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Gabriella Cipolletti 20enne morta per emorragia durante aborto: indagini all’ospedale Cardarelli di Napoli

Sono emerse alcune criticità ed errori alla base della morte di parto, nei giorni scorsi, di tre donne negli Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale G. Fracastoro di San Bonifacio (Verona) e l’Ospedale San Bassiano di Bassano del Grappa. È il risultato di un’indagine condotta dalla task force istituita dal Ministero della Salute per verificare eventuali criticità di carattere organizzativo e clinico in caso di eventi avversi negli ospedali italiani. In tre ospedali su quattro sono emerse criticità e errori procedurali e di comunicazione. Sotto esame erano quattro episodi, di cui solo il caso del Sant’Anna di Torino «non sembra presentare elementi di inappropriatezza».

Ancora una giovane donna morta in ospedale, stiamo parlando nello specifico di Gabriella Cipolletta, una ragazza di soli venti anni recatasi in ospedale per praticare l’interruzione volontaria della gravidanza e morta in sala operatoria a causa di una emorragia.

Originaria di Mugnano, comune italiano appartenente alla città metropolitana di Napoli in Campania, la ragazza secondo le prime indiscrezioni si trovava all’undicesima settimana di gravidanza quando ha deciso di sottoporsi ad un aborto volontario presso l’ospedale Cardarelli di Napoli e, sempre secondo quanto trapelato dalle prime indiscrezioni, sembrerebbe che la ragazza avesse scoperto di essere in dolce attesa solamente da poco tempo, dopo aver iniziato una cura per un fungo della pelle.

A spingere Gabriella Cipolletta a praticare l’interruzione volontaria della gravidanza, sembrerebbe essere stata la paura di una possibile malformazione del feto, anche se al momento si tratterebbe di un particolare ancora da confermare. Sulla delicatissima questione si è espresso Franco Paradiso, direttore di presidio, il quale all’Ansa ha nello specifico dichiarato “Disporremo un’ inchiesta interna ma la rianimazione dell’Ospedale ha già chiesto l’esecuzione di un’autopsia per ricostruire l’accaduto. Abbiamo verificato che le procedure sono state eseguite correttamente, la paziente ha accusato un’emorragia e le è stata praticata una trasfusione con quattro sacche di plasma oltre ad una laparotomia esplorativa per accertare eventuali problemi determinati dall’intervento, ma non è emerso nulla. La giovane ha avuto uno shock ipovolemico ed è morta alle 15”.

La morte di Gabriella ha destato parecchia incredulità e sgomento e lo stesso Luigi Sarnataro, sindaco di Mugnano, ha voluto esprimere il suo pensiero e rivolgere le più sentite condoglianze alla famiglia della giovane donna scomparsa, e in una nota resa pubblica ha dichiarato: “È una tragedia che sconvolge tutta la comunità. A nome mio e di tutta l’amministrazione esprimo le mie più sentite condoglianze alla famiglia Cipolletta. Stiamo cercando di capire anche noi cosa sia realmente accaduto e se, eventualmente, si sia trattato di un caso di malasanità”.

Il sindaco di Mugnano ha poi continuato sottolineando “Sappiamo in ogni caso che esiste un problema di sovraffollamento nelle nostre strutture ospedaliere, dovuto ai continui tagli alla sanità, che sicuramente non consente al personale medico di lavorare in totale serenità”.

In seguito alla morte della giovane, momenti di alta tensione hanno avuto luogo presso l’ospedale Cardarelli di Napoli tra i medici e i parenti della ragazza i quali hanno deciso di presentare un esposto alla Polizia  e proprio una zia della ragazza ha raccontato che nessuno, nel corso dell’intervento, li ha informati di nulla e solamente quando Gabriella è stata portata in rianimazione hanno capito che qualcosa era andato storto. La zia della ventenne morta in seguito all’interruzione volontaria della gravidanza, ha concluso affermando “La verità è che c’è stato un errore da parte di chi l’ha operata”. Il Ministero della Salute invierà presso l’ospedale Cardarelli di Napoli competenti ispettori con l’intenzione di capire cosa sia realmente accaduto.

Aveva scelto di abortire ed è morta. Non sapendo di essere incinta, alle prime settimana di gravidanza aveva preso medicine pericolose per il feto. Il rischio di malformazioni per il bambino era alto, perciò il medico aveva consigliato a Gabriella Cipollotti, appena 20 anni, di interrompere la gestazione nonostante portasse in grembo il bimbo del suo amatissimo fidanzato.

