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La strage di Brindisi, il complottismo, il linciaggio sul web

La strage di Brindisi, in cui è morta una studentessa, e altre 5 ragazze sono rimaste ferite, pone ovviamente degli inquietanti interrogativi. C’è già chi non ha dubbi: è stata la Sacra Corona Unita a colpire. Ma c’è chi sostiene l’esatto opposto e cioè che la criminalità organizzata molto difficilmente agisce tramite queste modalità. Beppe Grillo, ad esempio, sul suo blog afferma che l’orrenda strage di Brindisi non giova certo alla mafia, che non ha nessun interesse ad attirare l’attenzione dei media,  dei cittadini e delle forze dell’ordine.

Più articolato è l’intervento di Enzo Frenna, che sul sito del Fatto Quotidiano scrive:

“Ci sono alcune cose strane che individuo con gli occhi di ex cronista di giudiziaria. Primo: la Sacra Corona Unita non ha interesse che la Puglia sia messa a ferro e fuoco dalle forze dell’ordine, disturbando i traffici di droga, di armi e gli altri interessi criminali del suo business. Quindi non credo sia il mandante. Secondo: l’attentato aveva l’obiettivo di fare notizia nel modo peggiore possibile, facedo una strage di ragazzi nel modo più barbaro. Anche questo, secondo me, non appartiene allo stile della Sacra Corona Unita. La criminalità pugliese ha sempre scelto un basso profilo. Non si hanno notizie di attentati clamorosi – di tale portata – provenienti da tale organizzazione.

Quindi il mandante va ricercato altrove. Si potrebbe ipotizzare che una tale strage sia nello stile della Mafia. La scuola porta il nome di Falcone, quindi si voleva inviare un messaggio ai vertici dello Stato. Ma anche in questo caso, c’è un’anomalia. Cosa Nostra non ha mai coinvolto i ragazzi in stragi di ampio respiro. L’attentato a Falcone e Borsellino fu eclatante, ma colpì magistrati e poliziotti. Sarebbe quindi una strana novità l’uccisione indiscriminata di ragazzi sedicenni”.

Sui social network Enzo Di Frenna è vittima di una sorta di linciaggio: come ha osato soltanto ipotizzare che la mafia possa non c’entrare nulla? Eppure – i più attenti non saranno certo stupiti – le teorie del giornalista del Fatto, così come quelle di Beppe Grillo, non sono affatto così originali. Altri, ben prima di loro, hanno sostenuto le stesse identiche cose. Ovvero: la criminalità organizzata vuole fare affari e basta; preferisce non uccidere, tanto meno se in mezzo debbono andarci degli innocenti, perché questo fa perdere il consenso della popolazione e fa aumentare la pressione della polizia e della magistratura.

Dice il capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, Cataldo Motta, lo scorso mese di febbraio:

“I due aspetti della ricerca del consenso e della pacificazione tra i vari clan possono sembrare differenti, ma, in realtà, sono riconducibili a finalità analoghe e mirano ad un unico risultato, quello della possibilità di svolgere le attività proprie di un’ associazione mafiosa, da un canto, dopo essersi assicurato il consenso sociale e, dall’ altro, avendo drasticamente ridotti i rischi di interventi repressivi per la scomparsa di ogni atto evidente di violenza, intimidazione, danneggiamento”.

Molto significative anche le parole di Marco Maria Alma, magistrato e già consulente della Commissione Antimafia. Alma, in un convegno tenutosi a Bologna nell’aprile del 2011, parla nello specifico dell’Emilia Romagna. Ma il suo discorso, come dimostra il riferimento alla Camorra, è generale, vale per tutto il paese:

“Le nuove generazioni di boss mafiosi sono colte. Fanno investimenti in operazioni commerciali e finanziarie particolarmente raffinate. Si assiste ad una tendenza verso l’inabissamento delle organizzazioni criminali. Le mafie sempre meno uccidono (chi spara di più è la camorra) ma uccidono l’economia”.

Sul sito www.alleanzacattolica.org ho trovato un significativo intervento del Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso risalente al 2007. Il magistrato spiega che la criminalità organizzata preferisce non ammazzare, perché poi scatena la reazione dello Stato e della gente, perdendo il suo consenso nel territorio:

“Siamo alla riscoperta di vecchie condotte, vecchie strategie, vecchi modi di essere dei boss: infiltrarsi e convivere, piuttosto che contrapporsi frontalmente allo Stato e alla società. Cosa Nostra resta un’organizzazione verticistica e unitaria. Si è adattata alla repressione dello Stato cercando di rendersi invisibile attraverso l’attuale strategia dell’immersione. Cosa Nostra ha capito che stragi, delitti e uccisioni di bambini provocano inevitabilmente una risposta delle istituzioni. Ha capito che viene meno il consenso della gente. Adeguandosi al nuovo clima, Cosa Nostra si è pian piano rafforzata. Ha ricostruito i suoi quadri dirigenziali. È tornata alla regola di una impenetrabile segretezza come argine alle collaborazioni di giustizia. Cerca, con le dovute cautele, di riallacciare rapporti con tutte quelle categorie che sono funzionali al suo sistema di potere”.

