Laciato il satellite ExoMars, segnale della sonda acquisito dalla base ASI di Malindi: la sonda vola verso Marte

lander Edm (Entry, Descent and Landing De- monstrator), il veicolo sta viaggiando verso Marte con il razzo Proton e che dovrà posarsi con un atterraggio controllato sul Pianeta Rosso (entrerà nell’atmosfera a 21.000 km orari e userà paracaduti e razzi per frenare fino a meno di 15 km all’ora prima di atterrare meno di otto minuti più tardi), è stato dedicato a Giovanni Schiaparelli, l’astronomo italiano che nel XIX secolo ha realizzato una mappa delle caratteristiche della superficie di Marte. Schiaparelli, nato a Savigliano (Cuneo) il 14 marzo 1835 e morto a Milano il4 luglio 1910,hade- dicato molto tempo della sua carriera a catalogare e nominare le caratteristiche della superficie di Marte.

Durante la “Grande Opposizione” del 1877, quando Marte era relativamente vicino alla Terra, egli osservò il pianeta ad occhio nudo attraverso un telescopio e disegnò una rete di percorsi lineari che aveva visto tracciati sulla superficie. Assunse che questi fossero dei canali naturali pieni di acqua ed utilizzò la parola italiana equivalente: «canali». Termine che è stato spesso tradotto in inglese con la parola “canals”, portando a notevoli speculazioni sul fatto che una rete artificiale di corsi d’acqua fosse stata scavata su Marte da una civiltà intelligente, magari per fini di irrigazione.

Quando ieri mattina – alle 10.31 italiane, nella base russa di Baikonur, nel Kazakistan – si sono accesi i motori del razzo Proton ed è ufficialmente iniziata la missione ExoMars,a decollare verso Marte per cercare forme di vita siamo stati un po’ tutti noi. Con idee, competenze, soldi e orgoglio. Già, perché questo progetto organizzato dalle agenzie spaziali di Europa (Esa) e Russia (Roscosmos) ha molto di Italia: l’Agenzia spaziale italiana (Asi) è il principale finanziatore della missione con 350 milioni di euro (il 32% del valore complessivo di 1,3 miliardi per entrambe le fasi); a Finmeccanica e Thales Alenia Space Italia (Thales-Finmecca-nica) sono state affidate la leadership delle missioni e la responsabilità complessiva di tutti gli elementi; l’Istituto nazionale di astrofisica ( I n a f ) , l’Università diPa-dova e l’Istituto nazionale di fisica nucleare (In-fn) hanno fornito il contributo scientifico. Non male e Renzi, ovviamente, è subito salito sull’astronave dei vincitori con un Tweet: «Exo-Mars è l’Europa che ci piace. È l’Italia di cui siamo orgogliosi@ asi-spazio@finmeccanicait».

E allora via, tutti insieme verso Marte – a dodici anni dalll’ultimo lancio europeo, quello di Mars Express – per la prima fase della missione (la seconda è prevista nel 2018 e dovrà portare sulla superficie marziana un rover equipaggiato con un trapano che perforerà il suolo fino a due metri di profondità), che consiste nella ricerca di tracce della presenza di vita presente o passata, come il metano. Il Proton sta trasportando la sonda Tgo (Trace Gas Orbiter), che consentirà le comunicazioni con la Terra e resterà nell’orbita di Marte per sette anni, e il lander Edm (Entry, Descent and Landing Demonstrator), il veicolo dedicato all’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli, che dovrà dimostrare la capacità dell’Europa di posarsi sul suolo del Pianeta Rosso. Il viaggio durerà circa sette mesi e l’arrivo nell’orbita di Marte è previsto per il prossimo 16 ottobre, quando il modulo Schiaparelli si sgancerà per scendere sul pianeta, il 19 ottobre.

«Un lancio perfetto, un momento storico, una tappa fondamentale»: il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Roberto Battiston, è entusiasta. «Comincia una serie di missioni che porteranno l’Europa a rispondere a una domanda cruciale: siamo soli in questo grandissimo universo, o nel pianeta dove stiamo andando esistono forme di vita?».  Che non devono per forza essere i marziani verdi e con le antenne che ci siamo sempre immaginati da piccoli, ma potrebbero essere anche solo minuscoli batteri.

Qualunque sia il risultato, comunque, tutto sarà targato Italia. «ExoMars è un programma che coinvolge tutti i siti italiani di Thales Alenia Space per specifiche competenze e peculiarità – spiega Tamministratore delegato Donato Amoroso – Ben 200, tra ingegneri e tecnici specializzati sono stati costantemente impegnati e lo saranno ancora, a portare avanti sfide all’avan- guardiacome queste. Sono stati fatti grandi sforzi anche in termini di nuovi sviluppi tecnologici, come per la scelta dei materiali più adatti per la capsula che deve entrare nell’atmosfera marziana e resistere a condizioni così estreme, oppure nello sviluppo del software per il sistema di navigazione, controllo e landing del modulo di entrata e discesa su Marte.

Insomma, tutte tecnologie di altissima avanguardia messe a disposizione per permettere all’Italia, e quindi all’Europa, di “sbarcare” su Marte e studiarne la superficie
e l’atmosfera». Non solo. «Dai nostri laboratori provengono molte delle tecnologie usate nel programma – precisa invece Mauro Moretti, amministratore delegato e direttore generale di Finmecca- nica-comela sofisticatissima trivella che partirà nel 2018 per scavare con la sua punta di diamante il suolo marziano alla ricerca di acqua e di tracce di vita». E allora non ci resta che aspettare. Sentendoci, una volta tanto, in prima linea nel mondo. Anzi, nell’Universo.

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