La Polaroid nell’era degli smartphone: torna il fascino delle fotocamere istantanee

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Guardare attraverso un obiettivo, premere un bottone, sentire un “clac” ed estrarre una piccola pellicola. Poi attendere dieci, venti, trenta minuti, finché l’immagine non si materializza, prende forma e colore. E capire solo a quel punto se lo scatto è venuto come ce lo aspettavamo oppure peggio. O magari, inaspettatamente, meglio. Scattare una Polaroid è una di quelle esperienze che gli smartphone ci hanno fatto dimenticare, ma che molto presto potrebbe tornare in voga grazie all’I-1 di Impossible, una sorta di “Polaroid 2.0”, l’unica che utilizzi le pellicole e il formato originale.

Oggi chiunque di noi ha in tasca un cellulare dotato di una fotocamera con il potenziale di una macchina professionale. Uno strumento ultra-compatto che permette di scattare foto a volontà, di modificarle all’istante, di inserire filtri e di pubblicare il risultato in Rete. Il tutto in una manciata di secondi. È l’hi-tech, bellezza: scatto dopo (auto)scatto, le vecchie fotocamere analogiche sono state subissate e messe da parte.

IL FENOMENO
Ma proprio quando una cosa diventa obsoleta, ecco che si attiva un altro meccanismo, veloce e puntuale come l’avanzare del progresso tecnologico, quasi fosse un riflesso condizionato. È il vintage, fenomeno che è un misto di nostalgia e moda e che riesce nella miracolosa impresa di resuscitare ciò che sembrava estinto. Ecco quindi tornare il vinile nella musica. Ed ecco tornare il concetto di Polaroid nella fotografia. Oggi esistono diverse alternative di fotocamere istantanee, che stampano e sviluppano immediatamente le foto su pellicola. Fujifilm ne ha fatto un’intera linea, Instax, che va dalla compatta Mini 8 fino alla più grande Wide 210, dotata anche di display Lcd.

Un’altra casa storica, Lomo (le cui iconiche macchinette dal 2006 vengono riprodotte da un’azienda cinese che ne ha ripreso il marchio) offre un’ampia gamma di fotocamere istantanee, a partire dalla economica White Edition, venduta a 99 euro, fino alla più complessa Wide Central Park, da 259 euro. Anche la stessa Polaroid ha provato a produrre una nuova fotocamera che stampa le foto al momento: si tratta di Snap, macchinetta compatta dalla scocca in plastica colorata che costa circa 130 euro.

C’è poi chi ha fatto del ritorno alla “vera” Polaroid una vera e propria missione. Non a caso il nome dell’azienda in questione è Impossible: quest’ultima nel 2008 decise di acquistare l’ultimo stabilimento Polaroid a Enschede, in Olanda, subito prima che venisse dismesso. Ripartendo quasi da zero, trascorse diversi anni a reperire vecchie macchine Polaroid in giro per il mondo e a ricondizionarle, mantenendo in vita la pellicola e il suo formato tradizionale.

Finché non ha deciso di dar vita a una nuova macchina, che nella forma squadrata ricorda la tradizionale Polaroid, ma con nuove funzioni digitali. I-1, che sarà distribuita in Italia da Nital a partire da fine maggio, può essere però utilizzata in maniera del tutto analogica: si inseriscono le cartucce (quelle prodotte da Impossible o le vecchie cartucce Polaroid), si scatta e il gioco è fatto. La fotocamera ha anche un’app dedicata, tramite la quale regolare luce, esposizione, autoscatto e altri parametri, ed è fornita di un flash a led che dà anche indicazioni sul livello di carica della batteria e sul numero di scatti rimasti.

PRO E CONTRO
Volendo si può anche effettuare una scansione della foto appena fatta utilizzando la fotocamera dello smartphone per poi condividerla in Rete. Ma ciò andrebbe contro il concetto fondamentale e  anche più invitante delle fotocamere istantanee: l’unicità della fotografia che viene scattata. Il che è anche un ottimo antidoto contro la diffusione indesiderata delle foto tramite il Web, che è un rischio che si corre ogni qualvolta si possiedono immagini in formato digitale su un dispositivo connesso a Internet, che si tratti di smartphone o pc. Il caso degli scatti a luci rosse trafugati dai cellulari di alcune star hollywoodiane come Jennifer Lawrence ha fatto scuola in tal senso. Bene, se quelle foto fossero state realizzate con una fotocamera come la I-1, probabilmente non sarebbero finite sugli schermi di mezzo mondo.

Ma l’analogico ha anche un altro lato della medaglia, a cui non siamo più abituati a pensare. Il prezzo, innanzitutto. Il “brivido vintage” dell’erede diretta della Polaroid costa caro: non tanto per i 299 euro della macchina, quanto per i 20 euro necessari ad acquistare una cartuccia con soli 8 scatti. In pratica, 2,50 euro a foto. Senza contare il rischio di “incidenti” come l’otturatore che non si apre (e la foto che viene nera), o lo sviluppo dell’immagine che in condizioni non ottimali può portare a colori mischiati o parti di immagine rovinate. Il che, volendo, può essere considerato un motivo di fascino in più, ma anche no. Come vuole il detto, modificato per l’occasione: chi vintage vuole apparire, un (bel) poco deve soffrire.

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