In Liguria a giudizio 23 politici per le «spese pazze»: tra loro il presidente del Consiglio regionale e l’assessore allo Sviluppo

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L’inchiesta sulle «spese pazze» che tre anni fa aveva fatto tremare la Regione Liguria ieri ha fatto un altro balzo in avanti: 23 politici rinviati a giudizio, tra i quali il presidente del consiglio regionale ligure Francesco Bruzzone, el’assessore allo Sviluppo economico e alle Infrastrutture della giunta di centrodestra guidata da Giovanni Toti, Edoardo Rixi, entrambi leghisti. E ironia della sorte, fa notare il delfino di Matteo Salvini, Rixi: «La data fissata per l’inizio del processo, l’8 giugno, è la data del mio compleanno». Senza contare che a firmare il loro rinvio a giudizio sia stata il giudice per l’udienza preliminare Roberta Bossi, dal cognome vocativo pur senza essere parente del fondatore della Lega Nord.

Peri23 ex e attuali consiglieri mandati a processo le accuse sono, avario titolo, di peculato e falso. I fatti risalgono a spese sostenute con i soldi dei gruppi regionali tra il 2010 e il 2012. Secondo l’accusa, sostenuta dalpm Francesco Pinto, i consiglieri si sarebbero fatti rimborsare spese private con soldi pubblici spacciandole per attività istituzionali. Secondo magistrati e finanzieri, tra le anomalie riscontrate a carico di Rixi-che all’epoca era capogruppo nel Carroccio – c’erano viaggi in montagna, una mangiata di ostriche al Calè de Turin di Nizza e gite fuori porta nei weekend, a Pasqua, il 25 aprile e il Primo Maggio. Nell’immediatezza lui si era difeso spiegando che come capogruppo rispondeva di tutte le spese, indipendentemente da chi le aveva effettuate, «comprese molte voci che avevamo già provveduto a rimborsare», aveva detto, specificando rimborsi «per quasi 80mila euro, una volta che ci erano state segnalate anomalie dalla commissione rendiconti e anche prima che cominciasse l’inchiesta della magistratura».

Quindi, aveva chiarito allora e sottolinea ancora oggi:«Se ci sono stati errori, li abbiamo fatti in buona fede e in un contesto di scarsa chiarezza normativa». Al vuoto normativo si appella anche l’attuale presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, che invoca «l’attesa dei tre gradi di giudizio» e ci tiene a far notare come «l’utilizzo dei fondi dei gruppi regionali è una storia antica fatta più di vuoti normativi e di interpretazioni lacunose, in un clima un po’ giacobino che non di reali truffe ai contribuenti. Oggi la normativa è cambiata e questo è un bene perché non si incorre più in equivoci». Inoltre Toti ha «escluso ripercussioni sulla giunta».

Le accuse a Bruzzone, invece, includono anche pernottamenti a Courmayeur, in Valle D’Aosta, e Limone, in Piemonte; un agriturismo per due a Cogne, passando per alberghi in città d’arte come Venezia e Pisa. L’attenzione degliinvesti- gatori, soprattutto all’inizio, era stata attirata dalle date delle ricevute, che spesso collocano i viaggi il sabato e la domenica. Poi, scavando più nel dettaglio, i Finanzieri avevano trovato nel budget regionale 84 scontrini di cene in uno stessoristorante di Savona, menù per bambini, pranzi a Ferragosto e una notte passata in un motel di Broni, in provincia di Pavia.

Secondo le indagini che hanno convinto il gup a mandare 23 persone a processo, alcuni del Pdl avrebbero illecitamente percepito oltre 97mila euro (su uno stanziamento di oltre un milione); alcuni del Pd avrebbero percepito 283mi- la euro (a fronte di uno stanziamento di un milione e 900 mila euro) e Lega Nord quasi 97mila euro (su oltre 677mila).

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