Ospedale di Saronno, Medico e infermiera killer, intercettazioni choc: “Se vuoi uccido anche i bambini”

Al pronto soccorso di Saronno vigeva un regime del tutto particolare. Il «protocollo Cazzaniga». Non era Dio, o il destino, a decidere se per un malato terminale era arrivata la sua ora, ma il rispettato medico anestesita Leonardo Cazzaniga, sessantanni, professionalmente preparato, colto, amante dei gatti e della tragedia greca. E’ stato arrestato ieri mattina, accusato di aver ucciso quattro pazienti tra febbraio 2012 e aprile 2013. E, insieme alla sua amante Laura Taroni, quarantasei anni, infermiera conosciuta in corsia, di avere eliminato il marito di lei.

Cinque le vittime accertate, ma per gli investigatori è una strage: «Al momento sospettiamo almeno altri dodici decessi, tuttavia potrebbero essere molti di più». E nella lista, secondo i carabinieri, c’è anche la mamma di Laura Taroni: non approvava la relazione, così la coppia diabolica se ne è sbarazzata. All’ospedale di Saronno, alle dieci del mattino, l’atmosfera è surreale. I pazienti aspettano il loro turno mentre i carabinieri accompagnano Cazzaniga, già arrestato, nel suo ex ufficio. Da un anno è stato trasferito ad Angera, senza più avere contatto con i malati, e chiede di tornare per prendere un libro di filosofia ellenica. Non si difende né si dispera, semmai prende atto della situazione con disappunto: «Mi trovo in questa situazione, non è bello». Per due anni e mezzo i magistrati hanno intercettato lui e l’amante, hanno ascoltato 150 testimoni e il ritratto che fanno del medico è demoniaco: «Era il dio in terra.upkpfa5xljhdswzhk6f2opcpzpmww5djbexeb7q5pg

Non si sa in base a quale regolamento fosse in pianta stabile al pronto soccorso, fatto sta che decideva lui chi doveva vivere e chi morire». Così ha fatto con i poveri quattro malati terminali che hanno avuto la sventura di pescare la carta nera dal mazzo di Cazzaniga. Si tratta di persone anziane alle quali il medico, stando alle carte, ha somministrato «dosi letali di farmaci per via endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione tra loro: clorpromazina, midazolam, morfina, propofol, promazina». Morte rapida e sicura, fino a che nel giugno 2014 un’infermiera sporge denuncia. A ottobre 2015 viene disposta una consulenza medico legale collegiale e gli esperti individuano senza margine di dubbio quattro casi di decesso in cui «la somministrazione di farmaci in misura incongrua, risultante dallo stesso diario clinico del pronto soccorso, è emersa con sicurezza». Oltre ad accertare «con elevata gravità giudiziaria il nesso di causalità fra tale somministrazione e la morte dei pazienti».

Di tutto questo, hanno raccontato alcuni infermieri, Cazzaniga si vantava apertamente in corsia: «Sono l’angelo della morte», diceva. Eppure gli omicidi del serial killer venivano nascosti come polvere sotto il tappeto, per salvare il buon nome dell’ospedale. Ora sono undici i medici indagati, tra cui il primario del pronto soccorso e due direttori sanitari, l’attuale e il suo predecessore. Accusati a vario titolo di omessa denuncia, favoreggiamento personale e falso ideologico per aver certificato patologie inesistenti. E’ una operatrice socio-sanitaria che, in un verbale, ricostruisce la psicologia dell’anestesista: «Voleva cagionare la morte di pazienti anziani o oncologici che nella sua visione non meritano di essere curati perché destinati a morire in breve tempo. Cazzaniga non fa mistero delle sue idee su questi pazienti tanto che l’ho sentito più volte dire “io sono Dio”».

E i malati? Nessuno, mai, ha chiesto di morire. «Non mi risulta che per nessuno dei casi sospetti vi sia stata la richiesta dei pazienti a Cazzaniga di porre fine alla loro vita, ma che sia sempre stata una scelta deliberata», dice un infermiere al pm. Il dottor morte piantonava instancabile il pronto soccorso in attesa dei casi che facevano per lui. «Ricordo – riferisce un’infermiera – che alcune volte ho sentito Cazzaniga dire al personale 118 che telefonava per preannunciare l’arrivo di paziente in codice giallo o in codice rosso: “Va bene, inviatelo e io applicherò il mio protocollo». I familiari delle vittime sono sotto shock, varcano il portone del comando dei carabinieri ed escono pallidi come cenci. Loredana ha perso il padre Angelo, 63 anni: «Quando è morto non ci hanno detto niente. Ora voglio la verità».

