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Maculopatia, una malattia grave e diffusissima in Italia: cause e sintomi

Maculopatia malattia che rende ciechi. MACULOPATIA C0S’E’ E SINTOMI

Maculopatia una grave patologia che rendi ciechi, molti non lo sanno: cause e sintomi

Maculopatia malattia che rende ciechi. MACULOPATIA C0S’E’ E SINTOMI – malattia grave e diffusa che colpisce maggiormente le donne

Maculopatia, una malattia grave che affligge 1.400.000 italiani, ovvero il 5,3% della popolazione più di 50 anni. A rivelarlo è stata la prima indagine a livello nazionale sulla Degenerazione Maculare realizzata dall’istituto Lorien Consulting in collaborazione con il Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO).

Maculopatia malattia che rende ciechi. MACULOPATIA C0S’E’ E SINTOMI – i dati della ricerca

I dati della ricerca sulla maculopatia rivelano anche che: la maculopatia colpisce maggiormente le donne che gli uomini (69% vs 54% del totale),  la maculopatia è più diffusa nel Nord Ovest (40% vs 27%), con un’età distribuita in maniera diametralmente opposta rispetto alla popolazione e con una maggiore concentrazione di ultraottantenni (54% vs 14%). Inoltre dall’indagine è emersa inoltre una correlazione fra la Degenerazione Maculare e altre patologie o abitudini di vita scorrette; i sofferenti sono ad esempio maggiormente affetti da diabete (25%) rispetto al resto della popolazione 50+ (11%), hanno subito o devono subire interventi di cataratta (35% vs 13%) o soffrono di ipertensione (46% vs 35%), così come ci sono più fumatori tra i sofferenti (31%) che nel resto del campione (23%).

Maculopatia malattia che rende ciechi. MACULOPATIA C0S’E’ E SINTOMI – malattia grave che pochi conoscono

Tuttavia, sebbene la maculopatia sia una malattia grave molto diffusa in Italia, in pochi tra i non affetti sanno davvero di cosa si tratta: il 32% degli intervistati ammette di riconoscere la maculopatia, ma solo l’11% riesce a darne spontaneamente una definizione più precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali. Quest’ultima percentuale sale, naturalmente, per chi è affetto dalla patologia, sebbene sia solo il 29%. Solo dopo averne riferito la corretta definizione, i conoscitori fra la popolazione raggiungono il 41%, che resta ben al di sotto della metà degli intervistati, mentre raggiunge il 100% fra i sofferenti. Il Presidente di Lorien Consulting e direttore della ricerca, il dottor Paolo Rossi, ha commentato: “L’indagine infatti ha fatto emergere un alto numero di sofferenti di questa patologia. Eppure sono ancora in pochissimi a conoscerla e a ricordare dettagli correlati a essa. Chi la vive ne conosce certamente il livello di gravità, ma fra gli altri la conoscenza è talmente esigua da non sapere che basterebbe una visita medica oculistica per averne una prima diagnosi”.

Maculopatia malattia che rende ciechi. MACULOPATIA C0S’E’ E SINTOMI – Esame, test da fare a casa e sintomi della maculopatia

Per ottenere una corretta diagnosi della malattia basta un semplice esame oculistico (l’OCT) abbinato poi ad esami più specifici, ma il 74% degli intervistati non lo sa. Afferma il professor Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia dell’Università Vita e Salute del San Raffaele “Una diagnosi precoce, ottenibile con un semplice esame non invasivo che dura pochi minuti è fondamentale per anticipare la terapia nei tempi giusti”.
I sintomi della maculopatia sono: la distorsione delle immagini, dette metamorfopsie e la presenza di una sorta di macchia centrale in cui non si vede niente. Un test della maculopatia da fare a casa consiste nel mettere a fuoco un oggetto, in questo caso un orologio,  se si vede bene la sagoma ma non si vedono numeri e ora significa che si è affetti da maculopatia.

Maculopatia malattia che rende ciechi. MACULOPATIA C0S’E’ E SINTOMI – il mese della prevenzione

Il CAMO, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, e con il Patrocinio del Ministero della Salute, offre ai cittadini un mese di visite gratuite presso 15 centri di eccellenza su tutto il territorio per diagnosticare questa patologia.

