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Migranti, la Svezia rispedisce a casa 80mila immigrati

«Ci dovrà essere un’uscita forzata di 80mila persone».Anders Ygeman è ilmini- stro degli Altari interni svedese. Nel governo di centrosinistra in carica dall’ottobre 2014, è uno dei diciotto membri dell’esecutivo espressione del Sap, il Partito socialdemocratico dei lavoratori. È stato lui, ieri, ad annunciare il pugno duro di Stoccolma sull’immigrazione dopo l’ultimo episodio di violenza riconducibile ai migranti: l’uccisione, a coltellate, diun’operatrice di un centro profughi da parte di un richiedente asilo di 15 anni.

La progressista Svezia, riferimento della socialdemocrazia europea, ha detto basta: poco meno della metà degli oltre 160mila aspiranti rifugiati entrati nel Paese nel corso del 2015, ai quali non è stata concessa alcuna forma di protezione internazionale, saranno sbattuti fuori. Di più: il governo si occuperà personalmente di rispedirli nei luoghi di origine, dopo aver stretto i relativi accordi di riammissio – ne con i Paesi di provenienza. «Credo si tratti di circa 60mila persone, ma potrebbero essere anche 80mila», ha fatto i conti Ygeman.

In tempi normali, le operazioni di rimpatrio avvengono grazie all’utilizzo dei voli commerciali. Ma dopo quanto accaduto nel corso del 2015, con più di 163mila migranti che hanno chiesto asilo politico in Svezia – il numero più alto pro capite in Europa – Stoccolma sta pensando di ricorrere ai voli charter. «Abbiamo una grande sfida davanti, per questo dobbiamo aumentare le risorse: dovremo usare più aerei charter appositamente noleggiati e ci vorranno diversi anni», ha detto il ministro prima di aggiungere che d’ora in poi Stoccolma rafforzerà i presidi delle forze di sicurezza alle frontiere.

La Svezia non è la sola ad aver scelto la linea dura nella penisola scandinava: c’è anche la Finlandia. Paivi Nerg, direttore amministrativo del ministero dell’Interno, ha annunciato che Helsinki espellerà 20mila dei 32mila profughi richiedenti asilo nel 2015.
Poi c’è l’Unione europea. Perché se con una mano i singoli Stati tolgono, con l’altra la presidenza di turno dell’Ue – olandese – si prepara a favorire l’ingresso di nuovi profughi in Europa. In gestazione, infatti, c’è un piano destinato a entrare in vigore in primavera al termine del quale i singoli Paesi Ue potrebbero essere costretti ad accollarsi fino a 250mila rifugiati che adesso si trovano in Turchia.

Tutto ruota intorno ai migranti – più di 850mila solo nel 2015 – che hanno invaso le isole della Grecia provenienti dalla Turchia. Lo scorso anno, ha ricordato Diede- rik Samsom, leader del partito laburista olandese, «il mar Egeo è diventato una fossa comune: sono morte 3.700 persone». Ieri c’è stato un nuovo naufragio che ha provocato 24 vittime (18 bambini). Così la presidenza olandese, nella persona del premier Mark Rutte (popolare), sta lavorando a uno scambio con Ankara: i migranti arrivati in Grecia sarebbero rispediti in Turchia a bordo dei traghetti, in cambio l’Ue si sarebbe offerta di accogliere fino a 250mila profughi che si trovano in Turchia.

In Italia la decisione della Svezia di procedere con la espulsioni di massa scatena la reazione del centrodestra. «Se un governo di sinistra come la Svezia rimanda a casa 80mila clandestini allora la convenzione di Schengen è morta», dice Matteo Salvini, leader della Lega, dopo l’incontro con Marine Le Pen, a Milano. Il ragionamento è semplice: «Se tutti controllano i confini e noi siamo gli unici a non farlo, chissà dove andranno a finire tutte le persone?». Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, di Forza Italia, rincara la dose: «Mentre gli altri Stati si sono svegliati e hanno iniziato con i rimpatri e il blocco delle frontiere, noi siamo gli unici a continuare con una politica criminale che porta solo clandestini in Italia».

Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Toti, presidente della Liguria e consigliere di Silvio Berlusconi: «Cosa aspetta l’Italia a muoversi? Servono respingimenti e rimpatri. Sennò finiremo invasi e soli in Europa».I numeri dicono che l’Italia, quanto a rimpatri, segna il passo. Lo scorso 29 ottobre, ascoltato dalla commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza e di identificazione, il prefetto Giovanni Pinto, della direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere del Viminale, ha certificato il fallimento sul fronte delle espulsioni effettive.

Nei primi dieci mesi del 2015, infatti, «gli espulsi con accompagnamento alla frontiera» sono stati «2.048 . Gli espulsi su conforme provvedimento dell’autorità giudiziaria», invece, sono stati «1.014». Una goccia nel mare, se si pensa che al 25 ottobre 2015 «gli stranieri rintracciati in posizione irregolare» sono stati «26.085». Di questi, al 31 dicembre 2015 erano stati raggiunti, a vario titolo, da un provvedimento di espulsione, 15.979 irregolari.

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