Lotta al tumore: scoperta terapia che uccide le cellule cancerogene e preserva quelle sane

Uno dei limiti più insormontabili, nelle cure al tumore moderne, è che attaccando le cellule del corpo malate, finiscono con il danneggiare ed uccidere anche quelle sane, provocando un travaglio molto doloroso per il paziente.
La scoperta che è stata fatta da un gruppo di ricercatrici del Ibcn-Cnr, si pone come obiettivo quello di aggirare questo limite, grazie ad una nuova cura che uccide solamente le cellule malate senza intaccare quelle sane.

Le attenzioni degli studiosi si sono concentrate su una proteina, P53 conosciuta anche come Proteina tumorale 53, la cui funzione è quella di sopprimere il tumore.
Si tratta di una proteina composta da 393 amminoacidi, influente in molti dei meccanismi anti tumorali, al punto che è soprannominata anche “Guardiano del genoma”. Nel 50% dei soggetti colpiti da tumore, la P53 è inattiva e non svolge il suo corretto lavoro, inibita dai due enzimi MDM4 e MDM2.

La dottoressa Fabiola Moretti, ricercatrice dell’IBCN-Cnr che ha condotto lo studio, spiega che il gruppo di ricerca sta lavorando su un peptide in grado di riattivare il guardiano del genoma, interrompendo l’azione degli enzimi MDM4 e MDM2:
“Le cellule tumorali funzionano come una macchina accelerata. Il peptide che abbiamo scoperto non funziona sulle cellule normali, ma solo su quelle malate. Accelera a tal punto il loro sviluppo da farle morire in breve tempo, preservando invece quelle sane.”
tumore


Si tratterebbe quindi di un meccanismo che andrebbe ad agire esclusivamente sulle cellule tumorali, filtrando quelle buone senza devastare l’organismo.

La dottoressa Moretti ha spiegato che esistono molti studi compiuti sulla proteina p53 e sui metodi per riattivarla, ma purtroppo la maggior parte delle terapie testate fino ad ora si sono rivelate tossiche per l’organismo. Altre ancora non erano state in grado di inibire contemporaneamente gli enzimi MDM4 e MDM2 ma uno soltanto di loro.
Adesso, prosegue la dottoressa, ci vorrà del tempo prima che il peptide scoperto possa trasformarsi in un farmaco, ma la strada sembra essere quella giusta giacché per la prima volta la terapia non ha dato segnali di tossicità e soprattutto sembra agire efficacemente.

Il team è in procinto di raggiungere Strasburgo per un meeting dove si raduneranno ricercatori provenienti da tutte le parti del mondo per discutere sulle possibilità di realizzare un farmaco che sfrutti questo principio.
Sono già stati condotti alcuni test con farmaci alla Nutlina, ma purtroppo quando questi sono stati provati sui pazienti, hanno dato effetti molto negativi anche sulle cellule sane.
“Il vantaggio della nostra tecnica è invece che non ci sono stati effetti sulle cellule normali.”
Sottolinea la dottoressa.

Altri studi hanno evidenziato che la proteina p53 ha una funzione importante anche sulla produzione eccessiva del mevalonato, una sostanza che quando prodotta in maniera incontrollata può contribuire allo sviluppo di tumori.

Da quando la notizia è stata diffusa dai media, molte persone hanno contattato privatamente la dottoressa Moretti e il suo staff, in cerca di speranza e desiderose di vedere su un mercato un farmaco che possa ostacolare il cancro efficacemente.
Ma per vedere un farmaco di questo tipo c’è ancora molto su cui lavorare.

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