L’Isis fa uccidere l’unica giornalista libera di Raqqa l’ultima frase di Ruqia: “Meglio avere la testa tagliata che vivere con umiliazione”

Se mi prenderanno,mi taglieranno la testa, ma meglio una testa tagliata con dignità che vivere con umiliazione”. È una delle ultime frasi della giornalista Ruqia Hassan, uccisa dall’Isis. Di origini curde, aveva 30 anni; era l’unica donna reporter indipendente a Raqqa, la “capitale” siriana del Califfato.

Gli artificieri dell’Isis sono in grado di abbattere aerei di linea. Lo sostiene la britannica Sky News dopo essere entrata in possesso di un video in cui si vedono gli uomini bomba di
Abu Bakr al Baghdadi riattivare e sostituire le batterie dei sistemi di ricerca del calore montate su vecchi missili portatili antiaerei, molti dei 20.000 trafugati dagli arsenali di Muammar Gheddafi.

Il video era contenuto in a una chiavetta Usb trovata addosso a uno jiahdista che stava tentando di passare il confine tra Siria e Turchia. Si tratta di missili vecchi che non sarebbero in grado di abbattere uno degli aerei da guerra che stanno bombardando le postazioni Isis in Iraq o Siria (questi cacciabombardieri sono dotati di moderne contromisure come i flare che ingannano il sistema dei missili a ricerca di calore). Ma questi missili potrebbero essere fatti arrivare in Europa e potrebbero facilmente centrare un aereo di linea, sprovvisto di protezioni, in fase di decollo.

Perora solo una minaccia. Ma il Califfato non minaccia a vuoto, come dimostra anche la vicenda di Ruqia Hassan, giornalista uccisa dall’Isis, l’unica voce femminile indipendente da Raqqa, capitale dell’auto-proclamato Stato islamico in Siria. «Se mi prenderanno, mi taglieranno la testa, ma meglio una testa tagliata con dignità che vivere con umiliazione», scriveva la giovane, che accanto all’attività giornalista affiancava quella di attivista
per i diritti umani.

Abu Muhammed, fondatore della rete «Raqqa viene massacrata nel silenzio», ha raccontato che più volte, prima di morire, la ragazza aveva parlato di minacce ricevute dagli jihadisti appartenenti all’Isis, sotto il cui dominio si trova la città siriana. La giornalista, di origini curde, era nata nel 1985 nei pressi di Kobane, nel Kurdistan siriano, e aveva studiato filosofia ad Aleppo. Dopo cinque anni di guerra civile, era diventata ormai l’unica donna reporter indipendente operativa a Raqqa.

Fino all’ultimo aveva sfidato gli uomini fedeli al «califfo» Abu Bakr al Baghdadi con denunce e cronache delle loro atrocità, ma anche con l’ironia tagliente che da sempre tutti i regimi vedono come fumo negli occhi. Il suo giornale era il web, quella stessa rete che gli jihadisti utilizzano per reclutare foreign fighters, soprattutto in Europa. Una giornalista indipendente, non di parte, che – scrivendo sotto lo pseudonimo maschile di Nissan Ibrahim – aveva anche riferito dei continui bombardamenti aerei della coalizione internazionale. La scorsa estate, presumibilmente ad agosto, era stata scoperta e arrestata dagli uomini dell’Isis, che l’accusavano di essere una «spia» e per questo l’hanno giustiziata. La famiglia è stata informata la scorsa settimana della sua esecuzione per «spionaggio», confermandola. Non è chiaro quando la giovane sia stata arrestata, ma il suo ultimo post risale al21 luglio scorso.

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