Jet e missili, cresce l’arsenale da guerra di Putin in Siria In una settimana oltre 400 missioni: Attentanto con Kamikaze rivendicato dell’Is

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La Russia rafforza la sua parvenza insidia, dispiegando i nuovissimi Jet Su -35, punta di brillante della sua aria aeronautica, che vanno ad amalgamarsi a decine di altri cacciabombardieri e batterie missilistiche già operative. Intanto a Ginevra prende difficilmente il via una nuova seduta di negoziati che vede le delegazioni governativa e delle opposizioni questionare disgiuntamente con le Nazioni Unite.

Contemporaneamente, secondo la rete siriana i diritti umani, sono stati 1382 civili ammazzati nel solo mese di gennaio, dei quali 679 morti sotto i bombardamenti russi. Una serie di foto satellitari esibiscono circa 30 aerei da battaglia di Mosca e raggruppamenti di missili S400 e SA22 nella provincia latakia, baluardo del comando siriano del presidente bashar al Assad. Nello specifico i sistemi missilistici indicano un accrescimento delle misure difensive, mirato forse all’incertezza di un accidentale escalation con la Turchia.

Ad affermare lo schieramento degli Su-35 è stato immediatamente il ministro della difesa russo. Mosca detto di avere accompagnato 468 laidi insidia solo la scorsa settimana. Con la copertura dei bombardamenti russi, le forze di Damasco, sostenute da miliziani sciiti hezbollah libanesi, hanno proseguito il loro avanzamento a nord di Aleppo e sono ora in ispezione di un’altura strategica dalla quale dominano l’unica apertura rimasta agli insorti tra il confine turco e la città siriana. Ma diverse organizzazioni umanitarie attivisti dell’opposizione denunciano l’alto numero di vittime civili nei laide di Mosca.

Secondo fonti citate dalla tv panaraba Al Jazeera, tra l’altro, oltre 3.000 profughi turcomanni e arabi – tra cui molte donne, bambini e anziani – sono stati costretti dai raid degli ultimi tre giorni a lasciare il campo di accoglienza di Yamadi, nel Nord della Siria, per cercare riparo in Turchia. Una sospensione dei bombardamenti governativi e russi e l’accesso di convogli umanitari a beneficio dei civili bloccati nelle aree assediate – come a Madaya, dove 46 persone sono morte di fame dall’inizio di dicembre – erano tra le condizioni poste dalle opposizioni per prendere parte alla terza tornata di trattative a Ginevra per cercare una soluzione al conflitto, che ha già provocato oltre 250.000 morti e milioni di profughi.

La delegazione del principale blocco anti-governativo, l’High Negotiating Commitee (Hnc), ha detto di avere ricevuto «garanzie» in proposito e ha quindi accettato di avviare i colloqui separatamente con l’inviato speciale dell’Onu Staffan de Mistura, che ieri aveva già incontrato i delegati governativi. Per il momento le due delegazioni continueranno i negoziati separatamente con de Mistura e non si incontreranno direttamente. Secondo lo stesso inviato dell’Onu, inoltre, le trattative potrebbero continuare per sei mesi. Gli esiti rimangono incerti ma, secondo quanto ha affermato oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio per i servizi segreti Marco Minniti, «la nuova Siria deve avere un futuro senza Assad».

Intanto, per la prima volta in maniera ufficiale, una delegazione della Coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti è entrata in territorio siriano ed ha incontrato rappresentanti della coalizione curdo-siriana che combatte i jihadisti nel Nord-Est del Paese. La delegazione, guidata dall’inviato speciale Usa per la lotta all’Isis, il generale Brett Mc Gurk, e da due rappresentanti francese e britannico, ha incontrato rappresentanti delle Forze democratiche siriane, che ricevono sostegno diretto dagli Usa.

Il corrispondente speciale dell’Onu per la Siria Staffan de Mistura annunciato in mattinata che “se falliamo ora non c’era più speranza” per il nostro paese da cinque anni in conflitto. La dipartita di colloqui di pace e in arrampicata, l’opposizione in timida di abbandonare se continueranno i raggi russi, intanto che per il regime non ci sono “interlocutori”.

In un’affermazione alla radiotelevisione svizzera Staffan ha annunciato che la rovina di Ginevra “è sempre possibile, particolarmente dopo cinque anni di guerra orribile. Ma se falliremo questa volta, non c’era più speranza”.

L’addetto stampa del principale fronte dell’opposizione l’high negotiations committee (Nhc), Salem al-meslet, ha incolpato la comunità internazionale di essere “cerca” dinanzi al massacro che si sta compiendo ad Aleppo. Gli attacchi russi sono di un’intensità mai vista: oltre 270 in sole 48 ore “nessun dice niente”.

Lo Stato maomettano ha rivendicato il triplo attentato a sud di Damasco in cui sono rimaste uccise perlomeno 70 persone. Le esplosioni sono avvenute nei pressi del sepolcro sciita di sayyida zeinab. Secondo l’osservatorio siriano di diritti umani, associazione non governativa con sede a Londra ma di gente sul luogo con una rete di attivisti, altre 100 persone sono rimaste ferite e tra i morti sono cinque bambini.

Stando a quanto ha dichiarato all’agenzia di Stato Sana, che cita una fonte del governo degli interni, i terroristi hanno però fatto deflagrare un’autobomba adiacente a una fermata del pullman: quando le persone si sono avvicinate per prestare aiuto i feriti, due kamikaze si sono fatti esplodere in aria. Un assassinio dell’alto rappresentante dell’unione europea per gli affari esteri e la sicurezza Federica Mogherini ha condannato come “un chiaro tentativo di interrompere i colloqui di pace” in corso a Ginevra.

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