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Paulo Dybala - Juventus Calcio Serie A

Juventus, Dybala punisce la Roma

JUVENTUS: (3-5-2) Buffon ng; Barzagli 6, Bonucci 6,5, Chiellini 6; Lichtsteiner 5,5 (21′ st Cuadrado 6,5), Khedira 6, Marchisio 6,5, Pogba 7, Evra 6; Mandzukic 6, Dybala
7,5 (40′ st Morata ng). A disp.: Neto, Aude- ro, Caceres, Rugani, Alex Sandro, Padoin, Sturaro, Hernanes, Asamoah, Zaza. All. Allegri 7.

ROMA: (3-4-2-1) Szczesny 6,5; Manolas 6, De Rossi 6, Ruediger 5,5; Florenzi 5 (48′ st Torosidis ng), Vainqueur 6 (26′ st Keita 5), Pjanic 6, Digne 5,5; Salah 5 (45′ st Sadiq ng), Nainggolan 6; Dzeko 5,5. A disp.: De Sanctis, Lobont, Castan, Gyomber, Emerson, Totti, Iago Falque. All. Spalletti ng

Arbitro: Banti 5. Reti: 32’st Dybala. Note: spettatori 39.721 (incasso 960.930,00 euro). Ammoniti De Rossi, Ruediger, Pjanic, Mandzukic, Nainggolan. Angoli 2 a 1 per la Roma.

La Roma perde ancora allo Stadium: è il 6° ko su 6 visite, anche se non subisce la solita goleada (1-0). Perché contro la Juve, capace di allungare la serie di vittorie (11), si comporta da provinciale, senza mai tirare in porta, e si difende fino a quando ce la fa. Dybala approfitta dell’unica distrazione, elimina la storica rivale dalla corsa per lo scudetto e lancia i bianconeri all’inseguimento del Napoli. La nuova caduta dei giallorossi a Torino pesa sulla classifica. Il podio Champions è più lontano: la Fiorentina e l’Inter, al 3° posto, hanno 6 punti in più.

La virata tattica non ha dunque aiutato Spalletti. Che, convinto dall’esito degli addestramenti fatti la settimana scorsa, ha deciso di fare il suo debutto allo Sta- dium con la difesa a 3, abbassando De Rossi in mezzo a Manolas e Ruediger. La scelta non è stata, dunque, improvvisata, ma esclusivamente forzata dall’emergenza. Anche all’Udinese, prima di trasferirsi alla Roma nell’estate del 2005, abbandonò la linea 4 e piazzò tre sentinelle a presidiare il reparto arretrato.

Fu costretto, proprio come adesso, per l’assenza di terzini in rosa, la lacuna più evidente anche in quella allestita da Sabatini l’estate scorsa. Contro la Juve, tornata al 3-5-2 per ritrovare certezze e punti, si è dunque sistemato a specchio con il 3-4-2-1. Allegri, invece, ha puntato sulla freschezza dei 6 titolari risparmiati mercoledì sera contro la Lazio nel quarto di Coppa Italia all’Olimpico: oltre a Buffon, si sono ripresi il posto Barzagli, Khedira, Evra, Mandzukic e Dybala.

Il sistema di gioco, provato per mezz’ora contro il Verona, è ancora nella fase sperimentale. Perché, pur propositivo negli interpreti, ha dato l’impressione di essere invece prudente nell’atteggiamento. Apprezzabile il lavoro sotto palla, con il solo Dzeko esentato a rientrare nella metà campo giallorossa, ma quasi nulla la fase di impostazione nel primo tempo. La Roma, impaurita dall’avversaria che fisicamente sta meglio, non è riuscita a ripartire come avrebbe voluto Spalletti.

Con il palleggio e la personalità. Allegri, però, ha raccolto inizialmente poco. L’unica parata di Szczesny su punizione centrale di Dybala. I veri brividi sono di natura comportamentale. Sia De Rossi che Ruediger hanno rischiato di prendere 2 gialli in meno di mezz’ora. Anche il pubblico dello Stadium si è fatto nuovamente riconoscere, rivolgendo al difensore tedesco quei buu che in Italia sono sempre d’attualità: minuto 14. Un quarto d’ora dopo, invece, è stato De Rossi a essere inquadrato mentre chiama zingaro Mandzukic. La Roma, comunque, ha avuto il merito di rendere innocua la Juve almeno fino all’intervallo. Nessun pericolo e gestione del match abbastanza tranquilla. Nainggolan e Salah aiutano a centrocampo, con il primo a sorvegliare Marchisio, Vainqueur e Pjanic si alternano su Pogba e Khedira. Anche dietro il lavoro è ben distribuito contro Mandzukic e Dybala.