SARONNO Lui in preda a un delirio di onnipotenza, lei posseduta da un amore al quale è disposta a sacrificare tutto: il marito, la madre, persino i suoi bambini. «E dei miei figli cosa vuoi che ne faccia? Vuoi che li elimini?», chiede Laura Taroni intercettata al telefono con il suo amante Leonardo Cazzaniga. «No, i bambini no», li risparmia lui in un moto di pietà.

Da due anni il medico e l’infermiera fanno coppia fissa, sono usciti allo scoperto qualche mese dopo la morte del marito di lei, il 30 giugno 2013. Massimo Guerra aveva 46 anni, gestiva l’azienda agricola “La Regina” a Lomazzo: gli hanno fatto credere di avere il diabete e per mesi gli hanno somministrato farmaci «assolutamente incongrui rispetto alle sue reali condizioni di salute, debilitandolo fino alla morte». Il corpo è stato cremato, «probabilmente per cancellare le tracce», dicono gli investigatori. E poi c’è la madre di Laura, anche lei morta: non vedeva di buon occhio la relazione della figlia con quel dottore separato, per questo secondo gli investigatori sarebbe stata eliminata. Il pm ha chiesto gli arresti anche per questo presunto omicidio, ma secondo il gip non emergono evidenze cristalline come per gli altri casi. Già così la misura dell’orrore parrebbe colma, se non fosse per un altro lutto che aleggia sull’agriturismo.

Qui vivevano tutti insieme, in due villini uno accanto all’altro, da una parte l’infermiera con il marito e i due figli, di fronte – in una casetta a tre piani – la madre di Massimo con la zia e lo zio Nazzareno, 72 anni. Il 24 agosto 2013, mentre puliva la vasca dei liquami, Nazzareno è caduto dentro ed è morto. «Incidente o malore», hanno stabilito gli inquirenti. Certo è che tra Laura e la famiglia del marito morto non correva buon sangue. C’era di mezzo l’eredità da spartire e il rischio che l’infermiera potesse perdere la casa, ritrovandosi per strada con i bambini. Una situazione difficile, che aveva inasprito i rapporti e sconvolto i due figli.

Soprattutto il bimbo di undici anni, risucchiato nella follia della madre che lo acceca. I due parlano al telefono, e il figlio precipita in un delirio omicida che lei incoraggia. «Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori…», dice il ragazzino. «Ma non hai capito», risponde lei. «La Nene la possiamo far fuori quando vogliamo e anche la zia Adriana», insiste il bambino. Che proclama: «Non sai quanto le nostre menti omicide messe insieme siano così geniali». Per la donna però il piano è irrealizzabile e spiega al figlio il motivo: «Tua nonna non è possibile. A tua nonna e a tua zia non è semplice… A meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia… Gli tiri l’olio dei freni». Per l’infermiera è solo una questione di età: «Poi c’è tua zia Gabriella… Non sei abbastanza grande per poter… Non sei abbastanza grande!», incalza. Madre e figlio, intercettati, si confrontano su progetti criminali e possibilità di metterli in atto.

«E poi cosa avresti fatto? – dice lei – Le avresti fatte sparire così? Non è così semplice, sono grosse! L’umido da noi passa solo una volta a settimana, non abbiamo più neanche i maiali». Laura Taroni pare l’angelo della morte. Istiga e blandisce, non ha pietà per nessuno. Nemmeno per Leonardo Cazzaniga, che in uno dei rari momenti di lucidità capisce che forse può finire in galera. «Secondo te potrei essere accusato di omicidio volontario? – chiede alla donna – Se si documenta che ho praticato l’eutanasia… io non sono neanche l’unico». La risposta di lei non lascia scampo: «L’eutanasia è un’altra cosa. Tu firmi e ti fanno un cocktail di farmaci… loro non riuscivano nemmeno a respirare». Il medico, a questo punto, si preoccupa: «E allora è omicidio volontario. Potrei venire accusato». La debolezza è momentanea, in una conversazione del del 20 luglio 2015 è lui a rassicurare l’infermiera. «Ma no, non ci sono elementi, capisci? Non ci sono proprio elementi”. E ride.

