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Movimento 5 Stelle, posso darti un consiglio?

Rinunciare al finanziamento pubblico, eufemisticamente chiamato “rimborso elettorale”, è uno dei capisaldi del programma del Movimento 5 Stelle. In un post del 27 marzo del 2010, Beppe Grillo sottolinea e spiega una volta per tutte le ragioni di questa coraggiosissima scelta:

“I soldi trasformano la politica in una montagna di merda. Il MoVimento 5 Stelle rifiuta ogni contributo elettorale in caso di elezioni. I soldi devono rimanere alla comunità. […] Se il MoVimento avrà bisogno di finanziare delle iniziative nelle singole Regioni li chiederà ai cittadini attraverso la Rete. Il costo della politica è un’invenzione linguistica dei politicanti per diventare ricchi, o almeno benestanti, con le risorse dello Stato. Io non conosco un solo politico povero. Le elezioni sono diventate un “Gratta e vinci“, una lotteria di Stato, un’assicurazione per la vita dei partiti. Il tesoriere di un partito è spesso più importante dello stesso segretario. Lo Statuto del MoVimento non prevede un tesoriere. Il MoVimento è “altro“, non vogliamo i soldi delle tasse degli operai, degli impiegati, dei pensionati, delle piccole imprese per finanziare i costi della politica”.

Altro che antipolitica. Il Movimento 5 Stelle e i partiti tradizionali stanno, sotto il profilo etico, su due pianeti diversi. Il primo rinuncia in toto al finanziamento pubblico. I secondi, ogni anno, si pappano quasi 200 milioni di euro e non hanno alcuna reale intenzione di mollare un po’ dell’osso.

Personalmente, non sono del tutto contrario al fatto che lo Stato finanzi i partiti. Però, visto che gli stessi partiti spendono solo una minima parte per ragioni prettamente politiche, mentre il resto viene rubato o usato per speculazioni finanziarie e immobiliari, direi che un taglio del 90% dei contributi sarebbe una parziale soluzione allo spreco di denaro pubblico. Preciso: il taglio potrebbe essere anche maggiore, visto che il 5 Stelle ha ampiamente dimostrato come con poche centinaia di euro si possa affrontare – e vincere – una campagna per elezioni amministrative.

Grazie alle elezioni di consiglieri regionali in Emilia Romagna e in Piemonte, il Movimento – se non erro – avrebbe  avuto diritto a un paio di milioni di euro. Soldi che, coerentemente con quanto sostenuto da Beppe Grillo, sono invece rimasti nelle casse dello Stato. Non sono d’accordo: e sapete perché? Il Movimento avrebbe benissimo potuto accettare la somma spettante. Ma, a differenza di quanto fanno gli altri partiti (che rubano o speculano), avrebbe potuto dare vita a tante iniziative meritevoli. Penso al lavoro della comunità di Don Gallo, penso ai medici di Emergency e a tutti quegli che enti che fanno veramente del bene alla gente. I soldi potrebbero essere usati anche per borse di studio, per sostenere operai in difficoltà, ammalati che devono affrontare spese troppo elevate, ecc. ecc.

Se il denaro spettante quale “rimborso elettorale” venisse impiegato in questo modo, si configurerebbe il reato di “truffa ai danni dello Stato”? Non essendo un giurista, non saprei dirlo. Così come non so se Grillo ha già chiesto consulenza a qualche avvocato, il quale gli ha detto che tecnicamente sarebbe una truffa. Però so che redistribuire il denaro pubblico in questa maniera, sarebbe azione meritoria ed etica; nulla di paragonabile all’acquisto di lauree, benzina, ville, vacanze e oscenità varie. E poi, l’ha detto anche Beppe Grillo che “più soldi entrano nelle casse dello Stato, più i politici rubano”. Perché, dunque, lasciarli a loro?

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One comment

  1. Zoff Gentile Cabrini

    Tutto vero.

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