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Milano, aggredì il capotreno con col machete “Condannate i latinos a quattordici anni”

133849250-87c25515-c586-44d6-bc29-488de6346edaDa 8 a 14 anni di carcere. È la richiesta che il pm Lucia Minutella ha presentato contro i sei sudamericani legati alla gang Ms13 che l’11 giugno scorso hanno aggredito con un machete due ferrovieri colpevoli di avergli chiesto il biglietto nella stazione di Villapizzone. Ad avere la peggio fu Carlo Di Napoli, il capotreno a cui il colpo recise quasi completamente l’avambraccio. Dalle indagini è emerso che a ferirlo è stato Josè Ernesto Rosa Martinez, accusato di tentato omicidio e destinatario della richiesta più pesante: 14 anni.

L’accusa è in concorso con Jackson Lopez Trevino (12 anni e 8 mesi), Ernesto Garcia Rojas (11 anni e 4 mesi), Andres Lopez Barraza (10 anni e 8 mesi), Kevin Jeovanni Vasquez Majano (10 anni e 8 mesi), Henry Alexander Cortez Gonzalez (8 anni e le attenuanti generiche). Tutti hanno negato di aver partecipato all’aggressione col machete, sottolineando che erano molto ubriachi e di non ricordare quasi nulla di quanto accaduto quella sera. Prima di salire sul treno, infatti, hanno trascorso molte ore in un parco a bere vodka e fare festa assieme ad altri sudamericani.

Non sanno, forse, che l’alterazione dovuta a droga o alcol è un aggravante giuridica, non una giustificazione.«Il capotreno mi ha dato un calcetto alla gamba ed io ho reagito verbalmente dicendogli che mi doveva chiedere scusa e mi dispiace per questa mia reazione», ha dichiarato Garcia Rojas. Ai giudici ha aggiunto di aver solo assistito al ferimento dalla banchina e di non aver in alcun modo partecipato fisicamente all’azione. Cortez Gonzales ha rilasciato dichiarazioni spontanee dello stesso tenore degli altri imputati. L’udienza è avvenuta a porte chiuse, la prossima è già stata fissata al 29 gennaio.

Quattordici anni di reclusione. Questa la pena chiesta dal pm Lucia Minutella per Josè Ernesto Rosa Martinez, il salvadoregno che lo scorso 11 giugno colpì con un machete il capotreno Carlo Di Napoli, che rischiò per questo di perdere un braccio. Le pene per gli altri cinque giovani sudamericani imputati  – che ebbero un ruolo attivo nell’aggressione, avvenuta alla stazione di Villapizzone alla periferia di Milano – vanno da 8 anni a 12 anni e otto mesi. Per tutti e sei – che gli investigatori ritengono far parte di una banda di latinos tra le più feroci, la MS13 – l’accusa è di tentato omicidio e lesioni aggravate, in concorso fra loro. Oltre a Di Napoli, fu aggredito anche un altro ferroviere, Riccardo Magagnin.

Prima che il pubblico ministero formulasse le richieste di pena, quattro dei sei imputati hanno fornito in aula la loro spiegazione dell’aggressione. “Il capotreno mi ha dato un calcetto alla gamba e io ho reagito verbalmente dicendogli che mi doveva chiedere scusa e mi dispiace per questa mia reazione”, ha sostenuto uno dei sudamericani, Garcia Rojas, rappresentato dal legale Robert Ranieli. Un altro degli imputati ha confermato il racconto di Rojas, nel tentativo di presentare l’aggressione come uno scontro “alla pari fra uomini”. Una tesi in netto contrasto con quanto emerso dalle indagini.

Di Napoli è assistito come parte civile dal legale Luca Ponzoni e presente anche in aula, rischiò di perdere un braccio. Magagnin, anche lui parte civile, è rappresentato dal legale Matteo Calori. I legali di Di Napoli hanno chiesto come provvisionale per il proprio assistito 100mila euro, quelli di Magagnin, 50mila. Parte civile, davanti al gup di Milano Alfonsa Ferraro, anche Trenord con l’avvocato Massimo Pellicciotta, che ha chiesto per la società una provvisionale di 20mila euro. La prossima udienza è stata già fissata per il 29 gennaio.

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One comment

  1. Auguri al Sig. Di Napoli, perché la sua fisioterapia sarà molto lunga.
    Non vorrei che qualche giudice “buonista” concedesse arresti domiciliari perché non c’è pericolo di reiterazione del reato!

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