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Juventus – Sampdoria Streaming Gratis dove vedere Diretta Live Tv Link Rojadirecta

Un test mica da ridere, per la Juventus, oggi pomeriggio contro la Sampdoria.
Pressure test, o stress test. Possibilmente, auspicano in casa Juve, non crash test. Toh, al limite: test di rorschach. Quello psicologico, in cui – banalizzando al massimo – vedi la macchia di colore e devi individuare un oggetto di forma compiuta. In quest’ultimo caso, l’oggetto da individuare sarebbe e sarà uno soltanto: il… Barcellona. La Samp? No, il Barcellona. Il Napoli in campionato o Coppa Italia? No, il Barcellona. Il Chievo? No, il solito Barcellona.

Nel senso, appunto, che da qui al doppio incontro in programma ai quarti di finale di Champions League, la Juventus non potrà e non dovrà concedersi distrazioni di sorta. Men che meno, nell’ambizione di inseguire il grande sogno dalle grandi orecchie, la Juventus non potrà e non dovrà concedersi il lusso di snobbare partite o avversari di sorta. A partire appunto dai blucerchiati: la strada per il sesto scudetto consecutivo sarà del resto pure in discesa, ormai, grazie al netto vantaggio sulle inseguitrici. Tuttavia non è il caso di renderlo più tortuoso e complicarsi la vita da soli andando a dissipare parte del vantaggio cammin facendo. E dunque, appunto, sia in campionato sia in coppa Italia, Massimiliano Allegri pretende dai suoi la medesima grinta e la medesima aggressività, le stesse motivazioni e la stessa cattiveria agonistica, che inevitabilmente sgorgheranno automatiche contro i blaugrana.

Una premessa da parte di Massimiliano Allegri: «A parte che per noi giocare contro il Barcellona non deve essere un evento straordinario, ma la normalità: visto che a mio parere, per la Juve, essere tra le prime otto in pianta stabile è obiettivo da raggiungere. Detto questo, con il Barcellona sarà una grande sfida: di fascino, e ce la giocheremo. Ma sottolineo “sarà”, perché mancano ancora tanti giorni all’incontro e parlarne ora non ha senso. Dobbiamo pensare prima alla Sampdoria, al Napoli e al Chievo. La sfida più importante e difficile, per ora, è quella di Marassi: giocare contro il Barcellona a livello di motivazione è più facile per tutti. Dobbiamo ancora vincere il campionato, ci mancano ancora molte vittorie. Non affrontare tutte le partite con serietà e responsabilità potrebbe portarci la Roma a 5 punti. Serve calma, non abbiamo nemmeno la certezza del secondo posto. Le possibilità vanno prese quando ce n’è l’occasione. Ci servono ancora otto vittorie per l’aritmetica, la Roma anche giovedì ha fatto una buona partita e può vincere sempre».

Insomma, il ragionamento non fa una grinza. E il concetto è chiaro. La Champions League andrà affrontata con consapevolezza e convinzione, ma non per questo Buffon e compagni saranno autorizzati a snobbare il resto. Allegri, in primis, non lo farà e tendenzialmente – a meno di intoppi dell’ultimo momento e inattesi cambi di programma – si affiderà ai cannoni pesanti a Marassi puntando, cioè, su tutte e cinque le “stelle” a sua disposizione. Higuain terminale offensivo («Non è stanco, è un momento dove può capitare di restare a secco per qualche partita. Ma non mi preoccupa affatto»), supportato sulla trequarti da Cuadrado, Dybala e Mandzukic (con Pjaca pronto a subentrare a partita in corso). In mediana, spazio a Pjanic e Khedira (Marchisio è invece ancora con il freno a mano: «Al più presto si vedrà il vero Marchisio, sta bene e prosegue il percorso normale. Non è convocato in Nazionale, ma è a nostra disposizione e con noi ci sarà»).
Stravolgimenti, invece, in difesa. Per necessità, oltre che per scelta: «Chiellini non gioca dal primo minuto. E’ a disposizione ma non è al meglio e infatti non va neanche in Nazionale, giocheranno Bonucci o Rugani con Barzagli». Sulle corsie, Asamoah (ieri provato a Vinovo) insidia Alex Sandro e Dani Alves è in vantaggio su Lichtsteiner.

