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Napoli shock: Tumore all’ovaie e incinta di due gemellini (abbracciati) nel grembo

Tumore alle ovaie. I sintomi, le cause e la cura. Che cos’è il tumore alle ovaie? Il tumore alle ovaie sono dovuti alle moltiplicazioni senza controllo delle sue cellule. Si distinguono in tumori benigni maligni. Tre tumori benigni frequenti sono le cisti ovariche che molto spesso sono funzionali e scompaiono senza terapia. I tumori maligni sono di tre tipi: epiteliali, tumori germinali e tumori stromali. i tumori epiteliali originano dalle cellule epiteliali che rivestono superficialmente le ovaie. Sono i seguenti rappresentando più del 90% di tumori ovarici maligni i tumori germinali partono dalle cellule germinali da cui si originano gli ovuli; sono il 5% circa di tumori maligni si presentano quasi esclusivamente in età giovanile.

È successo nella clinica Sanatrix a Napoli dove è stato effettuato il primo intervento in Europa di laparoscopia 3d applicata alla ginecologica.

Quando la sanità funziona e merita di essere elogiata.

E’ il primo intervento, a livello mondiale, eseguito per via laparoscopica su una paziente con gravidanza gemellare, che presentava una torsione di entrambe le ovaie e le tube con emoperitoneo e peritonite in fase iniziale. Un quadro clinico che pregiudicava sia la vita della madre oltre che dei due gemellini. Oggi la mamma e i piccoli non sono in pericolo ma la situazione è comunque monitorata dai medici per evitare ulteriori complicazioni.

Si tratta della prima volta a livello mondiale che la tecnica viene applicata ad una gravidanza gemellareCiro Perone che insieme alla sua equipe è riuscito a mettere in salvo la donna e i suoi piccoli.

Il tumore dell’ovaio

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) nel 1947 ha definito la salute come “stato di benessere fisico, psichico e relazionale”, di conseguenza nel momento in cui uno di questi tre elementi è alterato si può rilevare lo stato di malattia. In quest’ottica la salute femminile deve essere sempre più oggetto di un’attenzione politica e sociale. L’evoluzione civile della società vede aumentare ogni giorno il numero di donne che raggiungono la prima linea anche in campo lavorativo, con inevitabili aggravamenti di situazioni di stress che concorrono all’usura delle risorse psico – fisiche che le donne devono utilizzare anche sul fronte familiare.

Il doppio lavoro, la propensione femminile ad occuparsi prima dei bisogni e della salute degli altri e poi di quelli propri, un interesse per la salute femminile prevalentemente circoscritto agli aspetti riproduttivi, la limitata partecipazione delle donne agli studi clinici sui nuovi farmaci: sono tutti fattori che dimostrano come le donne siano ancora svantaggiate, rispetto agli uomini, nella tutela della loro salute. Peraltro, vivendo più a lungo degli uomini, le donne sono anche maggiormente soggette a patologie di tipo cronico, consumano più farmaci e svolgono un ruolo importante all’interno della famiglia nell’assicurare l’appropriatezza delle cure, per il partner e per i figli.

Le donne, inoltre, sono sottoposte a condizionamenti di vario genere (di tipo familiare, lavorativo, mediatico, ecc.) che ne limitano la libertà di azione. Tutte queste considerazioni hanno portato nel 2005 a costituire O.N.Da, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna che si propone di studiare le principali problematiche e tematiche di salute femminili. Promuovendo studi, pubblicazioni, convegni, campagne di comunicazione ed altre attività che identifichino le differenze di genere tra uomo e donna, l’Osservatorio vuole contribuire a delineare nuove strategie per raggiungere l’equità in tema di salute. O.N.Da si propone inoltre di promuovere e divulgare la ricerca di base e clinica sulle principali malattie legate alla salute femminile e di valutare l’impatto sociale ed economico, nonché le implicazioni giuridiche edassicurative, al fine di suggerire strategie per una migliore allocazione delle risorse.

L’Osservatorio ha anche l’obiettivo di valorizzare il ruolo della donna nella società in funzione della promozione del proprio e altrui benessere, sollecitando azioni educative in merito ai fattori di rischio, all’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce, nonché sugli stili di vita più salutari. L’Osservatorio si avvale della collaborazione di un Consiglio Direttivo e di un Comitato Tecnico Scientifico, guidato dal Prof. Gilberto Corbellini. Il carcinoma ovarico è il sesto cancro femminile più frequente a livello mondiale, ma rappresenta la più comune causa di morte per neoplasie ginecologiche. Colpisce in genere le donne in una fascia di età compresa tra i 50 e i 70 anni, tuttavia a causa della sua asintomaticità in fase iniziale e dell’assenza di uno screening efficace per questo tumore, nella maggior parte dei casi viene diagnosticato in fase già avanzata.

Scopo di questo opuscolo è non soltanto informare sulle caratteristiche e sulle possibilità terapeutiche di questa neoplasia, ma soprattutto sensibilizzare ancora una volta al valore della prevenzione che per il tumore ovarico è oggi essenzialmente rappresentata da una visita ginecologica eseguita con costante periodicità e un’ecografia transvaginale. È una raccomandazione che mi sento di fare come donna a tutte le donne poiché se il tumore dell’ovaio viene diagnosticato precocemente, dunque allo stadio iniziale quando è circoscritto all’interno dell’organo, può essere rimosso con successo con un’alta sopravvivenza a cinque anni e una chirurgia conservativa. Purtroppo invece l’80% dei tumori viene scoperto a uno stadio avanzato, quando cioè si è ormai diffuso ben oltre l’ovaio o è metastatico, abbassando in maniera importante sia le possibilità di cura sia la qualità di vita e la sopravvivenza.

