Milano shock, Orrore per una studentessa 15enne picchiata e violentata in treno: “Lo avevo rifiutato su Facebook”

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E rimasta quasi un giorno intero in silenzio. Chiusa nel suo dolore, nell’orrore, nella paura. Bloccata, muta. Per il desiderio di dimenticare tutto. E per vergogna e l’umiliazione che una donna pur non volendo sente dopo aver subito una violenza e che si moltiplica quando hai appena 15 anni. È stata zitta nonostante la costola rotta, il trauma cranico, i lividi su tutto il corpo. Poi a scuola è esplosa e ha raccontato tutto. Ha raccontato che il pomeriggio precedente, come ogni giorno, dopo il liceo era andata alla stazione milanese di Porta Genova per prendere il treno verso casa, sulla tratta Milano- Mortara. Tutto normale, a parte la strana sensazione di essere seguita. Aveva poi incontrato un’amica e con lei aveva fatto una parte di viaggio.

Ad Abbiategrasso l’amica è scesa, lei è rimasta sola. E la realtà è improvvisamente diventata un incubo. Due persone sui 25 anni, secondo lei di origine nordafricana, sono entrate nello scomparti mento vuoto e hanno iniziato a insultarla e molestarla, toccandola insistentemente nelle parti intime. La ragazza ha urlato, ha chiesto aiuto, ma nessuno l’ha sentita. Alla sua reazione i due l’hanno presa a calci e pugni. Poco dopo il treno si è fermato alla stazione di Vigevano. Lei è riuscita a scappare via, gli aggressori si sono dileguati.

Avrebbe potuto andare subito alla polizia, ma non ha avuto la forza. Ha raggiunto la madre in ufficio, poi a casa, cena e letto, come se nulla fosse. Questo ha raccontato a due compagne di scuola, dopo aver accusato un malore, con vomito e capogiri. Loro l’hanno convinta a parlare. La ragazza è stata portata alla clinica per minorenni De Marchi e in serata è stata avvertita la polizia, che ora indaga sull’episodio dando la caccia ai due aggressori. Lei è certa di averne riconosciuto uno, con cui avrebbe avuto contatti su un social network.
LE REAZIONI Un episodio che ha suscitato polemiche e reazioni. Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini che, mettendo in un unico calderone gli aggressori del treno e un gruppo di migranti che ieri ha bloccato la stazione di Mortara per protestare contro l’asilo respinto, ha scritto: «Basta, ci vogliono le maniere forti con questi balordi! Per quelli che bloccano i treni, un barcone e tutti a casa. Per quelli che violentano, una pillola, zac e non lo fanno più!». L’aggressione è diventata subito un pretesto per attaccare la politica del governo sull’immigrazione: «Ecco cosa si ottiene a fare i buonisti e ad accogliere i migranti», ha commentato Daniela Santanché, Forza Italia. Il deputato del Carroccio e segretario della Lega Lombarda, Paolo Grimoldi, pone invece l’accento su un’altra questione: «La Regione Lombardia, a sue spese, sta pagando un servizio di vigilanza privata sui treni e nelle stazioni, ma serve di più. Qui non passa settimana senza che su qualche tratta non si registri un episodio di violenza: per evitarlo serve l’esercito. I ministri Minniti e Pinotti si attivino».

“Un gruppo di clandestini ha bloccato oggi per protesta la stazione di Mortara (Pavia), causando disagi a centinaia di persone – è il commento di Matteo Salvini, leader della Lega Nord – Due nordafricani avrebbero invece picchiato e molestato giovedì una ragazza italiana di 15 anni sul treno per Vigevano (Pavia)”. Infatti solo quando è arrivata a scuola ed è stata presa da conati di vomito, si è riuscita a confidare con due amiche alle quali ha mostrato anche i lividi lasciati sul corpo dall’aggressione. Poi, come se non bastasse, la 15enne è stata stuprata dagli orchi. L’incubo è iniziato quando quest’ultima è scesa alla stazione di Abbiategrasso, lasciando da sola la 15enne. La ragazza ha raccontato di aver chiesto aiuto senza pero’ ottenere risposta. Tornata a casa la liceale non ha avuto il coraggio di raccontare subito cosa le fosse accaduto. Mai visti, a suo dire. Nonostante l’attacco, i due uomini non hanno rubato nulla dallo zaino e dal portafoglio della studentessa. La minorenne ora si trova ricoverata con contusioni multiple a una costola e la polizia sta indagando sull’episodio, in modo da risalire ai colpevoli. Ha una prognosi di trenta giorni.

