L’arte può sconfiggere la jihad

Educare i giovani all’arte in medio oriente è il solo modo per strapparli alla jihad ed al terrorismo

Un’arte per sconfiggere la jihad.

“L’arte rinnova i popoli e ne rivela lo spirito”. Questa frase scolpita campeggia sulla fronte del teartro Massimo di Palermo. Ci dice che essa indica la via alle società verso la pianificazione di un futuro migliore. Così può essere anche in medio oriente, dove essa è bandita, ed è lasciato posto esclusivamente alle predicazioni del corano affidate a gruppi guerrafondai senza scrupoli.

A ricordarcelo è Gharem Abdulnasser, un’artista che vive a Riyahd, capitale dell’Arabia Saudita, e invita i più piccoli a partecipare alla sua scuola, per strapparli al terrorismo.

“Abbiamo bisogno di investire in questi giovani prima che lo faccia L’Isis”, dice Gharem,che è anche un ex tenente colonnello dell’esercito saudita. “Hanno energia e hanno poco da fare nel loro paese – così che cosa ci si può aspettare che facciano?”

Gharem, che era nella stessa classe a scuola con due dei dirottatori del 9/11, è uno dei più grandi artisti di successo del Medio Oriente. Da Christie nel 2011, ha venduto un’opera dal titolo ‘Message, Messenger’ scultura che simboleggia la Cupola della Roccia a Gerusalemme, per più di 800.000, dollari: un prezzo record per l’arte contemporanea Medio Orientale.

Con il fratello minore Aljan, ha istituito una fondazione nel suo studio a Riyadh, per avvicinare i giovani all’arte e allontanarli dal terrorismo. Finora, lo studio ha 11 studenti, di età compresa da 18 a 22, le cui opere saranno in mostra a Londra il prossimo mese.

Adesso non riesce ad identificare nei jihadisti i ragazzi che frequentava quando andava a scuola, ma dice che l’unico modo per fermare l’ondata di terrorismo, che sta minacciando il mondo intero, è quello di incoraggiare le persone a pensare “individualmente”.

“Gli insegnanti (quando frequentava ancora la scuola) hanno iniziato a giocare con i voti degli esami… Stavo impazzendo perché ero un bravo studente e improvvisamente ero il ragazzo peggiore nella scuola perché non partecipavo alle loro attività.” Gharem aveva visto la sua pagella peggiorare di punto in bianco, perché non frequentava la moschea.

Il problema, a detta di Gharem, ” è lo stesso sistema di istruzione, gli stessi discorsi nella moschea”. Tutto ciò porta i ragazzi a ritenere che il terrorismo sia giusto, a compiere atti di terrore credendo di conquistarsi un post in paradiso.

In Arabia Saudita, il cinema e la musica sono banditi, ci sono pochissime gallerie d’arte e nessuna scuola artistica, a parte la sua. Gharem vuole aiutarli a trovare la loro strada, senza la necessità di doversi sacrificare per l jihad.

Molti di coloro che lavorano nel suo studio sono stati educati in America o in Europa: sono alcuni dei 200.000 giovani che beneficiano ogni anno della borsa di studio internazionale istituita da re Abdullah 10 anni fa.
La maggioranza della popolazione in Arabia è al di sotto dei 40 anni, l’effetto di questa educazione può trasformare il paese.

“C’è un gruppo di persone in Arabia che vogliono andare indietro nel passato e congelare la storia. Ma spero che lo studio sarà lo spazio dove le persone possono condividere le loro nuove idee”.

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