PIÙ DONNE DI UOMINI
Rispetto al totale campione, i sofferenti risultano essere in prevalenza donne (69% vs 54% del totale), provenienti dal Nord Ovest (40% vs 27%), con un’età distribuita in maniera diametralmente opposta rispetto alla popolazione e con una maggiore concentrazione di ultraottantenni (54% vs 14%). Anche nella percezione generale, i sofferenti di questa patologia sono più donne che uomini. Dall’indagine è emersa inoltre una correlazione fra la Degenerazione Maculare (in seguito denominata DM) e altre patologie o abitudini di vita scorrette; i sofferenti sono ad esempio maggiormente affetti da diabete (25%) rispetto al resto della popolazione 50+ (11%), hanno subito o devono subire interventi di cataratta (35% vs 13%) o soffrono di ipertensione (46% vs 35%), così come ci sono più fumatori tra i sofferenti (31%) che nel resto del campione (23%).

SOLO L’11% LA CONOSCE
Nonostante sia una malattia diffusa, è ancora molto scarsa la conoscenza tra i non sofferenti: il 32% afferma di conoscerla, ma solamente l’11% riesce a darne spontaneamente una definizione più precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali, tra cui la percezione di macchie scure (scotomi) e di distorsioni (metamorfopsie), fino quasi alla perdita della vista. Quest’ultima percentuale sale, naturalmente, per chi è affetto dalla patologia, sebbene sia solo il 29%. Solo dopo averne riferito la corretta definizione, i conoscitori fra la popolazione raggiungono il 41%, che resta ben al di sotto della metà degli intervistati, mentre raggiunge il 100% fra i sofferenti. Per i non sofferenti che la conoscono, comunque, il passaparola è il principale canale di comunicazione (10%), mentre ancora molto bassa è la percentuale di persone che ne hanno sentito parlare tramite i media tradizionali.
Una forte differenza tra i due campioni è costituita dall’individuazione dei corretti sintomi e cause della DM. Se infatti il 25% del totale campione ricorda le corrette cause, fra cui diabete, un’età superiore ai 50 anni e l’ipertensione, e il 20% dello stesso cita almeno un sintomo corretto, in primis la perdita della capacità visiva, tali percentuali salgono rispettivamente all’81% e al 75% per gli affetti dalla patologia.

IGNORATO L’ESAME SALVA CECITÀ
Ma la principale differenza risiede nella percezione della gravità della malattia. Se i sofferenti, utilizzando una votazione da 1 a 10, la giudicano in media all’8,7, con un 54% che indica un voto tra 9 e 10, per gli ultracinquantenni italiani il punteggio medio è pari a 7, dove, però, più
della metà del campione non sa indicare nessun voto. La maggior parte del campione (74%) non sa inoltre che basta un semplice esame oculistico, (si chiama OCT) oltre agli esami più specifici, per ottenere una diagnosi della malattia. “Una diagnosi precoce, ottenibile con un semplice esame non invasivo che dura pochi minuti – sottolinea il professor Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia dell’Università Vita e Salute del San Raffaele – è fondamentale per anticipare la terapia nei tempi giusti”.

MESE DELLA PREVENZIONE COL PATROCINIO DEL MINISTERO
Al riguardo, dall’indagine è stata colta con grande soddisfazione l’iniziativa di una campagna di prevenzione promossa da CAMO, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, e con il Patrocinio del Ministero della Salute, che offre ai cittadini un mese di visite gratuite presso 15 centri di eccellenza su tutto il territorio per diagnosticare questa patologia. “Proprio perché siamo consapevoli che la popolazione ignora la gravità della maculopatia – spiega il dottor Lucio Buratto, Direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico (Camo) – abbiamo deciso di attuare questo grande screening con una task force di specialisti. Vogliamo fermare questa epidemia che porta grave compromissione della vista”.
«L’indagine infatti ha fatto emergere un alto numero di sofferenti di questa patologia – ha commentato il Presidente di Lorien Consulting e direttore della ricerca, il dottor Paolo Rossi – Eppure sono ancora in pochissimi a conoscerla e a ricordare dettagli correlati a essa. Chi la vive ne conosce certamente il livello di gravità, ma fra gli altri la conoscenza è talmente esigua da non sapere che basterebbe una visita medica oculistica per averne una prima diagnosi».
L’indagine è stata condotta con metodologia di raccolta dati quantitativa CATI (Computer Aided Telephonic Interview) su un campione di 600 persone rappresentativo per sesso, età, area geografica e ampiezza centro abitato della popolazione italiana over 50.
Il sondaggio è stato realizzato tra il 11 e il 16 settembre 2017.