Allegri, prendendo atto della mancanza di efficacia in attacco, inserisce Cuadrado per Lichtsteiner e, in fase offensiva passa al 4-3-3, con Barzagli che si allarga a destra. Evra ha subito la palla per il vantaggio, sulla corsia opposta, proprio su iniziativa del nuovo entrato: Szczesny respinge. Spalletti replica al collega con Keita per Vainqueur. Punta al controllo della gara, ma Flo- renzi, andando all’attacco, regala il contropiede alla Juve. Che non perdona. Pogba verticalizza per Dybala che in diagonale, di sinistro, fa nuovamente la differenza: 1 a 0 e 12° gol in campionato. De Rossi sale a centrocampo, la Roma chiude con la difesa a 4, entrano nel recupero Sadiq per Salah e Torosidis per Florenzi. La panchina è tutta qui. Non c’è da meravigliarsi che il Napoli abbia 12 punti in più e la Juve 10. E la Roma ne ha 8 in meno di un anno fa.

E poi, all’improvviso, in piena noia, quando sembrava che Juventus-Roma dovesse finire inghiottita da uno squallido 0-0, con quelli rintanati da una vita nella loro metà campo e quegli altri cocciutamente buttati in avanti alla disperata ricerca di un gol, è arriva la magia. Di chi? E di chi se non di Paulino Dybala, al dodicesimo gol in campionato, l’anti Higuain per vocazione patria e professionale, piccolo e tremendo. Un diagonale chirurgico, il suo, da sinistra a destra, che ha sgretolato la Maginot giallorossa e riproposto i campioni d’Italia come unica alternativa al Napoli. L’Inter a quattro punti, come la Fiorentina, la Roma addirittura a dieci, ormai tagliata fuori per qualsiasi illusione scudetto: la classifica parla chiaro, baby. Dybala, sempre lui, questa volta eversore fantastico di un match peloso e irsuto, così peloso e così irsuto che molti hanno pensato si potesse arrestare la fantastica remuntada bianconera: invece la striscia continua, undici vittorie di fila. Giù il cappello, applausi, eccetera eccetera.

E’ abbastanza evidente che nella Roma non si possa già/ancora vedere la mano di Spalletti. Il quale, essendo un allenatore, dunque allenando, ha bisogno di tempo per fare in modo che la squadra memorizzi nuovi movimenti e nuovi equilibri, soprattutto in difesa. Ma aver schierato i giallorossi con il 3-5-2, ovvero con una disposizione speculare alla Juventus, è un segno di buonsenso: in questa maniera il toscano (pelato) è riuscito ad arginare parzialmente l’avversario, concentrandosi solo sulla fase contenitiva e rinunciando a quella offensiva. Con pochi spazi a disposizione e con gli uomini migliori spesso schiacciati sulla trequarti in un ingorgo da ipermercato alla vigilia di Natale, la formazione di Allegri comunque ha sempre avuto in mano il comando delle operazioni, però ha faticato a trovare sbocchi e, in particolare, a rendersi pericolosa. Nel primo tempo non ci sono state occasioni clamorose, anzi nemmeno occasioni. La traversa colpita da Dybala (19′) era viziata da una posizione di fuorigioco, così come il mani evidente di Pjanic in area è stato preceduto da un fallo di Mandzukic su De Rossi.

C’era da immaginarselo, sì, che nulla sarebbe stato semplice e/o scontato. Con una circolazione della palla rallentata dalla presenza sistematica di 22 giocatori in una fetta ristretta di campo, sono diventate indispensabili le invenzioni dei singoli e il contributo degli esterni alti. Abbastanza bloccati Pogba e Dybala non per cartiva volontà ma per mancanza di… aria, sono parsi ingessatissimi sia Evra sia Lichtsteiner, quasi mai capaci a sbilanciare la retroguardia romanista, spesso costretta ad aggrapparsi a ruvidezze da provinciale (giallo per De Rossi e Rudiger) per rimediare a situazioni delicate. Meglio il francese dello svizzero, ma era necessario altro e di qualità superiore.

