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Josè Sanchez Gordillo
Josè Sanchez Gordillo

Josè Sanchez Gordillo, la storia del sindaco generoso che odia il capitalismo

Josè Sanchez Gordillo
Josè Sanchez Gordillo

C’è chi dice che i comunisti non esistano più o che non siano mai esistiti. Se la pensate così, non ditelo a Juan Manuel Sanchez Gordillo. Lui un comunista lo è: al 100%. Anche più. Non che sia un merito, o un demerito, intendiamoci. La questione sta tutta nella coerenza di quest’uomo che – a differenza di tanti politici che si professano comunisti e hanno barche e ville sparse per il mondo, baciano le mani all’aristocrazia e non hanno mai lavorato – non ha mai vissuto nel lusso. Né da giovane, né ora che è sindaco e deputato regionale ed è un mito per molti spagnoli e non solo.

Gordillo è il primo cittadino di Marinaleda dal 1979. Un’eternità, direte. Ma nella piccola città dell’Andalusia, Spagna, i 3mila abitanti lo amano. E c’è da capirli. A Marinaleda la disoccupazione non esiste. Si lavora tutti nell’agricoltura, nell’industria agroalimentare e nell’edilizia. Le case non sono proprietà privata, ma si paga la simbolica cifra di 15 euro al mese per l’affitto. Il tutto al fine di evitare le speculazioni edilizie. Lo stipendio? Per tutti uguale: 1.200 euro al mese. Anche per sindaco, assessori e consiglieri comunali.

Josè Sanchez Gordillo, figlio di muratore, si è potuto laureare in Storia solo grazie a un borsa di studio, visto che era poverissimo. Per alcuni anni ha anche insegnato. Si definisce “comunista”. Ma gli piace anche l’aggettivo “comunitarista, come credo si sentissero Cristo, Gandhi, Lenin e il Che”.

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