LA DEGENERAZIONE MACULARE LEGATA ALL’ETÀ (DMLE)

La Degenerazione Maculare Legata all’Età (DMLE) è una malattia che danneggia la visione centrale necessaria per le attività che richiedono una percezione dettagliata delle immagini come leggere, guidare, controllare l’ora, riconoscere un volto. Anche quando non comporta la cecità assoluta, quindi, la DMLE rende impossibile vedere ciò che si fissa. Può essere difficoltoso riconoscere l’insorgere della malattia peché può iniziare colpendo un solo occhio, non provoca dolore e a volte avanza così lentamente che vengono notate solo piccole deformazioni delle immagini. A volte, però, la DMLE progredisce così velocemente da portare ad una rapida perdita visiva: le forme più aggressive, fortunatamente non frequenti, arrivano in poche settimane a provocare la cecità legale.

Che cos’è?
La Degenerazione Maculare è una malattia dell’occhio che colpisce la macula, la zona più sensibile della retina, struttura su cui si formano le immagini per essere trasmesse al cervello. La macula è responsabile della visione chiara e dettagliata. Per questo, anche nei casi più gravi di DMLE in cui il malato perde completamente la visione centrale, viene comunque mantenuta la visione cosiddetta periferica o laterale: in altre parole, quando si guarda un volto, un oggetto o un panorama si riescono a distinguere soltanto i contorni, i margini esterni dell’immagine.

Esistono due tipi di DMLE:
degenerazione maculare atrofica o non essudativa o secca: la morte delle cellule fotosensibili della retina causa una riduzione dell’acutezza visiva. Il sintomo più comune è una visione leggermente offuscata e distorta. La forma secca tende a svilupparsi lentamente e comporta complessivamente conseguenze meno gravi in termini di perdita della visione, ma può progredire nella forma neovascolare, più grave.
degenerazione maculare neovascolare o essudativa o umida: questa forma è la meno diffusa ma anche la più grave. Nuovi vasi sanguigni, che in condizioni normali non dovrebbero formarsi (neovasi anomali), crescono attraverso la macula e arrivano a sollevare e rompere la retina danneggiando proprio la zona che raccoglie gli stimoli più importanti. L’insorgenza è rapida. La progressione è molto più veloce rispetto alla forma secca e la perdita della visione centrale più grave. Solo l’intervento terapeutico tempestivo può ridurre o ritardare la perdita visiva.

Quali sono i fattori di rischio della Degenerazione Maculare Legata all’Età?
Sebbene le cause non siano ancora pienamente conosciute, gli studiosi riconoscono che la combinazione di alcuni fattori espone maggiormente alla malattia.
In Italia, secondo stime recenti, circa 1 milione di persone può presentare i primi segni di Degenerazione Maculare; di queste, si calcola che circa 260.000 siano affette dalla forma più minacciosa, quella neovascolare o umida. Sono 20.000 i nuovi casi di DMLE neovascolare ogni anno.

Età
L’età è il principale fattore di rischio. Superati i 70 anni almeno una persona su quattro viene colpita dalla malattia. Circa il 40% di coloro che sono affetti da DMLE in un occhio entro 5 anni sviluppa la malattia anche nel secondo occhio.

Dieta e alimentazione
Un’alimentazione ricca di frutta e verdura e povera di grassi protegge l’organismo con l’apporto di sostanze cosiddette antiossidanti (es. vitamina A, C ed E).
Queste sono in grado di combattere la formazione dei radicali liberi responsabili dei processi di invecchiamento a carico dell’occhio e possono essere assunte dai soggetti “a rischio” anche attraverso specifici integratori dietetico – vitaminici.
Luce solare
Le cellule della macula sono molto sensibili alla luce solare. La prolungata esposizione al sole senza occhiali protettivi può portare, nel tempo, al loro deterioramento. La luce solare, ma anche le lampade a raggi ultravioletti (ad esempio quelle abbronzanti), provocano un aumento della produzione di radicali liberi dannosi per la retina.

Fumo e alcool
llfumo indebolisce la retina riducendo le naturali barriere difensive dell’occhio e determinando un suo precoce invecchiamento. Anche l’alcool può ridurre la quantità degli antiossidanti presenti nell’organismo. Alti livelli di grassi saturi e di colesterolo, oltre ad essere dannosi per i vasi sanguigni, sono anche coinvolti nella produzione di radicali liberi, che possono danneggiare la macula.
L’ereditarietà
Sebbene la Degenerazione Maculare non sia ereditaria, alcuni studi indicano che si può avere un rischio maggiore di sviluppare tale patologia se uno o più parenti prossimi ne soffrono.