Non è poi così giusto, né corretto nei suoi confronti, paragonarlo a uno dei miti d’infanzia. E non perché non sia capace di raggiungerlo, però replicare la Pulce è operazione complicata, seppur non impossibile. Semplicemente: il blaugrana è lì, nell’empireo e c’è chi sostiene che a trent’anni il top l’abbia già toccato da un pezzo, mentre il bianconero sta diventando un top player a tutto tondo. Ché, dopo un avvio di stagione duretto fra prime difficoltà da superare e l’infortunio di ottobre a San Siro, Paulo Dybala s’è fatto man mano ammirare grazie a un rendimento in crescendo. E oggi, con la Sampdoria da abbattere dopo aver saltato il 4-1 dell’andata (quando il ko contro il Milan era ancora fresco nelle vene), l’occasione di abbinare una prestazione da 7 e oltre a un gol magari su azione è ghiottissima.

Definirlo trequartista di mezzo fra Cuadrado e Mandzukic è banale. Dybala è abituato a guadagnarsi la pagnotta correndo – tanto e bene – su più porzioni di campo. Tanto che, l’altra sera contro il Porto, a un tratto ha pensato bene di recuperare un pallone al limite dell’area juventina chiudendo una diagonale da difensore aggiunto. Paulo è ragazzo intelligente, abile nello smarcarsi dalle critiche e dai consigli costruttivi con la medesima nonchalance con cui sbeffeggia l’avversario che gli si para davanti. Testa bassa e pedalare: ecco il comandamento che sta alla base di comportamenti giusti e aderenti ai dettami della casa bianconera, a parte la mano non data al proprio allenatore, colpa rammendata con logiche scuse. S’è abituato, l’argentino, anche alle consuetudini del pallone italiano, dove si suole protestare contro l’arbitro. Gliel’hanno fatto notare e d’ora in poi Paulo limiterà le lamentele.
Ma oggi conta il campo, gli 8 punti da difendere sulla Roma, l’ennesima vittoria da conquistare con un gol, chissà se con palla in movimento. Roba che non gli riesce da un mese: 17 febbraio, 4-1 al Palermo, doppietta della Joya (con una punizione). Da quel giorno in poi: 4 reti filate dal dischetto, due al Napoli in Coppa, una al Milan, l’ultima al Porto. Totale: 14 gol in 31 partite stagionali, ma nel solo campionato il dato si restringe a 8 con tre penalty. La morale: 5 reti su azione sono pochine, soprattutto se c’è chi ti fa notare che Messi al quale vieni accostato ne ha realizzate 18 su 23 in questa Liga. Alla faccia del declino della Pulga…

Nell’attesa di tornare a incrociare il connazionale (tra poche ore in Argentina, fra 23 giorni allo Stadium), Dybala pregusta altre esibizioni della sempre più applaudita Mask. Quella che fa da collante fra il campioncino di Laguna Larga e Dani Alves: un argentino e un brasiliano amici per la pelle, la scenetta è tanto gustosa quanto rara. E all’insegna dell’allegria e del divertimento (già, ecco un altro segreto della supremazia juventina) la coppia fa le prove di nuove “esibizioni” nel tour bianconero in campionato. Del resto erano stati quei due lì a sventolare la bandiera del coraggio privo di presunzione non appena a Nyon avevano abbinato i campioni d’Italia al Barça. «Quando ti fidi dei tuoi compagni non c’è mai paura»: da un lato (albiceleste); «Andiamo ragazzi andiamo»: dall’altro lato (verdeoro). Oggi servirebbe un nuovo gol della Joya su azione per silenziare i criticoni sghignazzanti dinanzi all’accostamento Dybala-Messi. Poi verrà la sosta, l’incontro in Nazionale, magari il rinnovo…

Difficile per la Juventus non farsi attrarre dalla Champions. Senz’altro il sorteggio europeo ha tolto alla preparazione della gara con la Sampdoria un po’ di attenzione e un pizzico di energie psicofisiciche. Per concentrarsi sulla pratica scudetto sarebbe stato meglio un quarto più agevole. Il Barcellona, anche inconsapevolmente, sarà un pensiero sempre più presente nella testa dei bianconeri da qui all’11 aprile. Ma nel frattempo i campioni d’Italia questo pomeriggio giocheranno a Marassi, lo stesso stadio in cui lo scorso 27 novembre hanno incassato la sconfitta più netta contro il Genoa allora guidato da Juric (3-1; 3-0 dopo 29 minuti). E subito dopo la “pausa per le Nazionali” la Juventus se la vedrà due volte in quattro giorni contro il Napoli, sempre al San Paolo (campionato e Coppa Italia). Un bel menù! Occorreranno tutte le capacità motivazionali e gestionali di Massimiliano Allegri per tenere alta la carica emotiva e, al tempo stesso, salvaguardare la condizione fisica dei giocatori ruotandoli il necessario. Dichiarare in conferenza stampa «l’obiettivo numero 1 è il sesto scudetto» va proprio in questa direzione vista anche la chiosa: «Un pezzo di questo primato va conquistato contro la Samp».