Aggredita, insultata e picchiata brutalmente sul vagone di un treno noto tra i pendolari come “il far west”. «Ho provato a gridare, a chiedere aiuto, ma nessuno mi sentiva», racconta la ragazzina. Ha sedici anni, studia in un liceo artistico a Milano, giovedì pomeriggio stava tornando a casa a Vigevano quando, nel vagone vuoto, due uomini le sono piombati addosso. Uno lo conosceva di vista: viaggiavano sempre sulla stessa tratta, lui le ha chiesto l’amicizia su Facebook, insisteva per incontrarla. Ma quando l’ha avvicinata, tre giorni fa, le intenzioni erano tutt’altro che amichevoli. I due l’hanno palpeggiata, presa a schiaffi e a pugni. Ora è ricoverata in un letto della clinica De Marchi, ha un trauma cranico, contusioni multiple e una costola rotta: resterà in ospedale fino alla prossima settimana, la prognosi è di un mese. Ma per le ferite dell’anima, dicono i medici del Soccorso violenza sessuale e domestica della Mangiagalli che si stanno prendendo cura di lei, ci vorrà molto più tempo.

La studentessa ha fatto fatica a raccontare della violenza subita. Non ha detto nulla ai genitori, ha sofferto in silenzio per tutta la notte e venerdì mattina è andata a scuola come se niente fosse. Ma si è sentita male: conati di vomito, la testa che gira, fitte alle costole che tolgono il fiato. Si sfoga con le compagne e sono loro a lanciare l’allarme. La ragazzina viene portata al centro per le vittime di violenza sessuale – dove operano medici, psicologi e viene fornita una prima assistenza legale – la prognosi superiore a venti giorni fa scattare una denuncia d’ufficio. Ed è così che, alle nove di sera di venerdì, arrivano gli agenti delle Volanti con i quali ripercorre il tormento subito. «Ho preso il treno delle 14,42 con una mia compagna, che è scesa ad Abbiategrasso. Dopo, quando sono rimasta sola, nell’ultima carrozza, ho subito l’aggressione», riferisce. Viene palpeggiata e poi picchiata, ha lividi su tutto il corpo, l’undicesima costola rotta e un trauma cranico.

La studentessa fornisce un ritratto dei due: venticinque anni, origini maghrebine, jeans e felpa con il cappuccio. Nell’audizione protetta dice anche che con uno ha avuto contatti su un social network, che lui insisteva per incontrarla e a ogni suo rifiuto si faceva sempre più pressante. «Quando sono uscita da scuola ho avuto la sensazione di assere seguita», afferma. La polizia sta analizzando i filmati delle stazioni di Milano, Vigevano e Mortara, per ricostruire i loro movimenti. Di certo si sa che la violenza è avvenuta in nove minuti, tanto impiega il treno a percorrere il tragitto tra Abbiategrasso (dove si è fermato alle 15,04) e Vigevano (15,13). In quell’arco di tempo i palpeggiamenti, le botte, le grida di aiuto che nessuno sente. Il vagone è vuoto, dice la ragazza, e gli assalitori possono entrare in azione. Alla stazione di Vigevano la sedicenne riesce a divincolarsi e scende dal treno. Va dalla madre in ufficio, ma tiene il tormento tutto per sé. Solo il giorno dopo, al Soccorso violenza sessuale, trova il coraggio di raccontare tutto.

La polizia è sulle tracce dei due nordafricani, la polemica politica divampa. Il primo ad attaccare è il leder della lega Matteo Salvini: «Basta, ci vogliono le maniere forti con questi balordi! Per quelli che bloccano i treni, un barcone e tutti a casa. Per quelli che violentano, una pillola, zac e non fanno più!», scrive nel suo post. Una proposta subito raccolta dal capogruppo del Carrocio al Senato, Gian Marco Centinaio: «Si calendarizzi immediatamente la nostra proposta di legge sulla castrazione chimica – afferma – E’ ora di finirla! Non passa una settimana senza essere costretti ad assistere impotenti ad episodi di violenza, stupri e abusi su donne e minori. Chi commette simili crimini deve sapere che se lo ricorderà per sempre. Basta difendere le donne con inutili parole e campagne d’informazione demagogiche, serve urgentemente una tutela concreta. Per questo combatteremo fino a che la castrazione chimica non diventerà legge».

Mentre il segretario del Pd Lombardo Alessandro punta il dito contro le «strumentalizzazioni del centrodestra. Più in generale vorremmo capire da Maroni e Sorte a che punto è il piano straordinario della sicurezza a bordo dei treni e nelle stazioni annunciato in pompa magna a ottobre». La Milano-Mortara è una delle linee a maggior tasso di pericolosità. I controllori hanno paura, i viaggiatori si rintanano tutti insieme nella prima carrozza perché l’ultima è territorio degli spacciatori. Di notte spadroneggiano le bande di latinos, prima delle sette del mattino – quando non sono ancora attive le ronde degli agenti della Polfer – i vagoni vengono periodicamente devastati dai gruppi di ragazzi che escono dagli after hours. «Ma avete mai fatto quella tratta? E’ una m..da! Da molti anni. Era solo una questione di tempo, uno schifo!», scrive Ira sulla pagiona di Vigevano.city. Il consiflio di Marco Morino, viaggiatore abituale: «Ragazze, cercate sempre di stare in vagoni davanti, dove magari c’è qualche uomo con una faccia buona».

