Milano, Auto crivellata di colpi dopo un lungo inseguimento, si indaga sul traffico di droga

L’inseguimento iniziato per le vie di Canegrate, nel Milanese, si è concluso con una sparatoria nella quale sono rimasti uccisi due fratelli albanesi. Un regolamento di conti, forse, legato al mondo della droga: questa l’ipotesi più probabile. I primi ad accorrere sono stati gli uomini del 118. Si tratta di due fratelli di origine albanese, Agron Lleshaj di ventisette anni e Alban Lleshaj di ventiquattro, residenti a Parabiago (Milano). Ma potrei essere smentito e scoprire, al termine dell’identificazione dei due cadaveri, che abitavano davanti a casa mia.

L’auto che schizza a tutta velocità su via Firenze, i proiettili, l’impatto della Polo contro le auto in sosta non hanno lasciato indifferenti i cittadini della cittadina a 25 chilometri da Milano. Tra i residenti del quartiere non c’è paura anche se qualcuno indica il parchetto della vicina di via Redipuglia (nei pressi di una scuola elementare) come luogo di spaccio. Poco prima della mezzanotte, sul posto è arrivato anche il pubblico ministero Luca Pisciotta della procura di Busto Arsizio che coordina le indagini. “Sono certo che uno dei due era ancora vivo dopo i colpi di pistola”, racconta un pensionato che abita nel palazzo sotto il quale è avvenuta la tragedia. Sono sceso subito e ho visto un’auto crivellata di colpi, ribaltata dalla parte delle portiere. Dentro, alla guida del mezzo c’era una persona morta, mentre fuori, appena sotto la macchina, un altro uomo giaceva esanime.

I fratelli Lleshaj conoscevano bene il gioco. Il loro nome è noto agli investigatori dell’antidroga, avevano molti precedenti per traffico di stupefacenti e di sicuro non erano semplici pusher. La conferma definitiva è scritta nella modalità dell’agguato che li ha uccisi giovedì sera in via Ancona, a Canegrate (Mi), in una strada anonima di un paesino silenzioso dove i colpi di pistola hanno risuonato fortissimo. Almeno 8 proiettili – secondo i primi accertamenti dei carabinieri – sono stati esplosi da un’auto contro la Polo grigia scura su cui viaggivano il 27enne Agron Lleshaj e il 24enne Alban Lleshaj. «Pensavamo fossero petardi» ha detto uno degli inquilini di un palazzo di fronte al punto dell’agguato.

«Stavo vedendo la tv, sono sceso subito e ho visto un’auto crivellata di colpi, ribaltata dalla parte delle portiere. Uno dei due era fuori dall’abitacolo, praticamente sotto la macchina, spuntava solo la testa. Il secondo era ancora vivo, chiedeva aiuto e cercava di uscire, ma inutilmente». Non c’è stato nulla da fare per i due. È probabile che abbiano capito di essere sotto tiro già qualche strada prima di ribaltarsi, i bossoli trovati a 400 metri dal punto dello schianto lasciano immaginare che l’inseguimento sia durato alcuni minuti e che l’alta velocità deve aver fatto perdere aderenza alla vettura facendola finire contro due auto parcheggiate davanti a una palazzina.

Chi ha sparato non voleva spaventare, sembra evidente ai carabinieri del nucleo investigativo di Monza che ora stanno raccogliendo tutto il materiale possibile per individuare l’auto degli aggressori. Altrettanto chiaro lo scenario dell’agguato: il traffico di droga. Se si tratti di gestione o rivalità è ancora presto per capirlo. Il timore mal celato degli investigatori è che possa
esserci una risposta altrettanto violenta prima che loro possano capire la direzione in cui cercare. Il primo passo è scoprire il mercato gestito dai fratelli Lleshaj: se fosse eroina e marijuana è possibile che chi ha sparato provenga proprio dall’Albania; se trattavano cocaina bisogna tenere in considerazione l’ipotesi ‘ndrangheta. «È chiaro che nessuna pista può essere ancora esclusa», precisano i carabinieri anche se in questa occasione sembra una formula standard recitata per abitudine.

«Una scena da Chicago degli anni ’30: questo è ormai lo scenario della Lombardia, schiacciata da un’immigrazione senza freno appoggiata da Renzi e Alfano – ha commentato Riccardo De Corato (Fratelli d’Italia) – Gli albane- siformano la seconda comunità di stranieri più numerosa in Lombardia dopo quella rumena (dati Istat), e sono in aumento: nel 2010 erano 95.716, mentre nel 2015 sono saliti a 103.223. Certo non tutta la comunità è colpevole, ma va detto che sono le bande albanesi che gestiscono gran parte della criminalità predatoria nella nostra regione. Le sparatorie sono frequenti: ricordiamo solo alcuni mesi fa, a giungo, un regolamento di conti tra albanesi tra Nova Milanese e Paderno Dugnano, finito con un giovane ricoverato con un polmone perforato da un proiettile».

Sconvolti i residenti della palazzina sotto la quale l’auto dei due giovani si è ribaltata, crivellata di colpi «ho sentito un botto tremendo e mi sono affacciato – racconta un uomo – e ho visto l’auto di mia madre spostata in mezzo alla strada». Pensando che qualcuno la stesse rubando, l’uomo è sceso in strada «ho visto una macchina su un fianco, un giovane gridava chiedendo aiuto, mi sembra avesse un foro di proiettile sul collo ma poi si è accasciato – prosegue – poi con altri vicini abbiamo tentato di sollevare la macchina perché un secondo giovane era schiacciato sotto, ma non ci siamo riusciti».

«In Lombardia i residenti sono ormai atterriti per quello che succede nelle città e sulle strade, quella di ieri notte è stata una scena da Chicago degli anni ’30». Lo dichiara Riccardo De Corato, ex vicesindaco e capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale in Regione Lombardia. «Questo è ormai lo scenario della Lombardia, schiacciata da un’immigrazione senza freno appoggiata da Renzi e Alfano», afferma De Corato.

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