Shock infezioni ospedaliere: in Italia uccidono più rispetto agli incidenti stradali

E’ curioso come il posto dove dovremmo essere protetti ed al sicuro invece, sia un posto che fa più vittime degli incidenti automobilistici, stiamo parlando delle infezioni che si possono prendere in ospedale.  Solo in Italia le infezioni ospedaliere provocano, ogni 12 mesi, più vittime degli incidenti stradali: 4.500-7.000 mostri contro 3.419 vittime della strada (dati 2015). Si stima che, ogni anno, circa il 5-8% dei pazienti ricoverati contragga un’infezione ospedaliera, dunque circa 450-700 mila casi, dovuti soprattutto a infezioni urinarie, della ferita chirurgica, polmoniti e sepsi. Con costi anche economici non indifferenti: per ogni infezione ospedaliera si stimano circa 9.000-10.500 euro. Se ne è parlato oggi in un incontro a Roma.

I microrganismi causa di infezioni associate alle procedure assistenziali, tra le quali quelle contratte in ospedale, provengono sia da flora batterica endogena, cioè già presente nel paziente, che esogena, cioè provenienti dall’esterno – spiega Nicola Petrosillo, direttore del Dipartimento Clinico e di Ricerca in Malattie Infettive dell’Irccs Lazzaro Spallanzani di Roma – Non dobbiamo dimenticare che spesso parliamo di persone fragili, debilitate e con basse difese immunitarie, e di pazienti frequentemente affetti da comorbosità, cioè altre malattie non infettive, renali, cardiache, respiratorie, oncologiche, oppure pazienti critici in terapia intensiva sottoposti a varie e prolungate procedure invasive”.

Analizzare i costi delle infezioni ospedaliere, mediante database amministrativi, è stato lo scopo della ricerca ‘Burden economico delle infezioni ospedaliere in Italia’, realizzata da Francesco Saverio Mennini, Research Director Ceis Economic Evaluation and HTA, Università di Roma Tor Vergata. Fonte dei dati sono state le schede di dimissione ospedaliera (Sdo) nazionali e regionali (con data di dimissione compresa tra il 1 gennaio 2006 ed il 31 dicembre 2014).

“La prospettiva del nostro studio – precisa Mennini – è quella di mettere in luce quanto pesano, in termini di impatto economico diretto e indiretto” le infezioni ospedaliere

“in Italia, sia dal punto di vista della salute del paziente, sia della loro incidenza sul Ssn. Partendo dal presupposto che, come prova lo studio, le infezioni ospedaliere compaiano in circa 3 casi ogni 1.000 ricoveri acuti in regime ordinario, la loro valorizzazione mediante valutazione delle giornate aggiuntive per singolo Drg ha comportato una stima media annua di € 69,1 milioni. Mentre la valorizzazione mediante Drg specifici (418 e 579) ha comportato una stima media annua di € 21,8 milioni. Numeri che devono far riflettere soprattutto sul tema dell’appropriatezza, cioè sull’adozione di misure innovative, come trattamenti e device tecnologici, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza nel limite delle risorse disponibili”.

“La nostra indagine avrà anche sviluppi futuri andando ad includere i costi per le visite specialistiche ambulatoriali e per la spesa farmaceutica relativa ai pazienti dimessi dopo una infezione ospedaliera, ma il nostro vero auspicio – sottolinea – è quello di realizzare un Osservatorio permanente sulle infezioni ospedaliere, in collaborazione anche con il ministero della Salute. Una struttura di controllo che possa monitorare annualmente il quadro nazionale, mettendo in luce quanto il criterio dell’appropriatezza, si pensi ad esempio in termini di ricoveri e di innovazione tecnologica, può fare per contenere il problema”, continua Mennini.

L’esperienza di altri paesi dimostra come l’avvio di sistemi di sorveglianza “passiva” a livello nazionale (notifica dei casi di infezione da parte del medico di reparto sulla base di una unica scheda), non rappresenti una scelta efficace: l’elevata proporzione di casi non notificati e la sua variabilità da ospedale a ospedale e fra diversi reparti all’interno dello stesso ospedale rende impossibile l’interpretazione dei dati raccolti. I sistemi di sorveglianza continua in ospedale si sono dunque generalmente basati sulla ricerca “attiva” dei casi da parte di figure responsabili della sorveglianza; la ricerca attiva consisteva nell’esame periodico di fonti informative diverse (cartella clinica, cartella infermieristica, ecc..) per identificare l’insorgenza di infezioni. Sono stati proposti e sperimentati numerosi sistemi di sorveglianza, che si differenziano fra di loro per esaustività delle informazioni raccolte, periodicità della rilevazione, grado di copertura delle diverse aree ospedaliere, fonti utilizzate per identificare l’insorgenza delle infezioni. Sulla base dei risultati ottenuti da tali studi, non sembra possibile delineare un modello di sorveglianza adattabile a tutti gli ospedali: le dimensioni di ciascun ospedale, il tipo di reparti presenti, l’esistenza o meno di un laboratorio autonomo di microbiologia e di un sistema di archiviazione automatica dei dati microbiologici, rappresentano alcuni degli aspetti da considerare nella scelta di quale sistema di sorveglianza sia preferibile adottare. E’ invece indispensabile che tutti gli ospedali adottino criteri omogenei per la definizione delle infezioni, allo scopo di rendere possibile il confronto dei dati ottenuti in ciascun ospedale. Si raccomanda quindi di adottare i seguenti criteri:

1. DEFINIZIONI GENERALI 1.1. Devono essere inclusi nella sorveglianza solo i pazienti con una infezione e non quelli semplicemente colonizzati. Per infezione, si intende la presenza di segni clinici locali o sistemici di infezione, accompagnati o meno dall’isolamento del microrganismo patogeno. Solo nel caso in cui vengano isolati microrganismi patogeni da tessuti o liquidi normalmente sterili (sangue, liquor cerebrospinale, ecc..), è possibile diagnosticare una infezione anche in assenza di segni clinici. Per colonizzazione si intende invece la persistenza di un microrganismo nei tessuti normalmente non sterili (cute, mucose, ecc…) in assenza di manifestazioni cliniche evidenti. La diagnosi di infezione si basa dunque generalmente sui dati clinici, in presenza o meno di dati di laboratorio, ad eccezione che nelle infezioni delle vie urinarie e nelle batteriemie, in cui è fondamentale l’accertamento microbiologico, il solo isolamento di microrganismi colonizzati o della normale flora batterica non deve essere considerato rilevante al fine del sistema di sorveglianza.

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