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L’orrore nelle carceri e lo schiaffetto di Delio Rossi

Da mercoledì sera tg e quotidiani ci stanno facendo una testa così per un paio di schiaffetti rifilati da Delio Rossi a Ljajic. Il gesto dell’ex allenatore della Fiorentina, seguito all’insulto del calciatore, è diventato un tormentone. Giornalisti, esperti, presunti tali, soloni e corifei stanno facendo a gara per fare la dichiarazione più ovvia, banale e retorica rispetto all’accaduto. Un paio di schiaffetti su un prato verde: questo è successo a Firenze. Nulla di più, nulla di meno. Chi non lo sapesse, e leggesse direttamente i commenti dei soloni, potrebbe pensare al ritorno del nazismo o qualcosa di simile. Diamoci tutti quanti una calmata: due schiaffetti a un giovane calciatore viziato, maleducato e strapagato non sono una bella cosa. Ma non sono nemmeno una tragedia umana. Né tanto meno un motivo per parlarne a reti, quotidiani e siti web unificati per giorni interi.

Nel nostro paese, purtroppo, accadono cose ben più serie, che meriterebbero altra attenzione. Qualche ora fa, sul sito del Corriere della Sera (mica un giornale di terribili anarchici, black bloc o no global) ho letto una storia terribile. Una storia che purtroppo non è che una delle tante. Una storia di ordinaria crudeltà e corruzione. Alla faccia di chi continua a ripetere il mantra per cui le torture e le immonde violenze della Diaz e di Bolzaneto sono state solo uno “sfortunato episodio”.

Asti è l’emblema di quel che di orripilante può succedere in un carcere. Come racconta Antonio Crispino, giornalista del Corriere della Sera,

“Le intercettazioni di un processo descrivono cinque guardie dedite quotidianamente al pestaggio. Ma la scoperta avviene per caso. Gli inquirenti se ne accorgono seguendo il filone della droga che gira in quel carcere. Troppa. Tanti detenuti, anche non tossicodipendenti, risultano positivi ai test durante le visite mediche. Sono gli agenti che portano la droga con i superalcolici ed altro. Si scopre uno strano scambio di favori tra guardie e detenuti che consigliano dove comprare la cocaina. Da qui vengono fuori pestaggi gratuiti, ingiustificati, coperti dall’omertà degli altri agenti, il digiuno forzato (fin anche una settimana) e poi le celle. Quelle di isolamento. «Le chiamavamo una estiva e l’altra invernale» racconta Andrea Fruncillo, una ex guardia penitenziaria cacciata dal corpo per favoreggiamento ai detenuti e altri reati. Lui era tra quelli che assistevano ai pestaggi, per non dissociarsi girava la faccia dall’altra parte. «Nella invernale li portavamo quando faceva freddo perché alle finestre non c’erano i vetri. In quella estiva quando era troppo caldo. La finestra c’era ma era sigillata con una lamiera e solo due buchi per far passare l’aria»”.

Come pensate che si sia conclusa la vicenda? In primo grado il giudice ha assoluto tutte e cinque le guardie sotto processo. Il motivo? Secondo il magistrato i comportamenti delle guardie configurerebbero il reato di tortura, che in Italia non esiste. Proprio così: uno può torturare una persona quanto vuole (ma il reato di lesioni esiste già o sbaglio?) ma non rischia nulla. In un paese, il nostro, in cui la violenza è sempre più diffusa – anche dentro le mura domestiche, con vittime donne e bambini – sentenze come questa sono devastanti. E devastante è anche il comportamento della gran parte dei media mainstream. Che tacciono, cincischiano, parlano d’altro; nei rari “sussulti” tirano fuori la retorica delle mele marce. L’emergenza, in questo paese malato, è lo schiaffetto di Delio Rossi a Ljajic. Tenetelo a mente.

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One comment

  1. Ma che c’entra?? Che articolo è?? Sono due cose completamente diverse e francamente non paragonabili!!! Bah!!

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