Passato il quarto d’ora della ripresa, con la partita impaludata e senza guizzi, Allegri si è deciso a cambiare. Con l’inserimento di Cuadrado al posto di Lichtsteiner è aumentato il coefficiente di incisività sulla corsia destra, là dove stazionavano Digne e Rudiger. Una mossa che, probabilmente, poteva essere anticipata tenuto conto delle difficiltà che stava incontrando la Juventus: non a caso, proprio il colombiano ha ispirato la prima, vera azione da gol bianconera, là dove Pogba ha ricamato un assist perfetto per Evra che ha esaltato le doti miracolistiche di Szczesny. Per la cronaca, era il minuto 24, cioè un’ora abbondante dopo il fischio d’inizio della contesa. Ma era anche il segnale della sveglia, concretizzato alla perfezione da Dybala, esperto in capolavori di arte varia. E la riscossa bianconera può proseguire, prossima tappa il Chievo…

Anche all’andata contro la Roma, cinque mesi fa, Dybala era andato a segno all’Olimpico della capitale. Una rete in risposta ai gol di Pjanic e Dzeko, che non era bastata per evitare il secondo ko in campionato. Ma già allora si vedeva che il ragazzo aveva qualità, primo nella lotta, ultimo nel mollare. L’apprendistato in casa bianconera è stato relativamente breve, le panchine iniziali sono ormai soltanto un ricordo, visto che è sempre partito titolare nelle undici partite che hanno segnato la rimonta bianconera. Del resto, Allegri ne ha colto subito la fame e la voglia di arrivare che lo ha portato ad accorciare i tempi. Non l’ha voluto bruciare subito, nonostante le critiche ha seguito il suo programma di inserimento. Ma adesso Dybala si è preso la Juventus sulla spalle, piccole, da ragazzino, e la sta portando in alto.

Dodici gol in campionato su 20 presenze, secondo nella classifica dei bomber della serie A, dietro soltanto al connazionale Gonzalo Higuain, e primo in quella juventina. Segna e fa segnare, questi i pregi della Joya. E le sue prodezze non sono mai banali, dal calcio piazzato velenoso (Udinese e Verona) alla diagonale in corsa (con il Milan), dalla botta dal limite (contro l’Atalanta) al tiro al volo da 20 metri (Lazio). Tutti ovviamente con il piede prediletto, il sinistro. Gol anche pesantissimi, come quello decisivo griffato ieri sera allo Stadium contro la Roma, su passaggio di Pogba che resiste al ritorno di Florenzi e serve nel corridoio l’argentino, abile a piazzare un diagonale sinistro sul quale Szczesny nulla può. La Joya ha fatto saltare sulla seggiola anche il presidente Andrea Agnelli, mentre lo Stadium gli ha concesso la standing ovation, come alla Dacia Arena di Udine, alla sua uscita dal campo. E la rete alla Roma fa il paio con quella segnata al Milan per tre punti fondamentali nell’operazione rimonta. Ma Dybala sa sfoderare anche un altro elemento caratteristico del repertorio: l’assist. Vede spesso la giocata giusta per i compagni, come testimoniano i 5 assist sfornati nelle ultime 9 partite (sei in totale in serie A).

E’ un po’ come il prezzemolo, lo trovi sempre e dovunque: attaccante di mestiere, bomber di professione, Dybala si muove a suo piacimento, allargando il raggio d’azione fin a ridosso dei difensori pur di ricevere palla quando la ripartenza diventa complicata. E ogni volta che ha la palla tra i piedi, sono attimi di paura per gli avversari perché una ne fa e cento ne pensa. Ne sanno qualcosa i romanisti, che non perdono occasione per “toccarlo duro”. Il più “cattivo”, Antonio Rudiger, che si becca pure un cartellino giallo per un fallo ai danni dell’argentino. Insomma, la tattica giallorossa è quello di fermarlo, con le buone o con le cattive. E visto che la prima soluzione non è semplice, dal momento che Dybala ha la capacità di sgusciare via, ecco l’atterramento d’obbligo per impedirgli di involarsi verso la porta. Se Messi lo considera «uno di noi», inteso come categoria di fuoriclasse, il Barcellona lo vorrebbe portare al Camp Nou. E quei 40 milioni spesi quest’estate sembrano adesso davvero pochi in considerazione del valore attuale e di quello futuro. La Juventus però non ha intenzione di lasciarlo andare via, Dybala «è uno di noi», ovvero bianconero.

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