Sesso e razza
Le donne sembrano avere un rischio maggiore degli uomini di ammalarsi di DMLE. I soggetti di razza bianca hanno una probabilità più alta di subire un danno alla vista a causa di questa patologia.
Malattie cardiovascolari
Soprattutto con l’aumento dell’età, è importante tenere sotto controllo possibili disturbi cardiovascolari (pressione alta, colesterolo, ecc.) potenzialmente in grado di alterare il flusso sanguigno o provocare un anomalo deposito di grassi aU’interno dei delicatissimi tessuti retinici.

Come si manifesta
Con un po’di attenzione è facile riconoscere i primi sintomi della Degenerazione Maculare. Se la malattia non è in forma aggressiva, il primo segnale è un lento e graduale calo della vista, anche se il sintomo tipico che fa da campanello d’allarme consiste nel vedere immagini o parti di immagini distorte o ondulate. In caso di malattia, guardando delle linee dritte (ad esempio un foglio a quadretti), queste appariranno deformate, soprattutto verso la parte centrale. Questa rapida verifica va effettuata per ogni singolo occhio, coprendo cioè ogni volta l’altro occhio con la mano: l’occhio più sano, infatti, ha sempre il sopravvento su quello malato e utilizzandoli insieme il disturbo potrebbe passare inosservato.
In questa fase della malattia le immagini percepite possono avere aree sfocate o annebbiate. Queste zone con il tempo diventano più oscure sino a trasformarsi in vere e proprie macchie nere o grigiastre (scotomi) che tendono ad allargarsi sempre di più ostacolando le attività quotidiane.

Quando diventa problematico distinguere le singole parole di un testo (caratteri sovrapposti o confusi), compiere lavori di precisione o i colori perdono di luminosità, è importantissimo accertarne la causa.

GLI ESAMI OCULISTICI

Sottoporsi con regolarità a visite oculistiche aiuta a tenere sotto controllo la vista e, nel caso, a identificare precocemente la DMLE per attuare un trattamento tempestivo. Da adulti, i pazienti dovrebbero sottoporsi periodicamente a visite oculistiche di controllo. I pazienti con più di 50 anni dovrebbero fare visite oculistiche con frequenza annuale. In generale la corretta frequenza delle visite oculistiche può variare in base all’età di una persona, la storia familiare, la storia della salute personale e altri fattori di rischio.

Il test di Amsler
Si tratta di un semplice reticolo con un punto nero centrale. E’ un test specifico per la DMLE che permette di rilevare le tipiche distorsioni nelle immagini, spie indicatrici di danno maculare (le metamorfopsie).
Il test si esegue alla distanza di 30-40 cm (anche indossando gli occhiali per chi normalmente li usa) e fissando il punto centrale con un occhio alla volta.
A seconda di come vengono viste le immagini, il test permette di evidenziare problemi retinici di vario grado. Per la sua semplicità, questo test può essere eseguito direttamente dal paziente e rappresenta, quindi, un valido strumento di autodiagnosi per la DMLE.
In presenza di uno dei sintomi riportati è necessario rivolgersi tempestivamente ad un oculista.

L’esame della visione centrale
E il test per la valutazione dell’acutezza visiva, che viene misurata in decimi (10/10 è il valore normale). Consiste nel riconoscere una serie di lettere o di simboli posti su un pannello a distanza. Se necessario si ricorre a lenti correttive che vengono misurate in diottrie.
L’esame oftalmoscopico (fundus oculi)
E la prima importante verifica sulle condizioni di buona salute del fondo dell’occhio. Attraverso l’uso di una lente speciale l’oculista riesce infatti a osservare in dettaglio la superficie della retina registrandone le eventuali alterazioni.

L’esame angiografico
Se è il caso, l’indagine può essere completata con un esame angiografico. Quest’ultimo prevede l’iniezione endovenosa di una sostanza colorante (fluoresceina o verde di indocianina) che, percorrendo i vasi sanguigni interni della retina, permette di evidenziare con esattezza quali punti o zone sono colpiti dalla malattia. L’esito di questo esame consente di stabilire lo stadio di evoluzione della Degenerazione Maculare e con quale trattamento è più conveniente intervenire per preservare al massimo la capacità visiva del paziente.

TERAPIE

I maggiori danni in termini di perdita visiva sono causati dalla forma più aggressiva di Degenerazione Maculare Legata all’Età (DMLE), la neovascolare, quando la retina e la macula vengono seriamente danneggiate dalla crescita anomala di nuovi vasi sanguigni.
Nei pazienti affetti da questa forma di DMLE è possibile intervenire con specifiche terapie al fine di arrestare la progressione della malattia.