Allora ciò che va tenuto a mente è che tanto più lo stadio della neoplasia sarà precoce, tanto più differenziate saranno le opzioni di cura. Se questa affermazione è vera per qualsivoglia tipologia di tumore, diviene fondamentale nel carcinoma ovarico che resta a lungo silenzioso prima di manifestarsi. Restiamo dunque in ‘ascolto attivo’ del nostro corpo e prestiamo attenzione a quei piccoli disturbi – pesantezza/tensione, aerofagia, una vaga dolenzia addomino-pelvica – e al loro perdurare nel tempo. Perché è proprio il tempo il fattore da battere per vincere sulla malattia. Sul carcinoma ovarico in particolare. Sono consapevole di quanto sia difficile affrontare l’esperienza di un tumore, specie quando in una donna la malattia va a colpire organi legati alla sfera sessuale o riproduttiva, con conseguenti implicazioni legate al timore della malattia e all’immagine corporea, che influenzano l’equilibrio della vita e dell’intimità di coppia. È proprio questo un aspetto a cui dovremmo pensare, difendere e proteggere la nostra femminilità, affinché la malattia, per quanto grave e importante, non possa ferirci in maniera mortificante nella parte più intima del nostro essere.

Le ovaie sono organi deputati alla funzione riproduttiva ed endocrina nella donna. Sono due piccoli organi intraaddominali ovoidali che durante l’età riproduttiva producono, ogni mese, una cellula uovo – chiamata anche ovocita – che passa da una delle due ovaie alla tuba di Falloppio o Salpinge e poi all’utero. L’ovocita che non viene fecondato dallo spermatozoo determina una cascata ormonale che agendo sulla mucosa che riveste l’interno dell’utero, dà origine alla mestruazione. L’ovaio nel corso degli anni perde gradualmente la sua attività riproduttiva ed endocrina determinando quella fase della vita della donna che si definisce menopausa. Il tumore dell’ovaio è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule dell’organo. Colpisce più frequentemente le donne in età avanzata, con una massima incidenza tra i 50 ed i 65 anni di età. In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 4800 nuovi casi di tumore ovarico di cui il 70 % circa sono in fase avanzata, il tumore cioè ha superato l’ovaio diffondendosi alle strutture circostanti (pelvi e/o negli organi addominali). L’80% di questi tumori origina dall’epitelio, cioè dal tessuto che riveste l’ovaio mentre nelle donne giovani sono più frequenti i tumori germinali. In Europa il tumore dell’ovaio rappresenta il 5% di tutti i tumori femminili, presentandosi con maggior frequenza nella popolazione caucasica, nei Paesi dell’Europa nord occidentale e negli USA. Ha uno sviluppo decisamente più limitato nei Paesi asiatici, africani e sudamericani.

La familiarità Il 5-10% dei tumori all’ovaio ha come fattore di rischio principale la familiarità. Le donne con una parente di primo grado (madre, sorella o figlia) affetta da carcinoma ovarico hanno un rischio più elevato di sviluppare questa neoplasia. In alcuni casi il fattore di rischio può essere rappresentato da specifiche alterazioni di geni. Secondo una stima del National Cancer Institute nel 7-10% dei casi il tumore ovarico è dato da una alterazione genetica che si tramanda nelle generazioni. In presenza di difetti genetici consistenti in mutazione dei geni BRCA1 e BRCA2 può manifestarsi lo sviluppo contemporaneo o in tempi diversi di un carcinoma dell’ovaio e un carcinoma della mammella. In questi casi il cancro dell’ovaio si verifica in un’età più giovane di quello non legato ad alterazione genetica. Va ricordato comunque che l’esistenza in famiglia di tumore dell’ovaio non dà la certezza che esso si ripresenti in tutte le donne imparentate, ma solo che queste ultime – come abbiamo detto – hanno un rischio più elevato rispetto alla popolazione generale. Nei casi appartenenti a famiglie con alta presenza di tumore dell’ovaio o carcinoma della mammella può essere utile un esame genetico per stabilire il rischio del singolo individuo. E qualora il soggetto fosse portatore di una mutazione genetica va adottato un programma di stretta sorveglianza con mammografie ed ecografie. Le cause endocrine Un alto numero di gravidanze, l’allattamento al seno e un prolungato impiego di contraccettivi orali estroprogestinici sono fattori di protezione del tumore dell’ovaio. La lunghezza del periodo ovulatorio, ossia il menarca (prima mestruazione) precoce, la menopausa tardiva, un basso numero di gravidanze, la nulliparità e l’uso di sostanze che inducono l’ovulazione sono invece associati a una più alta incidenza di questa tipologia di tumori. Ambiente e stili di vita Studi epidemiologici sul comportamento alimentare della popolazione femminile dimostrano che il tasso di tumoreovarico è più alto nei paesi maggiormente industrializzati, dove viene consumata una dieta ricca di grassi animali. Inoltre, sembrerebbe che l’obesità possa incidere sull’aumentato rischio di sviluppare un tumore ovarico. Al contrario, fumo e caffeina sembrano non avere una correlazione evidente con il tumore ovarico. Un altro fattore di rischio potrebbe essere rappresentato dalla prolungata esposizione ad asbesto e talco. Pillola anticoncezionale Donne che durante la loro vita riproduttiva hanno assunto la pillola anticoncezionale sono meno a rischio di sviluppare un tumore ovarico. Alcuni ricercatori sostengono che la pillola bloccando l’attività ovulatoria riduca l’esposizione agli estrogeni. Quindi più a lungo la donna ha assunto la pillola anticoncezionale più basso sarebbe il rischio di sviluppare un tumore ovarico.

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