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Autista di Renzo Bossi conferma “Usava soldi della Lega”

Renzo Bossi, figlio del senatur, nonché consigliere regionale della Lombardia, dovrebbe dimettersi tra poche ore. Ad annunciarlo è Tgcom24. Troppo difficile, per il trota, reggere una situazione come quella che lo ha travolto in questa settimana. L’esponente della Lega Nord non è indagato – almeno per ora – ma la base è infuriata e lo stesso Maroni preferirebbe non averlo ancora tra scatole.

I soldi del partito, stando ai documenti in mano alla magistratura, sarebbero stati usati da Bossi junior per finanziarie i propri interminabili studi, per le auto, i ristoranti, gli alberghi e quant’altro avesse a che fare con la propria vita privata. Uno scempio consumato ai danni di militanti e cittadini. C’è ancora chi si ostina a parlare di “complotto giudiziario”, ma la verità che sta emergendo è ben altra.

Ad affossare ulteriormente la già imbarazzante figura del trota, ora, c’è anche la testimonianza di Alberto Marmello, già suo autista.

“Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo – ha raccontato l’uomo al settimanale Oggi: – è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare”.

Marmello ha spiegato a Oggi che poteva ritirare dal conto della Lega fino a mille euro alla volta: bastava firmare un documento e non era necessario fornire spiegazioni dettagliate rispetto alle spese effettuate.

“Questo denaro mi veniva dato come corrispettivo degli scontrini e delle ricevute che presentavo – ha detto l’ex autista del trota al settimanale. – E tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali: poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. La situazione stava diventando preoccupante e ho iniziato a chiedermi se davvero potevo usare i soldi del partito per le spese personali di Renzo Bossi. L’ho fatto presente a Francesco Belsito, spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Il tesoriere – ha chiarito l’ex autista del trota – non mi ha dato nessuna spiegazione chiara. Ho cominciato a temere di poter essere coinvolto in conti e in faccende che non mi riguardavano, addirittura di sperpero di denaro pubblico, dal momento in cui i soldi che prelevavo erano quelli che ritengo fossero ufficialmente destinati al partito per fare politica. Denaro pubblico – ha ribadito Marmello. – Certamente, almeno credo, non spendibile per accontentare Renzo Bossi”.

Le dichiarazioni di Marmello, qualora dovessero essere confermate anche dalle indagini della magistratura, renderebbero ancora più pesante la posizione della Lega Nord. Un partito nato – sulla carta – per servire gli interessi del Settentrione e che invece, a quanto pare, era il bancomat di familiari, amici e ricattatori del senatur.

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