Tanto più precocemente viene effettuato il trattamento, tanto migliore sarà il risultato ottenuto.
Alle terapie tradizionali (fotocoagulazione laser, terapia fotodinamica) si sono affiancati i farmaci “antiangiogenici”. L’impiego di questi farmaci rappresenta una nuova frontiera nella cura della DMLE neovascolare. Questi farmaci (pegaptanib e ranibizumab) hanno mostrato particolare efficacia nel bloccare la formazione dei nuovi vasi sanguigni, principale causa della malattia. I farmaci antiangiogenici sono disponibili in Italia a carico del Servizio Sanitario Nazionale per le persone con DMLE neovascolare attiva di nuova diagnosi e acuità visiva con la migliore correzione > 2/10.

La riabilitazione
La riabilitazione è una nuova frontiera deU’oftalmologia moderna che in molti casi deve integrare e seguire l’iter terapeutico. La riabilitazione del paziente ipovedente si propone infatti di potenziare al massimo il residuo visivo, consentendogli di essere autosufficiente nello svolgimento delle sue attività quotidiane. Essa presuppone una forte motivazione del paziente, che deve essere sostenuto anche psicologicamente e socialmente.
Oculisti, ortottisti, psicologi, esperti di riabilitazione visiva devono, caso per caso, mettere a punto e realizzare un percorso riabilitativo personalizzato.

Consigli pratici
IL soggetto con maculopatia, con riduzione permanente del visus, deve far riferimento ad un centro di riabilita zione visiva;
I centri di riabilitazione visiva sono stati instituiti in Italia con la Legge n. 284/97 e sono presenti in tutte le Regioni;
II soggetto ipovedente deve sottoporsi frequentemente a controlli e a metodiche riabilitative presso i Centri secondo un Protocollo individuale;
Eventuali ausili ottici, se necessari e prescritti in un Centro di riabilitazione visiva, sono a carico del Sistema Sanitario Nazionale per i soggetti riconosciuti ipovedenti gravi;
L’errore più grave che il soggetto ipovedente possa fare è quello di pensare di aver perso totalmente la visione;
È noto che non esiste disabilità che non possa essere riabilitata.

L’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità IAPB Italia onlus

E un ente riconosciuto dallo Stato con la Legge n. 284/97 e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che svolge – in attuazione dei propri compiti istituzionali – un’intensa azione di educazione sanitaria. La sua attività è incentrata sulla diffusione di corrette informazioni sulle diverse patologie che portano a una grave compromissione della vista (prevenzione primaria) nonché sulla loro diagnosi precoce (prevenzione secondaria). La IAPB Italia onlus promuove e sostiene altresì la riabilitazione degli ipovedenti, non solo per l’aspetto funzionale, ma anche per giovare alla salute complessiva, al fine di migliorare la qualità della vita. Grazie alla Legge n. 291/2003 la IAPB Italia onlus ha creato a Roma il Polo Nazionale di servizi e ricerca per la prevenzione della cecità e la riabilitazione visiva degli ipovedenti, al fine di sviluppare la ricerca scientifica nella riabilitazione funzionale e globale degli ipovedenti, creare una rete tra i centri di ipovisione italiani, offrire una consulenza scientifica ed un supporto tecnico alle Istituzioni pubbliche in materia di ipovisione. Programmi di prevenzione secondaria, attività di educazione sanitaria, campagne informative, ricerca scientifica e comunicazione sociale rappresentano gli strumenti messi in campo dalla IAPB Italia onlus per creare nel nostro Paese una vera cultura della prevenzione della cecità e della riabilitazione visiva degli ipovedenti.

Carta dei Diritti dei Paziente affetto da maculopatia

Ogni giorno nel mondo a migliaia di persone viene diagnosticato un problema alla macula (zona centrale della retina) e il numero dei nuovi casi sta drammatica- mente aumentando. Questo fenomeno deve essere preso in considerazione nello sviluppo dei programmi di salute pubblica.
Coloro che sono affetti dalla malattia hanno il diritto di essere informati e di partecipare attivamente a tutte le decisioni che riguardano la loro condizione. Questa carta dei diritti, scritta dai pazienti per i pazienti, è una guida (road map) per affrontarla quotidianamente.