Un medico ed un’infermiera dell’ospedale di Saronno, pare siano stati arrestati con l’accusa di omicidio. E’ questo quanto emerso nella giornata di ieri, dalle indagini dei carabinieri coordinate dalla Procura di Busto Arsizio, riguardanti almeno quattro casi di morti sospetti in corsia. Si tratterebbe di Leonardo Cazzaniga, ovvero il viceprimario del pronto soccorso e di Laura Taroni, ovvero l’infermiera; nello specifico lui, anestesista è stato arrestato nella giornata di ieri ed è accusato dell’omicidio di 4 anziani pazienti fra il 2012 ed il 2013 all’ospedale di Saronno, appunto dove lavorava ed ancora di aver ucciso con un’infermiera dello stesso reparto, arrestata anche lei nella giornata di ieri e ritenuta dalla Procura di Busto Arsizio l’amante del medico, il marito di lei, morto non all’interno dell’ospedale. L’accusa, sia per il medico che per l’infermiera è di omicidio volontario. Dalle indagini sono emersi particolari piuttosto importanti, venuti fuori da una serie di intercettazioni tra i due amanti e sembra che in un colloqui tra i due, le avesse confidato all’uomo di essere pronta ad uccidere i figli, ma lui l’avrebbe fermata dal compiere questo gesto a dir poco atroce.

“Se vuoi uccido anche i bambini”, avrebbe detto la donna nel corso di una telefonata con l’amante, il quale avrebbe risposto “No, i bambini no”.”Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori…”. “Ma non hai capito”. “La Nene la possiamo far fuori quando vogliamo e anche la zia Adriana”. Sarebbero alcune delle frasi che compaiono nelle intercettazioni raccolte durante le indagini coordinate dalla Procura di Busto Arsizio e che hanno portato all’arresto dell’infermiera e del suo amante. “Secondo te potrei essere accusato di omicidio volontario? (…) se si documenta che ho praticato l’eutanasia…io non sono neanche l’unico“, così l’anestesista parlava all’amante, la quale replicava “L’eutanasia è un’altra cosa.. cioè tu firmi e ti fanno un cocktail di farmaci.. loro non riuscivano nemmeno a respirare”. Proprio a quel punto Cazzaninga, avrebbe aggiunto “E allora è omicidio volontario, potrei venire accusato”.

 Coordinate dalla Procura di Busto Arsizio e iniziate in seguito alla denuncia di un’infermiera, le indagini dei militari si sono svolte in collaborazione con il Nucleo tributario della Guardia di finanza di Varese. Alle vittime, tutte persone anziane e malate, sarebbero stati somministrati, per un lungo periodo, farmaci “assolutamente incongrui” rispetto alle sue reali condizioni di salute, debilitandolo fino alla morte.Pare che gli inquirenti abbiano anche effettuato una serie di perquisizioni nei domicili degli arrestati, negli ospedali di Angera, Busto Arsizio e Saronno ed anche nei confronti del direttore sanitario e del direttore del Pronto soccorso del nosocomio di Piazzale Borella e di altri due medici in servizio nello stesso reparto. Inoltre, hanno ricevuto informazione di garanzia altre sette persone, fra le quali il direttore dell’azienda ospedaliera all’epoca dei fatti, il quale aveva istituito una commissione interna.

Quando il dottor Leonardo Cazzaniga, anestesista di 60 anni al pronto soccorso dell’ospedale di Saronno (provincia di Varese), si trovava tra le mani pazienti anziani e in diificoltà, gli scattava qualcosa dentro – chissà, forse delirio di onnipotenza o complesso di superiorità – e improvvisamente si sentiva in diritto di poter giocare con la vita e la morte. Quella altrui.
E così il medico mescolava i farmaci, manipolava le cure, aumentava i dosaggi fino a uccidere. L’ha fatto con almeno quattro persone – è quanto è emerso dopo le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura di Busto Arsizio – e per questo è stato arrestato con l’accusa di omicidio. Non è stato il solo a finire in manette, però. Perché in questa maledetta storia di malasanità (ci sono altri 14 indagati) e follia c’è una seconda figura che complica la vicenda: quella di Laura Taroni, 40 anni, madre di due figli, infermiera nello stesso pronto soccorso. E amante dell’uomo (che è separato e viveva a Rovellasca, vicino Como).