Applicazione e qualità

La Sampdoria è un avversario ostico. Giampaolo ha vinto la scommessa di dare un’armonia tattica a giocatori di grande qualità però istintivi e anarchici come Muriel, Quagliarella, Fernandes. La matrice spazio-temporale in cui si muovono i 3 attaccanti blucerchiati è frutto di mesi di lavoro i cui risultati stanno venendo fuori alla distanza. Nel girone d’andata la squadra ha fatto fatica a rendere efficaci i movimenti di reparto voluti dall’allenatore. C’era più attenzione all’applicazione dei precetti che all’efficacia dell’esecuzione. Oggi, invece, i meccanismi sono andati a memoria, i giocatori si trovano a occhi chiusi e le qualità tecniche possono esaltarsi. Muriel, da sempre considerato il nuovo Ronaldo, ha finalmente una condizione fisica accettabile; Fernandes ha preso dimestichezza col ruolo di trequartista orientandosi preventivamente verso la porta prima di ricevere palla; Quagliarella negli ultimi sedici metri sa sfruttare il suo estro sotto porta, alternandosi, praticamente in tutte le partite, con Schick, la vera rivelazione dell’anno.

Il centravanti della Nazionale ceca ha caratteristiche diverse dagli altri attaccanti in rosa. Movimenti più lineari, smarcamenti verticali, tiro mancino di rara potenza e precisione, freddezza chirurgica sotto porta. Giampaolo lo sta impiegando per cambiare il finale delle partite, però si tratta di un giocatore che ovviamente è già nel mirino di mezza serie A (Inter e Juventus in primis).

I bianconeri dovranno presidiare bene i corridoi centrali perché tutti e tre gli attaccanti blucerchiati sanno sia venire incontro e sia attaccare la profondità: occorrerà lavorare bene sulle linee di passaggio con due mediani, anche con Pjanic che sappiamo essere il bianconero che corre di più in ogni partita. Le sue qualità aerobiche dovranno essere sfruttate anche per interdire, non solo per costruire gioco, ancora il vero tallone d’Achille della squadra.

Allegri affida gran parte della solidità difensiva alla responsabilità individuale dei suoi difensori che pur muovendosi di reparto non devono mai perdere il contatto visivo e, quando possibile, fisico con l’avversario. Daniele Rugani, dopo gli anni empolesi con Sarri, praticamente ha dovuto svolgere un anno di apprendistato per entrare dentro questa mentalità. Filosofia prima che tattica. Un atteggiamento nato con la difesa a tre e traslato su quella a quattro. Bonucci era l’uomo della copertura, Barzagli e Chiellini quelli della marcatura e dell’anticipo. L’avversario era sempre preso nel sandwich, non aveva mai la possibilità di entrare facilmente in possesso di palla, tantomeno in area di rigore. Anche col il reparto a quattro i due centrali tra marcare e tenere la linea pensano sempre che la prima sia la soluzione migliore, per cui spesso si vede uno dei due spezzare l’allineamento pur di seguire l’avversario. Concetti della tradizione del calcio italiano che permettono alla Juventus di essere non solo la difesa meno battuta in serie A, ma anche della Champions.

Opposto il modo di difendere della Sampdoria. Giampaolo ha eredito e sviluppato i concetti tattici di Luigi Delneri e, prima ancora di Arrigo Sacchi, il precursore della difesa a zona e della tattica del fuorigioco. La Samp sale e scappa avendo come riferimento non più i movimenti degli attaccanti avversari, bensì della palla, valutando se questa è scoperta o coperta, cioè se il portatore può o non può calciare in avanti. La lettura della situazione di gioco deve essere interpretata da tutti i difensori simultaneamente e allo stesso tempo. Non è facile, naturalmente. Basta una sbavatura per lasciare l’attaccante solo davanti al portiere. Ma sono molti anche i vantaggi. Esempi? La squadra è più corta, il pressing in generale è più efficace (la Samp è la squadra che recupera più palloni nel terzo offensivo), così come la fase di transizione (vedi il gol di Muriel contro il Genoa). Meno spazio, minore dispendio energetico. Si passa dalla responsabilità individuale alla responsabilità collettiva. Come del resto fa anche Sarri col suo Napoli.