I punti chiave della carta dei diritti sono:

1. Conoscenza della malattia, prevenzione e cura
2. Diagnosi precoce
3. Accesso ai trattamenti
4. Assistenza e sostegno della persona nella sua interezza
1. Conoscenza della malattia, prevenzione e cura
Le persone hanno diritto a:
• maggiori risorse statali a livello di ricerca scientifica delle cause e delle terapie campagne di informazione per ridurre i fattori di rischio della malattia misure concrete d’intervento per ridurre l’incidenza della maculopatia.
2. Diagnosi
Le persone hanno diritto a: una diagnosi tempestiva e accurata da parte di specialisti qualificati essere trattati con dignità e rispetto. Ciò significa ricevere, al momento della diagnosi, informazioni complete e dettagliate sulla malattia, su eventuali necessità di cambiamenti del proprio stile di vita e sui servizi di riabilitazione visiva disponibili ottenere risposte tempestive, chiare e utili condividere con familiari e persone di fiducia gli incontri col medico.
Accesso ai trattamenti
La persona affetta da maculopatia ha diritto
a ricevere:
cure tempestive con i migliori trattamenti comprovati
un consenso informato sui trattamenti, che deve assicurare una corretta informazione sulle possibili opzioni terapeutiche, su potenziali rischi, benefici ed effetti collaterali.

4. Assistenza
Le persone hanno diritto a: uno standard ottimate di assistenza.
Oltre alle informazioni ricevute al momento della diagnosi, le persone devono ottenere informazioni su: l’evoluzione delle cure i fattori di rischio della maculopatia le strategie di gestione dei rischi • la necessità di esami periodici le opzioni terapeutiche per la cura della malattia l’accesso ai servizi per gli ipovedenti e alla riabilitazione visiva
l’accesso ai servizi di supporto psicologico, sociale e professionale.
Tutti i pazienti devono poter usufruire dei diritti elencati in questa carta, indipendentemente da età, sesso, stato civile, razza, religione, orientamento sessuale, grado d istruzione e situazione economica.

La degenerazione maculare senile è una malattia molto diffusa nella popolazione anziana. Che può portare all cecità.
A maggior ragione è grave che, proprio per un problema così delicato, sia in gioco una sospetta speculazione, su cui sta

indagando l’Antitrust, dopo la denuncia anche nostra. Il fatto è che il Servizio sanitario oggi deve spendere 800 euro a dose per un farmaco, quando ne esiste uno sovrapponibile, e ampiamente usato, che ne costa 20. Ma andiamo con ordine.

La maculopatia colpisce soprattutto le persone sopra i 65 anni, e oggi è la causa principale di perdita della vista nei paesi occidentali. Si presenta in due forme, “secca” e “umida” (vedi il riquadro alla pagina a lato). La maggior parte dei casi gravi di perdita della vista dovuta a maculopatia si riscontra nella forma umida. Per fortuna, è conservata la visione periferica, che consente di mantenere un certo grado di autonomia, variabile a seconda dell’estensione e gravità del danno. Il ricorso ad ausili (dalle lenti di ingrandimento ad apparecchi adattati, per esempio telefoni cellulari con i tasti più grandi) consente di arginare quanto più possibile i limiti imposti dalla malattia.

Purtroppo, non molto si può fare per prevenire. L’unica via è intervenire sui fattori di rischio, in particolare il fumo, e modificare gli stili di vita in qualche modo correlati a un maggior rischio di malattia, come una dieta sbilanciata (povera di ortaggi e ricca di carni rosse) o l’assenza di attività fisica.
E gli integratori?
Anche se spesso vengono proposti a questo scopo, nessun ruolo preventivo è stato dimostrato per gli integratori a base di antiossidanti, come la vitamina C e la vitamina E, o di carotenoidi, luteina e zeaxantina, acidi grassi omega3 o zinco. Se però il loro utilizzo si dimostra inefficace in termini di prevenzione della maculopatia, alcuni dati mostrano che può aiutare a rallentare la progressione della malattia nei pazienti già affetti da maculopatia secca a uno stadio intermedio o avanzato. Questo non vuol dire che la malattia si stabilizzi: i pazienti continuano a perdere la vista e a mostrare segni di progressione della malattia, ma ci impiegano più tempo (uno, due anni in più) rispetto a coloro che non assumono integratori.

È bene anche ricordare che una dieta bilanciata apporta un quantitativo sufficiente di vitamine antiossidanti, per cui l’utilizzo di integratori non sempre è necessario. Rimangono dubbi, inoltre, su quanto debba durare l’integrazione per mantenere i benefici ottenuti: non è noto se i risultati si mantengano dopo anni di trattamento e se l’integrazione debba continuare indefinitamente.
A parte l’uso degli integratori, per la forma secca non ci sono trattamenti di efficacia dimostrata.