Le intercettazioni: Proprio i due, in coppia, secondo l’accusa avrebbero maturato il progetto di uccidere il marito di lei (aveva 45 anni e gestiva un’azienda agricola a Lomazzo, provincia di Como), facendogli credere di avere il diabete e quindi somministrandogli per un lungo periodo una serie di farmaci che lo hanno debilitato fino alla morte (il 30 giugno 2013). Non solo. La Procura sta indagando anche sul decesso della madre della donna, che non era favorevole alla relazione tra la figlia e il medico, e sta valutando una serie di intercettazioni ambientali choc nelle quali Laura Taroni diceva all’amante di voler ammazzare anche i suoi due figli («Se vuoi uccido anche i bambini». «No,bambinino»), oppure nelle quali, al telefono con il figlio di 11 anni, spiegava: «Ma poi la nonna Maria la facciamo fuori…». «Ma non hai capito». «La Nene la possiamo far fuori quando vogliamo e anche la zia Adriana» , «Tua nonna non è possibile, a tua nonna e a tua zia non è semplice… A meno che non gli fai tagliare i fili dei freni a tua zia… Gli tiri l’olio dei freni». (…) «Poi c’è tua zia Gabriella… Non sei abbastanza
grande per poter… Non sei abbastanza grande!».

L’operazione che ha portato all’arresto del “dottor morte” (così era chiamato da chi indagava) e della sua amante complice è stata denominata “Angeli e demoni”. L’anestesista è accusato di aver creato negli anni un “protocollo” (la somministrazione di dosi letali di farmaci, che lui stesso chiamava «protocollo Cazzaniga») che applicava ad alcuni malati terminali arrivati al pronto soccorso mentre era di turno. Gli omicidi – che secondo quanto ricostruito dalle indagini sarebbero stati commessi solo dal medico (escluso il motivo economico) e senza l’aiuto di nessun altro – sarebbero avvenuti il 18 febbraio e il 30 aprile del 2012 e il 15 febbraio e il 9 aprile del 2013.

«Si trattava di persone anziane e malate – spiegano gli inquirenti – alle quali il medico aveva somministrato dosi letali di farmaci pervia endovenosa, in sovradosaggio e in rapida successione tra di loro. Tra questi morfina, clorpromazina, midazolam, propofol e promazina». Altre volte è stato riscontrato un uso eccessivo e anomalo di farmaci ma «non è stato possibile escludere che il paziente, tenuto conto delle sue condizioni, sarebbe morto comunque».

 LEINDAGINI
Le indagini sono scattate nel giugno 2014 in seguito alla denuncia di un’infermiera al nucleo operativo dei carabinieri di Saronno. Grazie alle intercettazioni, alle testimonianze di oltre 150 persone e ai riscontri medici, i militari dell’arma sono riusciti a portare alla luce i cinque presunti omicidi. Ieri gli arresti (la donna era da qualche giorno in malattia ed è stata fermata a casa sua: i due figli, che frequentano le elementari, sono stati affidati a una struttura protetta con un’ordinanza del Tribunale per i minori) e le perquisizioni negli ospedali di Angera (dove erano stati trasferiti da tempo), Busto Arsizio e Saronno e negli uffici della dirigenza ospedaliera.
Oltre all’arresto di Leonardo Cazzaniga e di Laura Taroni ci sono altri 14 indagati, avario titolo, tra medici e dirigenti: pur avendo ricevuto segnalazioni su episodi sospetti da altri sanitari della struttura, non si sarebbero attivati con la necessaria diligenza per accertare le responsabilità».

La verità l’hanno scoperta solo ieri mattina davanti al maresciallo della caserma di Saronno che li ha presi a verbale, allegando la loro rabbia agli atti dell’inchiesta. Così i parenti delle vittime degli amanti diabolici di Saronno uscendo dalla caserma non hanno potuto nascondere le lacrime. «È successo qualcosa di gravissimo», hanno ripetuto come fosse una litania davanti ai cronisti, «Siamo sconvolti, uno choc». «Non avremmo mai pensato a qualcosa del genere», hanno confermato, «Credava- mo che i nostri cari fossero morti per cause naturali e non per mano di
qualcuno…».
«Nessuno di noi sospettava nulla», hanno rimarcato all’ingresso della caserma, «tutti pensavamo che i decessi dei nostri parenti fossero avvenuti per fatalità o per la malattia della quale erano affetti». Ora l’inchiesta potrebbe portare presto ad ulteriori sviluppi. Ne è convinto anche il sindaco leghista di Saronno, Alessandro Fagioli. «Bene le indagini delle forze dell’ordine che hanno fatto chiarezza su episodi tanto gravi e che non immaginavamo frutto di una mente diabolica», ha rimarcato Fagioli, «Aspettiamo che si chiariscano i contorni della vicenda. Ma se qualcuno avesse pensato di poter scegliere della vita e della morte degli esseri umani sarebbe qualcosa di davvero mostruoso, non perdonabile…». Alla coppia diabolica gli inquirenti hanno contestato cinque omicidi, tra cui quattro commessi solo dal medico il 18 febbario 2012, il 30 aprile 2012, il 15 febbraio 2013, il 9 aprile 2013. Erano tutte persone anziane e malate. Il marito dell’infermiera invece sarebbe stato ucciso il 30 giugno 2013 con l’obiettivo di eliminare ogni ostacolo alla relazione tra i due.

