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Donna più pesante del mondo è morta: pesava 500 kg

Eman Ahmed Abd El Aty, 37 anni, meglio nota come la donna più grassa del mondo, alla fine si è arresa. La donna è deceduta nelle scorse ore, in un ospedale di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, dove era in cura per problemi cardiaci e insufficienza renale. La donna era arrivata a pesare ben 500 kg, ma dopo essere entrata nel Guinness dei Primati per le sue “misure” da record, era stata operata a febbraio presso la clinica Saifee di Mumbai, specializzata in interventi di questo tipo.

I progressi di Eman Ahmed Abd El Aty avevano stupito i più scettici: dopo l’operazione, la donna aveva recuperato rapidamente parte della propria mobilità anche se doveva muoversi sulla sedia a rotelle. In un comunicato il chirurgo bariatrico Muffazal Lakdawala aveva spiegato che la donna ha continuato “rapidamente” a perdere peso dopo l’operazione, precisando però che, a causa dell’ictus che l’ha colpita in tenera età, ha un parte del corpo paralizzata. Inoltre, veniva sottolineato dal personale interno all’ospedale: “Oggi è una donna più felice”. In tanti, dunque, erano convinti che Eman Ahmed Abd El Aty, la quale ha perso rapidamente oltre tre quintali, potesse riprendere una parvenza di vita normale e la notizia è una doccia fredda.

I rischi dell’obesità.

Le patologie connesse all’obesità sono numerose: apnea notturna, asma, patologie cardiocircolatorie che possono portare all’infarto, cancro, patologie epatiche, sterilità, diabete, artrite, ipertensione. In Italia l’80% dei casi i diabete, il 55% dei casi di ipertensione e il 35% dei casi di cardiopatia ischemica e tumori sono da ricondurre a obesità e sovrappeso. Inoltre, secondo i dati della Società italiana di chirurgia dell’obesità ogni anno nel nostro Paese 57mila persone muoiono per patologie collegate all’eccesso di peso. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, tra le più grandi sfide per la salute pubblica del XXI secolo c’è proprio l’obesità. Per questo Herman Toplak, presidente dell’Easo, dichiara: “È fondamentale rendersi parte attiva nel sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione e dell’adozione di stili di vita sani, così come ci suggerisce il motto dell’Eod17: combattiamo l’obesità insieme”.

Secondo l’European association for the study of obesity, per valutare realmente se si è obesi o in semplice sovrappeso è sufficiente considerare alcuni dati. In primo luogo, c’è l’indice di massa corporea, che si ottiene dividendo il peso espresso in kg per il quadrato dell’altezza, espressa in metri. Se il Bmi (abbreviazione di Body mass index) supera il valore 25, si è in sovrappeso. Se supera 30, si è obesi. Inoltre, un altro elemento determinante a stabilire la condizione di obesità o sovrappeso è la misurazione del girovita. Nell’uomo non deve superare i 102 cm, nella donna gli 88 cm.

CHE COS’È L’OBESITÀ?

L’obesità è una malattia che comincia quasi sempre a causa di uno squilibrio tra introito calorico e spesa energetica, con conseguente accumulo dell’eccesso di calorie in forma di trigliceridi nelle cellule adipose e anche nelle cellule di altri tessuti (fegato, muscolo scheletrico, ecc). Si tratta di una patologia eterogenea e multifattoriale al cui sviluppo concorrono fattori ambientali, genetici (geni che si sono evoluti in ere di scarsità di cibo), comportamentali e psicologici.
La comunità scientifica riconosce l’obesità come malattia poiché sono presenti tre aspetti:
danno sofferenza H difficoltà nelle
organico psicologica relazioni sociali
e ne individua l’eziologia multifattoriale data dall’interazione di:
fattori generici
fattori ambientali e culturali
fattori
fattori
comportamentali
psicologici

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