Ora, qua non si vuol affermare che a compiere la strage di Brindisi non sia stata necessariamente la mafia e al contrario è stato qualcun altro. Noi non sappiamo né chi è stato l’esecutore materiale, né chi sono i mandanti. Nessuna pista può essere esclusa a priori, sia chiaro: e quanto sopra voglio sottolinearlo cento volte. La questione è un’altra. Coloro – come Grillo, Di Frenna e altri – che scrivono che gli autori della strage potrebbero  (voglio sottolinearlo di nuovo, non si sa mai: “potrebbero”) non avere a che fare con la Sacra Corona Unita, non sono né dei pazzi, né dei qualunquisti, né dei paranoici complottisti così come molti li stanno definendo sul web. Lasciamo perdere le sovrastrutture: più semplicemente, coloro che sollevano dubbi sulla matrice mafiosa della strage, si rifanno a quanto già detto un’infinità di volte da autorevoli magistrati, ma anche da molti giornalisti d’inchiesta che sulla mafia scrivono libri e fanno convegni nelle università.

In genere la criminalità organizzata non uccide degli studenti liceali che in nessun modo possono danneggiare la sua economia. Siamo d’accordo almeno su questo? Si tratta di dati storici. Ammazzare degli innocenti – in maniera peraltro così eclatante – fa perdere il consenso della gente, scatena la veemente reazione della polizia e della magistratura, attira l’attenzione di tv, giornali e internet; rende insomma il controllo del territorio tremendamente più difficile. Si ha il diritto di riaffermare questo, oppure è da pazzi scatenati/complottisti?

Ps: è di queste ore una dichiarazione eloquente del procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, già citato qualche riga sopra: “Potrebbe non essere stata un’organizzazione mafiosa. In un momento in cui le organizzazioni mafiose locali sono alla ricerca di un consenso sociale. Sarebbe un atto in controtendenza perché questo sicuramente aliena ogni simpatia nei confronti di chi lo ha commesso.  Le troppe coincidenze potrebbero essere solo tali. Bisogna comunque chiedersi – aggiunge Motta – cui prodest, a chi interessa e se ne avvantaggia“. Complottista anche il Procuratore di Lecce?

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3 comments

  1. A me, da semplice cittadino, fa pensare che questo attentato sia semplicemente diretto alla scuola, se non a qualche studente o professore in particolare, qualche pazzo esaltato che magari ritenendo di avere subito un torto ha pensato di prendersi la sua rivincita.
    Guardando alle stragi passate, non mi sembra di trovare nessun elemento, in questo folle gesto, che possa far pensare ad organizzazioni terroristiche o a quelle mafiose, a che pro? Brindisi non mi sembra una città “simbolo”, la scuola? una come tante, solo per il nome? bombole del gas? credo che mafia e gruppi terroristici abbiano ben altri mezzi, io guarderei più nell’ambito scolastico, sempre che poi non si voglia per forza strumentalizzare la cosa. Direi anche, che chi si sente accusato ingiustamente, di questo infame reato, faccia sapere la propria estraneità, per aiutare e sopratutto per costringere chi deve fare luce su questo fatto a non perdersi dietro false tracce e far diventare anche questo un’altro dei tanti casi irrisolti d’Italia. Un forte abbraccio ai genitori colpiti da questa tragedia.

  2. Antonio Perri

    ma non diciamo minchiate! finti giornalisti come Di Frenna arrivano ad ipotizzare che dietro questo attentato ci sia la “cupola nera” formata da massoni, servizi segreti deviati e la finanza internazionale e da questa cosa come vera! e ti credo che è stato massacrato in rete!! ci sono giornalisti che evidentemente sono emuli di Giulietto Chiesa e devono trovare per forza di cose il “gomblotto” ordito da chissà quali forze oscure…. ma dico io: non c’è ancora nulla di nulla che possa far dire con certezza chi possa essere stato e voi sparate sentenze a tutto spiano solo per far notizia??? tanto si sa che la tatica è poi quella della smentita fatta con un trafiletto ma intanto adesso si appoggia questa o quella tesi solo perchè fa comodo ai propri interessi, e questo chiaramente cambierà da giornale a giornale a cui farà comodo dire che è un attentato contro lo stato, contro il governo, contro Grillo, contro l’antimafia, contro le donne, ecc ecc… Non c’è ancora nulla di certo, rimanete nel campo delle supposizioni se volete essere credibili, invece di sparare sentenze a seconda di come fa comodo ai vostri interessi!

    • Alessandro Ceccon

      ma infatti nell’articolo si dice esplicitamente che sono solo supposizioni, ma in ogni caso suona strano che all’opinione pubblica sia stato dato per assodato che sia stata la mafia quando a ben guardare non ci sono prove di ciò e gli stessi esperti del settore abbiano detto che sarebbe un atto controproducente per la stessa, e poi se permetti è anche una questione di logica deduttiva…
      ad ogni modo anch’io penso che Giulietto Chiesa sia un po fuori dal mondo e sinceramente mi stanno sul cazzo i complottisti in generale, ma di queste cose in Italia ci sono precedenti storici assodati di strategie di condizionamento sociale come queste, perciò visto che vieni a dire che chi dice questo spara tante cazzate abbi almeno la pena di informarti e magari accendere il cervello con un bel ragionamento logico, che non fa mai male

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