Tutti sapevano, ma nessuno parlava. La morte ha camminato nei corridoi dell’ospedale di Saranno per mano di un medico del Pronto soccorso che, secondo quanto emerso dall’inchiesta avviata dalla procura di Busto Arsizio, praticava di fatto l’eutanasia.
Consapevolmente, a quanto risulta dalle intercettazioni. Leonardo Cazzaniga, 60 anni, di Rovellasca (Como) lo faceva con la complicità della sua infermiera-amante, Laura Tarara, 40 anni, di Lomazzo (Como) . Lui e lei sono stati arrestati con l’accusa di omicidio volontario. Almeno quattro i casi accertati per i quali la procura ha spiccato mandato di arresto, anche se il numero delle morti sospette potrebbe essere ben più alto e non sono esclusi ulteriori colpi di scena. L’accusa nei confronti del medico è emersa dopo che un’infermiera dell’ospedale nel 2011 aveva segnalato i suoi dubbi alle autorità ospedaliere. Ne era scaturita un’indagine interna, che di fatto però si era conclusa con l’archiviazione.
Con questa motivazione: dai fatti contestati non era risultato un comportamento «grave a tal punto di segnalare la cosa all’autorità giudiziaria». Proprio per questo il caso per ora circoscritto al dottor Cazzaniga e alla sua infermiera-amante potrebbe estendersi ad altri esponenti dell’ospedale. Possibile che nessuno fosse a conoscenza del «protocollo Cazzaniga» (che si definiva l’angelo della morte) quando in realtà era sulla bocca se non di tutti almeno di molti? Sono 14 (finora) le persone indagate in ambito ospedaliero, di cui 11 medici. Tra questi il primario del Pronto Soccorso di Saronno e due direttori sanitari, quello attuale e il suo predecessore. Gli indagati sono accusati a vario titolo di omessa denuncia e favoreggiamento
personale, falso ideologico per aver certificato false patologie per convincere una delle vittime di una malattia inesistente. Tuttavia le indagini dei carabinieri di Saronno (Varese), coordinate dalla Procura di Busto Arsizio, hanno portato alla luce una dinamica omicida che legittima l’ipotesi di
eutanasia praticata in modo tanto scientifico quanto sistematico. Il medico aveva messo a punto un cocktail di farmaci (Morfina, Midazolam e altri potenti sedativi) in modo da uccidere in modo lento.
Secondo l’accusa cominciava a somministrare i suoi cocktail letali ai pazienti ritenuti irreversibili
fin dal loro arrivo al pronto soccorso. I carabinieri hanno iniziato a indagare nella vita privata dell’anestesista. E hanno accertato che i due sarebbero responsabili della morte del marito di lei. La donna si sarebbe convinta ad ucciderlo somministrandogli farmaci che lo avrebbero portato ad una morte lenta. Il tutto dopo aver preso spunto dal «protocollo» del compagno, nel frattempo resosi responsabile della morte di almeno altre quattro anziani. «Secondo te potrei essere accusato di omicidio volontario? (…) Se si documenta che ho praticato l’eutanasia… io non sono neanche l’unico», diceva all’amante in un’intercettazione. Elei: «L’eu- tanasiaèun’altracosa(…) cioè tu firmi e ti fanno un cocktail di farmaci (…) loro non riuscivano nemmeno a respirare». Il marito della donna è morto nel giugno del 2013 (la procura ritiene che si sia trattato di omicidio) e allora il delirio si è spostato sui parenti superstiti e ha coinvolto anche uno dei due figli della donna in orrendi ragionamenti di morte.

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