E così, come da prassi, all’undicesima settimana la ragazza si è presentata all’appuntamento con il ginecologo. Alle 12 di ieri, all’ospedale Cardarelli di Napoli, è iniziato l’intervento. Un’emorragia e le complicazioni che l’hanno seguita sono state un susseguirsi di tentativi dei medici di salvare quella giovane donna. Ma non c’è stato nulla da fare e alle 15 ne è stato dichiarato il decesso.

Gabriella non sapeva di essere rimasta incinta. Quel bimbo non era stato cercato. Nonostante il rapporto stabile con il fidanzato, entrambi – prima di mettere su famiglia – aspettavano di avere stabilità, il lavoro e una casa tutta per loro. Poi era successo e lei neanche se n’era resa conto, finché, in cura da un dottore per un fungo della pelle, aveva notato qualcosa di strano. Ormai, però, era tardi.

L’iter farmacologico per debellare il fungo era già iniziato e i principi attivi di quelle medicine, secondo il dottore, alzavano di moltissimo le probabilità che il feto riportasse gravi malformazioni. Per questo motivo la scelta era stata quasi obbligata. Sofferta, ma decisa: interrompere quella gravidanza e cercare di ripartire al più presto, con il sostegno emotivo del fidanzato e della famiglia, che ieri hanno accompagnato Gabriella al miglior ospedale della Campania. Da lì, però,la 20enne non è più uscita. «Le hanno praticato quattro trasfusioni», ha spiegato addolorato il direttore sanitario, Franco Paradiso, che ha aggiunto:

«I medici hanno eseguito una laparotomia esplorativa per individuare le ragioni di quella emorragia improvvisa, però non hanno riscontrato nessuna problematica a livello pelvico. È intervenuto anche il primario, la ragazza è stata trasportata in rianimazione e intubata. Ma non c’è stato più nulla da fare». La morte è sopraggiunta poco dopo. «C’è stato uno choc ipovolemico, a causa cioè della perdita di sangue», ha concluso Paradiso, che ha assicurato: «E’ il primo incidente capitato al Cardarelli in oltre 25 anni di attività».

Al momento, nemmeno Paradiso e i medici sanno dire perché. «Difficile dare una spiegazione. L’interruzione di gravidanza è stata effettuata alla undicesima settimana, i protocolli sono stati seguiti correttamente, così come non ci sono state segnalazioni nella fase di preospedalizzazione. Non è risultato nessun tipo di deficit», ha concluso il direttore sanitario, il quale ha rivelato che sono stati proprio «i medici a chiedere l’autopsia», l’unico esame in grado di spiegare che cosa sia veramente accaduto a Gabriella.

Ma su questa tragedia saranno in molti a indagare: il commissariato di Aranella, dove i familiari hanno subito presentato denuncia, e gli ispettori che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha già inviato a Napoli.

Prosegue la tragedia in sala parto. Dopo i quattro casi delle donne decedute negli ultimi giorni dello scorso anno (Torino, Brescia, Verona e Bas- sano del Grappa), ieri si è aggiunto un altro episodio, sul quale il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha dichiarato di voler fare chiarezza. La vicenda coinvolge l’ospedale Cardarelli di Napoli dove Gabriella Cipolletta, 19 anni appena, è morta per un’interruzione di gravidanza programmata. Durante l’intervento si è verificata un’emorragia improvvisa che i medici non stati in grado di arginare.

I PARENTI DELLA RAGAZZA che erano in attesa fuori dalla sala parto, hanno subito presentato una denuncia alla polizia. “Disporremo un’inchiesta interna – ha detto il dottor Franco Paradiso, direttore di presidio della struttura sanitaria – ma la rianimazione dell’Ospedale ha già chiesto l’esecuzione di un’autopsia per ricostruire l’accaduto. Durante l’esecuzione dell’intervento la paziente ha avuto un’emorragia. Le è stata praticata una trasfusione con quattro sacche di plasma e sono stati eseguiti accertamenti per verificare l’esistenza di problemi determinati dall’intervento, ma non è emerso nulla.

La giovane ha avuto uno choc ipovolemico (diminuzione della massa di sangue circolante, ndr) ed è morta alle 15. A un primo esame le procedure sembrano state corrette. Attendiamo, comunque il sequestro della cartella clinica e l’effettuazione dell’autopsia”. Dopo l’annuncio del ministero dell’invio degli ispettori della task force, è intervenuto anche il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca che ha chiesto una relazione sull’accaduto ai vertici della struttura ospedaliera.

