Luigi Di Maio ci spiega la sua strategia per la Brexit

BRUXELLES Lo shock politico della Brexit, ossia della decisione del Regno Unito di lasciare l’Ue, deve essere ancora tradotto in effettivi termini economici e finanziari. Già da ora però esperti delle istituzioni europee ritengono che il divorzio di Londra avrà un impatto sulla politica agricola europea (Pac) pari a circa tre miliardi di euro l’anno. Un costo che la Pac può tecnicamente e finanziariamente affrontare, ma allora diventa urgente tirarne le conseguenze politiche: dalla costruzione di una nuova relazione agroalimentare con Londra, al rilancio di investimenti mirati anche all’innovazione, da nuovi strumenti di gestione dei rischi (catastrofi e volatilità dei prezzi), ad un taglio della burocrazia per gli agricoltori, dalla messa al bando di pratiche commerciali sleali nella catena alimentare, ad un rapporto positivo tra alimentazione e salute. Sono proprio queste le conclusioni a cui è giunto il “Forum Food Global” svoltosi nel week end alla Cascina Erbatici in provincia di Pavia, e organizzato dal Think tank “Farm Europe” in collaborazione con Confagricoltura. Da queste conclusioni scaturiranno le raccomandazioni che verranno presentate a dicembre al Parlamento e alle altre istituzioni Ue. Dai lavori è emersa anche la convinzione degli esperti europei che per «realizzare una profonda riforma della Pac bisognerà attendere il dopo 2020»: un anno prima verrà formata una nuova Commissione europea ed eletto un nuovo Parlamento. Ciò non toglie che la revisione a metà percorso del bilancio Ue, le proposte di modifica della Pac (con il provvedimento omnibus) e le nuove proposte di Bruxelles sull’ammodernamento agricolo che, si apprende, saranno pronte nel 2017, dovrebbero riportare il settore al centro della politica e dell’attenzione dei cittadini.

Ecco come Luigi Di Maio condurrebbe le trattative con l’UK (se potesse)

Di Maio che ha parlato di “rancori” all’interno dell’Unione Europea e di “volontà di punire i Britannici per scoraggiare altri paesi dal lasciare l’Unione” sostiene che “non dobbiamo fare la guerra al Regno Unito” in fase di negoziati (ovviamente se e quando ci saranno). Il Portavoce a Cinque Stelle tocca anche il tema caro ai leavers dichiarando che gli stati “devono avere il diritto di regolare i flussi migratori altrimenti non sarebbero più stati sovrani” mentre per quanto riguarda le conseguenze economiche della Brexit Di Maio auspica che i “singoli stati membri possano continuare ad avere fiorenti relazioni economiche con il Regno Unito”. Stranamente Di Maio si guarda bene dallo spiegare che queste potranno esserci se e solo se la Primo Ministro Theresa May deciderà di negoziare degli accordi con l’Unione Europea e che attualmente il governo britannico sembra poco intenzionato a volersi imbarcare in trattative separate con i 27 stati membri della UE per raggiungere accordi commerciali distinti. Lo stesso vale per la necessità di controllare l’afflusso di migranti: il Regno Unito non vuole solo limitare l’ingresso di clandestini (lasciandoli all’interno di quel disastro che è il campo soprannominato “La Giungla” di Calais) ma vuole anche impedire la libera circolazione dei cittadini e dei lavoratori europei, ovvero anche dei cittadini italiani. Non si capisce come mai un rappresentate politico italiano debba “tifare” per decisioni che danneggerebbero la libertà dei nostri connazionali. Inoltre Di Maio quando parla di “rancore” nei confronti dei britannici a causa della Brexit dimentica che proprio a causa del risultato del voto del referendum del 23 giugno sono stati bruciati in borsa diversi miliardi di euro. Ma i Cinque Stelle in politica estera sono così: stanno sempre dalla parte di coloro che come primo obiettivo non hanno gli interessi italiani, che sia Putin o la May (o Farage) fa poca differenza, l’importante è essere contro a prescindere e giocare per l’altra squadra. È interessante infine notare che quello che Di Maio vorrebbe per il Regno Unito o cozza con i principi fondamentali dell’Unione Europea (libertà di circolazione delle persone) o era già nelle possibilità del Regno Unito in quanto paese membro della UE (libertà di circolazione delle merci). È evidente che al vicepresidente della Camera interessano più gli affari (tra qui quelli della “lobby dei banchieri della City”) che le libertà dei cittadini della UE. Se Luigi Di Maio avesse l’incarico di condurre le trattative con il Regno Unito il risultato sarebbe che la UE accetterebbe tutte le proposte della May senza ottenere nulla in cambio. Secondo voi chi ci guadagnerebbe, gli italiani o i britannici?

One Reply to “Luigi Di Maio ci spiega la sua strategia per la Brexit”

  1. Ma che “ci azzecca” la prima parte dell’articolo con la seconda? All’inizio si parla delle politiche agricole comunitarie, che non bisogna farsi prendere dal “rancore” quando si ridiscuteranno i rapporti con uno stato che non farà parte della Unione Europea. Se vogliamo, sono commenti anche banali ed ovvi. Nella seconda parte dell’articolo il giornalista ( Luca?) parte con una filippica contro Di Maio riferendosi a temi estranei all’articolo e soprattutto che non riguardano dichiarazioni dello stesso Di Maio!
    In sintesi: la prima parte riporta una notizia sul tema delle politiche agricole ed i rapporti con la Gran Bretagna, riportando quanto discusso nel corso di un meeting sull’argomento, e la seconda parte, che dovrebbe commentare le posizioni espresse, invece, commenta altri argomenti: il crollo della borsa, la libera circolazione dei lavoratori, altri temi che non hanno riguardato il meeting o, a voler pensare bene del giornalista, non esposti!
    Ennesimo articolo per compiacere il regime?

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