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Maroni l’addio al Parlamento e la censura di Napolitano

“L’ossessione dei partiti è andare in Parlamento, per la Lega conta il territorio. Non escludo che al consiglio federale possa anche passare l’ipotesi di non candidarci al parlamento di Roma. Per noi conta il governo della Padania, tutto il resto è un mezzo e non il fine”. Così Roberto Maroni minaccia di non entrare più in Parlamento con la Lega. Personalmente ci credo poco visto che abbiamo avuto la dimostrazione che i soldi di ‘Roma Ladrona’ piacciono anche a loro, e tanto pure. Poi, detto da uno che per anni è stato Ministro dell’Interno sponsorizzando dall’Interno la secessione… è ancora meno credibile. “La Lega governa tre regioni e centinaia di Comuni. Il nostro rapporto con il Parlamento è finalizzato a raggiungere il nostro obiettivo”, il carico di Maroni che lancia pure un messaggio al PDL. “Se entro il mese di luglio il Pdl decidesse di togliere il sostegno al Governo Monti e andare al voto in autunno, allora ci possiamo pensare. Ma mi pare un periodo ipotetico di terzo tipo, ovvero dell’irrealtà”.

Dunque stiamo per tornare agli anni in cui con il tricolore qualcuno ci si puliva il deretano o lo bruciava in piazza, quando si organizzavano azioni dimostrative con carri armati per le vie di Venezia e si ripeteva che “il Capo dello Stato” non rappresenta i Padani. Ne abbiamo sentite tante in questi anni di Governo Lega + PDL, ma mai nessuno ha mosso un dito, mentre è notizia di queste ore un’indagine della Procura di Nocera su siti, blog, Youtube e profili Facebook per la pubblicazioni di frasi contro Napolitano. “Vilipendio al Capo dello Stato” l’accusa, che sa tanto di premessa di regime.

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