’offerta di residenzialità aumentando i posti letto in modo da allineare il nostro Paese alla media dei paesi Ocse e diminuire il divario fra Nord e Sud. Rendere la residenzialità più tempestiva ed efficace, ma anche ad “alta intensità relazionale” aperta alle comunità esterne a cominciare dal territorio. Bisogna puntare sulla qualità, magari investendo sulla certificazione da parte di un ente terzo. Gli operatori si devono sentire “vincolati” a garantire progressivi miglioramenti nel tempo da sottoporre a verifiche periodiche da parte di un soggetto non necessariamente pubblico. Sul fronte della repressione dei comportamenti illeciti è importante che la Camera abbia approvato il DDL “Misure per prevenire e contrastare condotte di maltrattamento o di abuso, anche di natura psicologica, in danno dei minori negii asili nido e nelle scuole dell’infanzia e delle persone ospitate nelle strutture sociosanitarie e socio-assistenziaii per anziani e persone con disabilità e delega al Governd’. E’ auspicabile che quanto prevede il provvedimento diventi rapidamente operativo.

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