La politica moderna, si sa, ormai viene fatta anche attraverso internet: blog e social network in particolare. E’ grazie anche alla Rete che Beppe Grillo è diventato un leader politico, un opinion leader, nonché il fondatore di un Movimento di successo come il 5 Stelle. Non tutti, però, hanno la stessa “fortuna” sul web.

Prendete ad esempio Pierluigi Bersani. Lo seguo anche io su Facebook. Ma leggo soprattutto i commenti dei fan o dei detrattori, che sono molto interessanti per capire che riscontro hanno le dichiarazioni del leader. Ebbene, se su 100 commenti, 10 sono favorevoli al segretario del Pd, è già un miracolo. Perché la stragrande maggioranza dei commenti postati dagli utenti – che possono essere o meno degli elettori del partito – sono all’insegna della critica feroce, del sarcasmo, se non addirittura dell’insulto. Un fenomeno divenuto dilagante dopo l’alleanza in parlamento con il Pdl e il Terzo Polo, 8 mesi fa.


Questi alcuni tra i commenti apparsi nelle ultime ore: “Mi sembra che stiate dando la mano al Pdl. E’ questa la buona politica?” si chiede ironicamente Caterina. “Voi state a chiacchierare a vanvera, intanto il nano si prende le frequenze tv a gratis, cambiate mestiere”, consiglia Marco.  ”Io mi levo da questa pagina, un tempo pensavo che doveste svegliarvi come Siistra,oggi penso che dovevo svegliarmi io e capire che siete stessa pasta del Pdl,avete solo una consonante in meno,il resto è uguale”, dice Antonio. “La buona politica è morta da un pezzo e l’Italia è in agonia, anche grazie a voi“, scrive un altro utente.

Ci fermiamo qua, perché capite che riportare le decine di migliaia di commenti di questo genere (o molto più pesanti) sarebbe impossibile oltre che inutile. Il punto è che i leader del Pd – non solo Bersani, dunque – non appena aprono bocca (anzi, battono i tasti), vengono sommersi da valanghe di critiche e insulti. Rarissimi i commenti di approvazione.

C’è poco da aggiungere: sul web il dominatore incontrastato è Beppe Grillo, come confermano anche i numeri. Resta il fatto che il Pd è pur sempre il primo partito a livello nazionale. Si votasse oggi, lo sceglierebbe circa un quarto degli italiani. Insomma, la Rete è importante, ma non è sufficiente per vincere (o perdere) le elezioni.

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