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Italiani in Lettonia? Scelta sbagliata

Non c’è nessun interesse nazionale da proteggere Sono molteplici i motivi che fanno ritenere errata la decisione del nostro governo di inviare in Lettonia un contingente di soldati italiani a protezione del fianco nord della NATO.

Innanzitutto l’iniziativa va valutata a fronte dell’interesse nazionale ed è fin troppo ovvio che esso non è a repentaglio in Lettonia; d’altronde il vero e unico senso della proiezione di contingenti italiani fuori dei confini nazionali trova motivazione solo nella protezione dei nostri interessi ovunque essi siano messi a rischio e non pare questo il caso; anche il Libro Bianco della Difesa e’ molto chiaro in proposito, stabilendo invece che sia l’area euro mediterranea “l’ambito di azione prioritario degli interventi nazionali”.

Si dirà: ma noi facciamo parte dell’Alleanza Atlantica è da ciò ci derivano obblighi di partecipazione, nel cui ambito si colloca l’offerta di un contingente in Lettonia. Vero, salvo il fatto che è tutt’altro che dimostrato che i Paesi Baltici corrano rischi, secondo la loro definizione negli Art 4 o addirittura 5 del Trattato, semmai la sensazione molto forte e’ che il tutto faccia parte di una politica di demonizzazione di Putin e che in questo anche noi, al pari di altri paesi nordici o ex satelliti sovietici, stiamo giocando il ruolo di utili idioti.

Si dice ancora: la decisione è stata presa in luglio ed allora la tensione con la Russia non era alle stelle come ora. Anche questa è una motivazione debole se non inconsistente, il clima da guerra fredda era già riconoscibile a luglio ed ancora più evidente era che lo stesso era stato creato ed alimentato ad arte dalla NATO sotto la spinta di alcuni altrettanto riconoscibili paesi membri.

Poi va messa a fuoco, una volta per tutte, l’immotivata e puntuale generosità italiana nell’aderire a qualsiasi proposta di partecipazione militare; l’Italia c’è sempre a prescindere, occupa sempre i primi posti delle classifiche ONU, vuoi che chiami la NATO, gli Stati Uniti, l’Iraq o la Libia. Ma mentre per la Libia si tratta dell’assunzione doverosa di un ruolo a salvaguardia della nostra sicurezza, per gli altri teatri le motivazioni sono più labili, e l’unico dividendo che in genere si stacca non è certo di tipo politico o economico, ma militare: solo così i nostri soldati, nonostante i magri bilanci, rimangono ben addestrati ed aggiornati, pronti insomma a scendere in campo in ogni tipo di missione, bellica o di altra natura.

Nel caso della Lettonia, neppure questo minimo risultato; è verosimile infatti pensare che i nostri militari verranno impiegati in ammuffiti scenari da guerra fredda, disimparando o non sperimentando quello che veramente serve per l’impiego in contesti di confrontazione asimmetrica. La riflessione conclusiva e’, ancora una volta, che una delle priorità italiane resti quella di individuare, in maniera coordinata, l’interesse nazionale, evitando che ogni istituzione ne metta a punto, anche in buona fede, uno proprio, e che lo persegua nella sua inevitabile imperfezione o limitatezza.

Nel caso specifico della Lettonia non pare che questo sia stato messo a fuoco, anzi. Unirsi al coro ostile a Putin aspettandosi che, non si sa come, su un binario parallelo il presidente russo mantenga con noi e con la collettività internazionale un dialogo costruttivo, disattendere i dettami del Libro Bianco fresco di stampa che bene aveva centrato l’ambito prioritario di intervento italiano, gettare al vento risorse della Difesa o per la Difesa senza che vi sia neppure un ritorno addestrativo, continuare nella politica insensata della generosità a perdere, quando i bilanci si fanno sempre più magri paiono punti degni di una più attenta futura considerazione.

Ultimo particolare non trascurabile, quello che stiamo intervenendo in soccorso di paesi che nei nostri confronti, quando abbiamo noi chiesto solidarietà per l’accoglienza dei migranti, non hanno esitato a lasciarci soli con i nostri problemi, quelli si veri, concreti e drammatici.

Gen. Leonardo Tricarico

*ex Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, già Consigliere Militare del Presidente del Consiglio dei Ministri (1999-2004) e attuale Presidente della Fondazione Icsa

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