Da questo punto di vista per Higuain e Dybala sarà come fare le prove generali in vista della doppia sfida (campionato e Coppa Italia) in casa del Napoli subito dopo la sosta del campionato. Le giocate che mettono in maggior difficoltà i meccanismi della zona sono quelle che si sviluppano sul secondo tempo di attacco, quindi con gli attaccanti che aprono spazi per gli inserimenti da dietro. Higuain dovrebbe rientrare facendo alzare la difesa della Sampdoria. Il Pipita, a secco da tre partite, diventerebbe lo specchietto per le allodole, creatore di spazi nelle profondità per i tagli di Mandzukic e gli inserimenti di Dybala.

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Marco Giampaolo vuole provare a battere la Juventus e anche un tabù personale. La sua Sampdoria arriva al match di oggi col morale a mille, e uno sgambetto alla Vecchia Signora rappresenterebbe la classica ciliegina su una torta già piuttosto succulenta. «Mi manca battere la Juventus. Spero di sfatare questa tradizione negativa – dice il tecnico doriano – ma ho sempre allenato squadre che lottavano per la salvezza. Ora è diverso».

All’andata non mancarono le polemiche per le scelte dell’allenatore abruzzese: la sfida dello Stadium si giocò in un turno infrasettimanale e ci fu spazio per qualche seconda linea di troppo. Morale della favola: la squadra di Allegri vinse largamente, senza soffrire troppo. Alla fine però Giampaolo ebbe ragione, visto che riuscì a vincere sia il derby d’andata, nella gara precedente, sia la gara con l’Inter qualche giorno più tardi. «Io direi di passare oltre, perché noi quella settimana avevamo tre partite importantissime. Mettemmo in campo una formazione in grado di tenere al meglio, soprattutto fisicamente. E poi la Juventus in casa sua ha fatto 50 partite utili, quindi ci deve essere stato un esodo di massa prima e dopo per schivare i bianconeri…», la replica ironica dello stesso Giampaolo, a distanza di un girone.

Una Juventus che sarà in qualche modo distratta dalla prossima sfida Champions col Barcellona? «No, di certo non avranno la testa agli spagnoli – dice Giampaolo – la Juve non conosce cali di attenzione. E’ una squadra cinica, feroce, cannibale. Verranno qui a Genova con la migliore formazione possibile, ma la Sampdoria farà la sua partita. Il nostro obiettivo sarà stare dentro la partita per 95′, e per farlo ci vorrà anche la spinta dei nostri tifosi. Dovremo meritarcela». Sul fronte delle scelte, pare probabile la conferma del tandem offensivo formato da Quagliarella e Muriel, con Schick che partirà ancora una volta dalla panchina. Fernandes trequartista, Praet al posto di Linetty a centrocampo rispetto alla formazione titolare che ha battuto il Genoa sabato scorso. Puggioni in porta al posto dello squalificato Viviano. «Come diceva il mio insegnante a Coverciano, Franco Ferrari, dubbi sempre ma dubbioso mai. Si sono allenati tutti bene. Domani ci sarà Puggioni e poi altri undici. Perché undici? Perché il dodicesimo uomo è il nostro tifo».

Tifosi

A proposito, Giampaolo ringrazia anche l’accoglienza dei supporters doriani ieri a Bogliasco. La festa post derby non è ancora finita. «I tifosi ci hanno dato l’ennesima testimonianza di sostegno e di affetto. Il nostro rapporto con loro è un importante valore aggiunto» spiega ancora il mister blucerchiato, che poi chiosa sul suo futuro e su un rinnovo che pare davvero all’orizzonte col club di corte Lambruschini, nonostante qualche scambio di vedute con Ferrero sui programmi futuri, proprio nella serata del trionfo nella stracittadina. «Siamo vicini all’accordo, siamo sempre stati molto vicini».
Ma in attesa del futuro, ora spazio al presente: la Sampdoria e Giampaolo – dopo le vittorie con Inter, Roma e Milan – vogliono stupire ancora. Anche al cospetto dei campioni d’Italia.