Tornava a casa da sola come tutti i giorni, dopo la lezione in liceo artistico di Milano. Il treno quello di sempre. Quello delle 14 e 42 da Porta Genova a Vigevano. Trentun minuti di viaggio, senza ritardi. I peggiori trentun minuti della vita di questa sedicenne ricoverata alla clinica Mangiagalli con una prognosi di 30 giorni e una violenza sessuale che sarà difficile dimenticare. Ad averla palpeggiata pesantemente anche nelle parti intime e poi percossa, due giovani nordafricani di circa 25 anni. Almeno uno dei 2 lo conosceva di vista. Forse prendeva lo stesso treno. Di sicuro c’erano stati contatti su Facebook pochi giorni prima della violenza. Lei sospetta pure che la seguisse dall’uscita da scuola. Alla polizia non serve molto per identificarlo. Quello che è successo lo fa mettere a verbale la ragazza: «Gridavo e gridavo ma nessuno mi ha sentito. In quella carrozza, l’ultima del treno, c’eravamo solo io e loro».
La linea da Porta Genova a Mortara è quella che è. Affollata di pendolari nell’ora di punta. Di spacciatori la notte. Di prostitute nigeriane che vanno e vengono da Milano dove lavorano a qualunque ora. Ma alle 2 del pomeriggio dovrebbe essere una linea tranquilla, pochi passeggeri, qualche studente che torna a casa. La Polfer e la polizia di Milano stanno visionando le riprese delle telecamere nelle stazioni per vedere se c’è traccia di quei 2 nordafricani che non si sa nemmeno dove siano scesi. Se a Vigevano dove abita la ragazza e dove alla fine lei è riuscita a divincolarsi scappando dal treno e correndo in stazione. O a Mortara al capolinea ma è più improbabile.
L’aggressione è avvenuta giovedì pomeriggio. Stesso treno e stesso orario di ogni giorno. La sedicenne era sola, i libri in uno zainetto. A Porta Genova sale anche una sua amica ma scende alla fermata di Abbiategrasso alle 15 e 04. Ci vogliono appena 9 minuti per arrivare a Vigevano. I 9 minuti in cui avviene tutto. La carrozza è semivuota. Gli unici passeggeri sono i due nordafricani. Uno dei due pochi giorni fa le aveva chiesto l’amicizia su Facebook. Lei si era rifiutata. Forse prendevano lo stesso treno. Quando lui la riconosce si avvicina. Non si sa cosa abbia fatto scattare la molla. Uno dei due allunga le mani seguito dall’altro. Le palpano il seno, le infilano le mani tra le gambe, cercano di baciarla. Lei urla, si dimena, cerca di divincolarsi ma loro due sono più forti. Sono calci pugni e spintoni. Il rumore dei binari sovrasta le sue grida e poi chi può sentirla nell’altro vagone. Anche il capotreno in un altro vagone – assicura Trenord – non si accorge di nulla.
A Vigevano la sua fermata riesce a divincolarsi e a scappare. Che fine abbiano fatto i due nordafricani non si sa. La sedicenne è sotto shock. Non va alla polizia. Non si ferma in stazione. È facile che i due siano scesi con lei a Vigevano. Lei corre a casa dalla madre. Non racconta niente ai genitori. Sembra che non si confidi nemmeno con gli amici. Si fa vincere dalla vergogna o cerca di dimenticare. Ma le botte sono state tante, davvero troppe. La ragazza il mattino dopo prende nuovamente il treno. Da Vigevano a Milano Porta Genova e poi a scuola.
Venerdì mattina in classe la liceale si sente male. Ha la nausea e un forte mal di testa. I sintomi tipici di un pestaggio. L’insegnante se ne accorge. La ragazza finisce in ospedale accompagnata dalle compagne di classe. Alla clinica Mangiagalli inizialmente. La prognosi per il trauma cranico e la rottura di alcune costole è di oltre i venti giorni. La denuncia diventa obbligatoria. Davanti ai medici lei inizia a raccontare quello che le è successo come in un film: il treno preso alla stessa ora, l’amica che se ne va, la carrozza vuota, i due nordafricani, quello che voleva conoscerla su Facebook, la violenza subita.
Alla clinica Mangiagalli la liceale viene visitata dai sanitari. Dopo il suo racconto viene accompagnata dagli psicologi dello SVSed il Soccorso violenza sessuale e domestica. Poi viene portata alla clinica De Marchi dove i poliziotti aprono il verbale che inizia con quella amicizia nata su Facebook. Trovarli non sarà difficile. Agli investigatori il compito di verificare e ricostruire tutto quello che è successo. Ai politici tocca la polemica di sempre. Il Pd chiede conto al Governatore lombardo Roberto Maroni del piano sicurezza treni. Daniela Santanchè di Forza Italia dice che «siamo schiavi dei nordafricani». E Matteo Salvini ha la ricetta di sempre: «Per quelli che violentano basta una pillola, “zac” e non lo fanno più».

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