Meloni in campo a Roma. Ed è lite con Alemanno: non farò i suoi errori

La corsa di Giorgia Meloni a sindaco di Roma, dopo mille titubanze e tentennamenti, parte dalla centralissima piazza del Pantheon, tra la ressa di giornalisti, camera- men e fotografi, qualche cittadino che la «assedia» e un messaggio rivolto ad alleati e non: «Mi appello a Berlusconi e a Salvini, al centrodestra: insieme, uniti, si può ancora vincere». L’ex premier, però, l’aveva già «gelata», parlando a Mattino Cinque: «La signora Meloni — dice, quasi sprezzante — sa benissimo che non ha nessuna possibilità di diventare sindaco. Io vado avanti con Bertolaso: ho la quasi certezza che, con una sua lista civica e con Forza Italia, vincerà al primo turno».

E ancora: «Ci abbiamo messo mesi a fargli mettere da parte i programmi che aveva, tra l’altro con me, di aprire ospedali nei Paesi poveri per dedicarsi alla sua città che è in una situazione di degrado dopo anni di malgoverno. Con gli altri leader lo abbiamo convinto, lo abbiamo confermato con dichiarazioni pubbliche comuni, improvvisamente ci sono questi cambiamenti. Purtroppo devo prendere atto che c’è gente che cambia idea al cambiar della temperatura e dell’umidità».

Berlusconi ne ha anche per Salvini: «È mal consigliato. E i leghisti di Roma sono tutti ex fascisti in lite tra di loro». Su Bertolaso, però, è piovuta una selva di critiche per la sua frase («Meloni deve fare la mamma»). Berlusconi minimizza: «Una strumentalizzazione meschina, un teatrino della politica. Che disastro…». Ma anche l’ex capo della Protezione civile, che pure ha mandato alla leader di FdI un mazzo di rose con un bigliettino affettuoso e che ieri si è «scusato, ho parlato da ingenuo amico», non cede, nonostante Meloni provi anche lei la mozione degli affetti («il suo profilo, da tecnico, può essere un valore aggiunto»): «Non mi ritiro — dice Bertolaso a Un giorno da pecora — vado avanti come una ruspa. Me lo ha detto anche Berlusconi. Ho messo la freccia a sinistra».

La sfida è già partita. Meloni dice che Bertolaso «non ha scaldato i cuori dei romani, non ha tenuto unita la coalizione». Guido risponde: «Non scaldo? Chiedetelo a 45 mila romani che sono venuti ai ga- zebo». E contrattacca: «Giorgia è una grande politica nazionale, e forse loro si stanno confrontando su cui sarà il leader nel futuro. Ma questo ai romani non interessa». Il cambio di idea su di lui? «Sono i voltafaccia della politica…».

La situazione, se possibile, diventa ancora più ingarbugliata. Perché Berlusconi, racconta chi gli sta vicino, «è furibondo, come mai visto di recente. Sembra tornato ai tempi degli scontri con Fini…». Il leader di FI è deluso da quello che considera «un tradimento», ed è disposto a fare la campagna elettorale in prima persona, al fianco del suo candidato. Tra Silvio e Giorgia c’è stata una telefonata, che la leader di FdI definisce «cordiale ma interlocutoria». Poi aggiunge: «Ringrazio Berlusconi per la solidarietà ma quello che la
Meloni può o non può fare credo debba deciderlo la sottoscritta».

E i leghisti «ex fascisti»? «Non so francamente di chi parli. Questo tema dei fascisti esce fuori quando uno non sa più cosa dire».
L’altro «frontale» della leader FdI è con Gianni Alemanno: «Non ci sarà la sua ombra, non commetteremo i suoi errori. Lui non c’entra con Fratelli d’Italia, ci sarà discontinuità». L’ex sindaco la mette in guardia: «Consiglio alla neocandidata di essere più prudente nelle dichiarazioni ed evitare lo scaricabarile. Le decisioni della mia amministrazione sono state condivise da assessori e consiglieri oggi in FdI. Se ci sono stati errori sono di tutti, anche degli uomini di cui lei si contorna».
Anche dentro Forza Italia sono sul piede di guerra: «Da Meloni e Salvini una sorta di ribaltone», dice Deborah Bergamini. Mentre l’ex governa- trice Renata Polverini aggiunge: «Giorgia ha frantumato la coalizione». Siamo già oltre il «fuoco amico».

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