Chi vuole incastrare la Juventus? A fronte di un deferimento che appare forzato a fronte delle carte a disposizione della Procura Federale, è lecito farsi la domanda e dietrologizzare liberamente, partendo dai forti legami che la giustizia sportiva – a partire dal procuratore Pecoraro – ha con Claudio Lotito, non certo un amico di Andrea Agnelli e in un momento di frenetica attività politica per riaffermare il proprio potere, recentemente indebolito o quanto meno intaccato dalle nuove alleanze intorno a Tavecchio (Agnelli compreso). E’ solo un’ipotesi, uno scenario, ma ieri erano in molti a trovarlo almeno verosimile. Traballa un po’ di più il deferimento della Procura Federale che ieri è stato notificato ad Agnelli, all’ex capo del marketing bianconero Calvo, al responsabile del “botteghino” Stefano Merulla e all’addetto alla sicurezza Alessandro D’Angelo. Perché tutto ruota intorno alla pesantissima accusa – formulata da Pecoraro – di «intrattenere rapporti costanti e duraturi con i cosiddetti “gruppi ultras”, anche per il tramite e con il contributo fattivo di esponenti della malavita organizzata… …partecipando personalmente, inoltre, in alcune occasioni, a incontri con esponenti della malavita organizzata e degli “ultras”». Si ipotizza, insomma, una vera e propria collaborazione fra alcuni dipendenti del club (e il presidente stesso) e la N’drangheta, oggetto dell’indagine della Procura di Torino che, con le sue cinquemila pagine, ha generato l’inchiesta sportiva. Peccato che nell’inchiesta della giustizia ordinaria alla Juventus non venga riconosciuta alcuna responsabilità e i suoi dipendenti figurino solo come “testimoni”. E questo, come ha sottolineato ieri Agnelli in una dichiarazione resa ai media, «dopo che meticolosi e invasivi controlli» hanno messo alla prova l’estraneità degli uomini della Juventus. Insomma, la sensazione che hanno i bianconeri è di un attento lavoro di taglia e cuci da parte della Procura Figc sulle carte di Torino per confezionare un’accusa che andasse oltre alla semplice violazione sulla vendita dei biglietti, violazione ammessa dalla Juventus.

I rapporti

Lo stesso Agnelli ieri ha ammesso che i rapporti con gli ultras esistevano (e d’altronde va ricordato che la stessa Uefa lo prevede con una normativa recepita dalla Figc), che gli ultras non sono «stinchi di santo», ma che se sono «persone libere e senza alcuna restrizione a frequentare lo stadio e le partite di calcio» non si commette reato a incontrarle nelle vesti di presidente che incontra persone nelle vesti di tifosi. «Se alcuni di questi personaggi hanno oggi assunto una veste diversa agli occhi della giustizia penale, questo è un aspetto che all’epoca dei fatti non era noto, né a me, né a nessuno dei dipendenti della Juventus», spiega Agnelli evidenziando il punto fondamentale: il famigerato Rocco Dominello, oggetto dell’indagine della Procura di Torino e rinviato a giudizio, era una persona incensurata che si era presentata come “capo ultras”, senza che le Forze dell’Ordine preposte al controllo dei movimenti delle tifoserie segnalassero nulla di particolare. E’, quindi, difficile affermare che «Agnelli incontrava i boss», perché non era possibile definire tale il Dominello (ammesso che Agnelli lo abbia incontrato o meno), per altro non ancora condannato.

Più forte

Quanto ai «rapporti con gli ultras» che vengono severamente stigmatizzati da Pecoraro, la Juventus ammette di aver troppo facilmente venduto (e non regalato) ai gruppi alcuni blocchi di biglietti (e non quattro per volta come prevede la legge), violando quindi l’articolo 12 del codice di giustizia sportiva. Nella sua memoria difensiva la Juventus ha sempre spiegato come certi compromessi con le frange oltranziste del tifo siano necessari per mantenere l’ordine pubblico (e anche molto diffusi e comuni). Resta l’ironia di un procuratore, Pecoraro, che oggi bacchetta la Juventus di mantenere rapporti e assecondare i gruppi ultras, fra i quali si infiltra la malavita, ma che tre anni fa quando rivestiva il ruolo di prefetto di Roma aveva «interloquito» con il celebre Genny ’a carogna (finale di Coppa Italia Fiorentina-Napoli) e aveva spiegato: «Non me li scelgo mica io gli interlocutori della curva… …è come dire che se vengo chiamato a sbrogliare una rapina con ostaggi, io mi scelgo il rapinatore con cui parlare. Cosa vogliamo? Liberare gli ostaggi parlando con il rapinatore o farli ammazzare?». E quindi, cosa rischia la Juventus? E’ l’altra domanda che tutti si fanno. Secondo gli esperti, una multa per la violazione dell’articolo 12, mentre Agnelli rischia un’inibizione, ma molto dipenderà dal dibattimento che si preannuncia infuocato. Intanto, una giornata iniziata male è finita per vederlo più forte, con la sua secca smentita di «cambiamenti ai vertici della Juventus che qualcuno si è divertito a ipotizzare», confermata con forza da John Elkann con una lettera diffusa ieri sera: «Desidero ribadire la mia totale fiducia nell’operato di mio cugino Andrea, che ha guidato la Società e il suo gruppo dirigente fino ad oggi, e che continuerà a farlo anche in futuro».

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