I farmaci utili
Quanto alla forma essudativa, la più grave, i nuovi farmaci anti- angiogenici (cioè che ostacolano la formazione di vasi sanguigni) iniettati nell’occhio ne hanno rivoluzionato la terapia e offrono oggi una speranza concreta di mantenere una capacità visiva che consenta di rimanere autosufficienti. I farmaci anti-angiogenici sono detti anche anti-VEGF, perché inibiscono l’attività del Va- scular Endothelial Growth Factor, un fattore che stimola la crescita di nuovi vasi sanguigni; in questo modo ostacolano la formazione anomala di nuovi vasi, che danneggia la retina, rallentando così la progressione della malattia. Non hanno un’azione curativa, cioè non guariscono la malattia e non ridonano la vista persa. Il fine del loro impiego – con iniezioni intraoculari ripetute, a cadenza variabile – è impedire alla malattia di progredire, cosa che nella maggior parte dei casi si traduce in una stabilizzazione o in un rallentamento della perdita della vista, mentre nei più fortunati comporta anche un miglioramento della visione.

Tra i farmaci anti-VEGF disponibili in commercio, due sono i più utilizzati: Lucentis e Avastin. Che sono, purtroppo, al centro di una situazione anomala. Il costosissimo e più recente Lucentis della Novartis, tra i due, è oggi l’unico farmaco autorizzato dall’Autorità competente (Aifa) al trattamento delle maculopatie essudative e

quindi rimborsato dal Servizio sanitario per questo scopo. Una fiala per iniezione costa al Servizio sanitario 800 euro.
L’Avastin della Roche, farmaco praticamente uguale al Lucentis, che costa enormemente meno (circa 20 euro per dose), nato come antitumorale, è stato il primo farmaco a dimostrare benefici nel trattamento dei pazienti con degenerazione maculare e si è presto affermato nel mondo come terapia per le maculopatie, in virtù della sua efficacia e dei suoi costi contenuti. Ma non è mai stato formalmente registrato per questo uso (vedi il riquadro a fianco su questa incredibile vicenda). L’efficacia dimostrata, l’insistenza degli oftalmologi italiani e la mancanza di alternative per curare la malattia fecero sì che, nel 2007, l’Avastin venisse inserito tra i farmaci per cui è autorizzato l’impiego anche off-label (cioè per un’indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata), con rimborso del Servizio sanitario.

Ma con l’arrivo sul mercato del Lucentis, formalmente indicato per la maculopatia, è caduto il presupposto che rendeva possibile utilizzare l’Avastin off-label: ora infatti un medicinale indicato per la maculopatia c’è, sebbene molto più costoso. Risultato: dal 2009 al 2012 l’Aifa ha via via sospeso tutti gli usi di Avastin consentiti in regime di rimborso. Le prescrizioni si sono spostate da Avastin a Lucentis. Tra il 2008 e il 2011 la spesa per Lucentis in Italia è quintuplicata: il Servizio sanitario ha speso ben 40 milioni contro gli 8,4 del 2008. Due Regioni, Emilia Romagna e Veneto, hanno cercato di opporsi, ammettendo in base a specifici protocolli l’uso dell’Avastin per la maculopatia. Ma la Novartis ha fatto ricorso al Tar.
Ora è in corso un’indagine dell’An- titrust sui rapporti tra le due case farmaceutiche, dopo denuncia nostra e della Società Oftalmologica Italiana. La sentenza è attesa entro il 2013. Vi terremo informati.

Un “buco nero” al centro della retina

La degenerazione maculare senile è una malattia a carico della retina, che compromette la cosiddetta visione centrale, cioè la capacità di vedere i dettagli delle immagini su cui fissiamo lo sguardo, che si trovano appunto al centro del campo visivo.
La visione centrale, ad alta risoluzione, è merito della macula, zona che si trova proprio al centro della retina, lo strato interno dell’occhio. Se la macula viene danneggiata, la capacità di vedere gli oggetti nitidamente viene a indebolirsi: la nostra vista sarà via via meno acuta, più sfuocata, anche distorta, fino ad arrivare allo scotoma centrale, cioè alla presenza di una vera e propria zona cieca, che si presenta come una macchia scura al centro del campo visivo.
La malattia si presenta in due forme, la forma atrofica o “secca” e quella essudativa o neovascolare, detta anche “umida”, legata a un’abnorme proliferazione di vasi sanguigni. La secca è la forma più frequente, la umida rappresenta almeno il 15% dei casi. La forma secca progredisce più lentamente nel corso di anni, al contrario, la forma essudativa comporta un peggioramento più rapido dei sintomi.