“È UNA TRAGEDIA che sconvolge tutta la nostra comunità”. Questo il commento a caldo di Luigi Sarnatario, il sindaco di Mugnano, il comune del Napoletano doveva viveva Gabriella. “Stiamo cercando di capire anche noi cosa sia realmente accaduto – ha spiegato Sarnataro – e se, eventualmente, si sia trattato di un caso di malasanità. Sappiamo in ogni caso che esiste un problema di sovraffollamento nelle nostre strutture ospedaliere, dovuto ai continui tagli alla sanità, che sicuramente non consente al personale medico di lavorare in totale serenità”. Gabriella che vive con i genitori, era incinta all’undicesima settimana. Fino a pochi giorni fa nemmeno non sapeva di aspettare un bambino. La scoperta casuale è avvenuta durante la cura per un fungo alla pelle. Ieri la decisione definitiva per un aborto volontario. Operazione, in fondo, di routine. Conclusa con l’ennesima tragedia.

Criticità di carattere organizzativo, clinico e nella comunicazione ai familiari sull’esito delle cure”. Nero su bianco l’atto d’accusa del ministero della Salute dopo le ispezioni in quattro ospedali, dove nelle scorse settimane sono morte altrettante donne durante il parto. Nel mirino ne finiscono ben tre. Il documento della taskforce di ispettori è arrivato ieri sera sul tavolo del ministro Beatrice Lorenzin. Le strutture finite sotto la lente sono gli Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale G. Fracastoro di San Bonifacio (Verona), l’Os pedale San Bassiano di Bassano del Grappa e il Sant’Anna di Torino, l’unico a uscire indenne. QUI IL 30 DICEMBRE scorso morirono durante il parto Angela Nesta e la piccola Elisa. Fin da subito la direzione sanitaria parlò di “complicanza rarissima”. Linea confermata dalla task force che sul caso scrive: “La gestione delle due pazienti non sembra presentare, allo stato attuale delle conoscenze, elementi di inappropriatezza, relativamente alla gestione della complicanza, repentinamente occorsa”. Ben diversi i passaggi sugli altri tre casi. Per Anna Massignan, la giovane dottoressa morta il 27 dicembre all’ospedale Fracastoro dopo un cesareo reso necessario a causa di una caduta dalle scale della donna, gli esperti del ministero scrivono: “Analizzando a ritroso l’evento, emergono alcuni aspetti. Dal punto di vista organizzativo, in considerazione del fatto che il processo assistenziale travaglio-parto-nascita, anche in situazioni fisiologiche, è tempo dipendente, è necessario predisporre e diffondere procedure che permettano una chiara definizione del percorso assistenziale e delle responsabilità connesse”.

ANCORA PIÙ NETTA l’analisi del caso di Marta Lazzarin, la donna deceduta il 29 dicembre all’ospedale di Bassano del Grappa. Si legge: “Giunta al settimo mese della sua prima gravidanza, la gestione dell’emergenza, su un piano comunicativo, non è stata adeguata creando forse aspettative nei familiari sull’esito delle cure. Da sottolineare la non adeguata gestione del dolore”. E ancora: “Da un punto di vista clinico, è emersa la necessità di aumentare negli operatori l’aderenza alle procedure relative alle condizioni di rischio che possono essere presenti in gravidanza, con particolare riferimento alla problematica delle infezioni”. Motivazioni, queste ultime, che in parte ricalcano quelle riferite anche per la vicenda della signora Massignan. Su questo punto, gli ispettori annotano: “La sepsi in gravidanza è una patologia a elevata letalità e le cui probabilità di sopravvivenza sono tempo-dipendenti, per cui sono necessari identificazione precoce e monitoraggio continuo del quadro clinico; la letalità della patologia, anche a seguito di una corretta gestione terapeutica, rimane elevata”.

INFINE PER IL DECESSO di Giovanna Lazzari avvenuto il 31 dicembre agli Spedali Civili di Brescia, la “criticità” rilevata è legata “a un certo disallineamento rispetto ai colloqui intercorsi con il personale dell’ospedale coinvolto nei fatti e alla prima relazione sintetica”. Per questo “la comunicazione con i parenti, mezzi di informazione e tra i professionisti richiede azioni correttive”. Mentre “d al punto di vista organizzativo è necessario predisporre e diffondere procedure che permettano una chiara definizione del percorso assistenziale e delle responsabilità a esso connesso”.

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