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L’8 marzo, tra retorica e faccende serie

State tranquilli. Non ho intenzione anch’io di annaffiare il giardino della retorica dell’8 marzo e di qualsiasi altra data particolare. Il mio scopo è semplicemente quello di riflettere attorno a due temi, presentando punti di vista che, se non  proprio originalissimi, certamente sono assai poco diffusi.

Donne e politica. Quante volte abbiamo letto e sentito che “ci vogliono più donne in politica”? A me, francamente, non importa un bel nulla di questa faccenda qua. Le donne in parlamento o nelle giunte o nei consigli comunali, potrebbero essere anche meno di quelle che sono adesso. Oppure potrebbero essere più degli uomini. La cosa è assolutamente insignificante ed è una vergogna che si perda tutto questo tempo attorno alla questione. Donne in politica ce ne sono, e parecchie. Sbaglio, o Letizia Moratti, già sindaco di Milano, è esponente del sesso femminile? E Rosa Russa Jervolino, già ‘prima cittadina’ della Napoli sommersa dai rifiuti? Che ne dite di Mercedes Bresso, già presidente del Piemonte, nonché accanita fan del Tav? Vogliamo parlare di Maria Stella Gelmini e delle sue fantastiche riforme dell’istruzione? Oppure vogliamo parlare della Sanità del Lazio governato da Renata Polverini? Preferite discutere della lacrime del ministro Elsa Fornero, grazie alla quale uomini e donne andranno in pensione (forse) dopo quasi mezzo secolo di lavoro? Oppure volete dibattere delle qualità squisitamente politiche di Nicole Minetti? Fate voi. A me questa storia delle quote rosa non importa un bel nulla, meno ancora delle quote Snai. Mi interessa che chi fa politica sia competente, onesto, professionale e lavori per il bene del paese. Può essere giovane o vecchio, bello o brutto, uomo, donna o trans. Ripeto: non mi importa un bel niente. Ho diritto di dirlo, oppure è politicamente scorretto?

Vado oltre e passo a una questione che invece mi interessa moltissimo, quella della violenza sulle donne. La violenza fisica degli uomini nei confronti dell’altro sesso è una costante delle nostre società. Le storie di donne minacciate, picchiate, violentate e uccise sono all’ordine del giorno. Può avvenire anche il contrario, magari nello 0,1% dei casi. Ma il problema resta fondamentalmente quello della debolezza fisica (e spesso anche psicologica) della donna rispetto all’uomo. Si tratta di una tragedia immane. Quante volte abbiamo letto e sentito di ragazze minacciate e di istituzioni indifferenti alle loro denunce? Quanto volte, a queste minacce, è seguito un omicidio, se non una strage? E ancora: sono abbastanza severe le pene per un marito che picchia una moglie, o per un energumeno che violenta una ragazza? Giudicate voi, ma a noi pare decisamente di no. Di queste cose la politica e i media dovrebbero parlare. Invece, ancora una volta, l’8 marzo diventa il pretesto per abbeverare il fiume della retorica.

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One comment

  1. pienamente d’accordo …non dovrebbe esistere un 8 marzo così come un 2 agosto nè tanmeno altre feste puramente inventate e divenute istituzione da businnes e motivo in più per sfogare il lato ludo goliardico individuale e sociale. Di occasioni per festeggiare l’una o l’latra cosa se ne possono trovare ogni giorno. La poltica dovrebbe occuparsi maggiormente del rispetto dei diritti della persona e far rispettare i doveri da esso derivanti

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