PREVENIRE
FATTORI DI RISCHIO
+ Fumo. Il fumo è uno dei fattori di rischio più significativi per lo sviluppo della maculopa- tia e per la sua evoluzione in forme gravi. Il rischio per un fumatore di contrarre la malattia aumenta fino a quattro volte rispetto a un non fumatore.
+ Età. La possibilità di contrarre la malattia aumenta dopo i 50 anni e soprattutto dopo i 65.
+ Genetica. È stata dimostrata una componente di ereditarietà nello sviluppo della malattia.
+ Colesterolo. Persone con un livello elevato di colesterolo nel sangue sono più a rischio di insorgenza della malattia.
+ Malattie cardiovascolari. Chi ha già avuto infarto o ictus ha un maggior rischio di sviluppare la maculopatia.
+ Operazione alla cataratta. Alcuni studi hanno rilevato una maggiore possibilità di ammalarsi di maculopatia per coloro che abbiano subito un intervento di cataratta.
+ Dieta. Il ruolo dell’alimentazione è ancora controverso; tuttavia è lecito ipotizzare che una dieta sbilanciata possa essere considerata un fattore di rischio.

VISIONE CONFUSA, LINEE DISTORTE

Tutti i pazienti con la degenerazione maculare perdono la qualità della visione centrale, ma le manifestazioni individuali della malattia cambiano a seconda della regione della macula attaccata.

Ecco alcuni dei possibili sintomi che indicano la possibile presenza della malattia e richiedono un controllo oculistico.
• Visione sfuocata e colori sbiaditi. Perdita della capacità di vedere gli oggetti chiaramente, con piena definizione. Le azioni quotidiane che necessitano di una buona visione centrale, come leggere, scrivere, cucire, guidare, possono essere compromesse o richiedere l’aiuto di altre persone.
• Visione distorta (metamorfopsia). Le cose possono apparire diverse da come sono: tipica è la distorsione delle linee

dritte, che al paziente appaiono ondulate. • Scotoma centrale. Nei casi più gravi, un’area scura e vuota viene rilevata nel centro del campo visivo (lo scotoma impedisce di vedere l’oggetto su cui si sta fissando lo sguardo).

SPECULAZIONE A DANNO DEI PAZIENTI? UNA VICENDA SOSPETTA SU CUI INDAGA L’ANTITRUST

L’Avastin (bevacizumab), farmaco della multinazionale farmaceutica Roche, nasce come farmaco antitumorale. Solo in seguito si è scoperta la sua utilità anche per la ma- culopatia essudativa.
Stranamente, però, nonostante l’uso diffuso e i dati di efficacia, la Roche non ha fatto nulla per richiedere un’estensione delle indicazioni di Avastin a includere la maculopatia (cosa che probabilmente avrebbe ottenuto con pochi sforzi). Invece, poco dopo, un altro farmaco molto simile ad Avastin è stato formalmente autorizzato per il trattamento della maculopatia: si tratta di Lucentis, della multinazionale Novartis (che controlla circa un terzo delle azioni di Roche), il cui principio attivo è il ranibizumab.
I due principi attivi, bevacizumab (Avastin) e ranibizumab (Lucentis), sono molecole sorelle, sviluppate una a partire dall’altra dalla stessa azienda, Genentech, una controllata della Roche. Secondo i dati di due grandi studi indipendenti, i due farmaci, che contengono due principi attivi estremamente simili, hanno efficacia e sicurezza sovrapponibili. Ma li differenzia, e molto, il prezzo: Lucentis costa 40 volte di più.
Negli Usa, la Roche detiene la licenza per l’Avastin e vende il Lucentis tramite Genentech, mentre al di fuori degli Usa è Novartis che detiene la licenza per Lucentis, grazie a un accordo con Roche/ Genentech.
In pratica, Roche, al posto di lavorare per ottenere un’estensione di indicazione per il suo Avastin, ha fatto spazio al costosissimo Lucentis. L’Antitrust, nel febbraio scorso, ha avviato un’istruttoria per verificare se i due gruppi farmaceutici abbiano posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza. Secondo l’Antitrust, gli elementi finora raccolti consentono di ipotizzare l’esistenza di una possibile intesa tra le società Roche e Novartis, finalizzata a mantenere disponibile sul mercato solo il farmaco Lucentis.

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