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La prima stangata di Renzi: per salvare Roma aumenta la TASI, esente la Chiesa

aumento_tasiMatteo Renzi comincia la sua avventura al Governo stangando gli italiani. In pochissimi giorni, il nuovo presidente del Consiglio ha nominato sottosegretari e viceministri indagati, non ha bloccato l’aumento dell’accise sulla benzina (entra in vigore oggi) e nel primo consiglio dei ministri utile ha aumentato la TASI, traducendo il legge l’accordo tra il Governo Letta (che diceva di voler rottamare) e i Comuni, la tassa sui servizi indivisibili come l’illuminazione pubblica.

I sindaci, ora, potranno alzare l’aliquota di un altro 0,8 per mille sulla prima casa, passando dal 2,5 al 3,3 per mille, oppure sulle seconde case, portandola dal 10,6 all’11,4 per mille. Secondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Delrio, i soldi serviranno a finanziare le detrazioni fissate dai sindaci, ma non saranno interamente vincolati (cosa importantissima, perché alla fine, molti destineranno le somme incassate ad altro). In sostanza, scaricando la colpa sugli amministratori locali, pratica molto abusata da un altro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, Renzi mette le mani nelle tasche degli italiani.

Il giallo, però, riguarda gli immobili della Chiesa, visto che nel decreto viene garantita l’esenzione per i 25 mila immobili di proprietà del Vaticano indicati nei Patti lateranensi. Nello stesso decreto, inoltre, viene prorogata fino alla fine di marzo la rottamazione delle cartelle di Equitalia, viene cancellata per il momento la web tax, e si salva il Comune di Roma (sindaco Marino, PD), quello con il maggior numero di dipendenti, i cui debiti fatti dagli amministratori succedutisi negli anni, verranno pagati prendendo i soldi ancora una volta dalle tasche degli italiani. Un esordio da primato per Renzi.

 

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